Immagino un cimitero

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immagino un cimitero di bare lunghe come coltelli, conficcate nella terra come coltelli, e ogni mattina mezz’ora dopo le cinque da quel cimitero viene una musica dolce che inonda la città, immagino che la irradi e che la litania sia dolce e che non svegli nessuno ,ma tutti restano a dormire e sognano di vivere su una spiaggia che si allaga quando cala la notte e allora si formano lagune e tutte le case vengono sommerse, anche se  la vita continua lo stesso. Immagino che quando viene la piena gli abitanti indossino mantelli neri, immagino che gli uomini comincino a baciare le donne e a toccarle, e che la musica sia dolce e accompagni un rito erotico antichissimo che proviene dai pesci e il suo segreto sia stato tramandato un giorno dalle profondità del mare a tutti gli abitanti dell’isola, che in realtà stanno sognando. Si sveglieranno nella loro città, che non ha per niente di mare, che è tutta  sabbia e vento.

Sperma nel retto di Ötzi, la conferma dei ricercatori di Bolzano

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La biopsia effettuata dal team di Archeologia Biomolecolare di Bolzano ha confermato oggi un dettaglio inedito sul ritrovamento della mummia neolitica che non lascia spazio a dubbi: c’è sperma nel canale rettale di Ötzi.
Il team guidato dal professor Alber Zink dell’istituto di Bolzano era alla ricerca di un’ infezione batterica del tratto digerente quando si è imbattuto nella scioccante scoperta: “È molto probabile che Otzi ritenesse sperma nel suo canale rettale. Il motivo è ancora incerto, ma lo sperma è stato datato al carbonio e le analisi confermano la presenza di liquido seminale all’interno delle prime vie rettali.”
Per adesso non sono stati divulgati ulteriori dettagli sull’origine del campione, ma la rivista di Vienna a tematica LGBT LAMBDA-Nachrichten, prima sul territorio nazionale per iniziative Omosessuali e Gender ha reagito alla notizia in questo modo: “Non c’è altra spiegazione: Ötzi aveva fatto sesso con un altro uomo sulle Alpi qualche ora prima di essere ucciso.”

Un team dell’università Toronto gemellato con L’EURAC di Bolzano e specializzato in archeologia post mortem volerà in Europa nelle prossime ore per analizzare il retto della mummia e quindi confermare o smentire l’analisi dei ricercatori Tirolesi.

“Ötzi è una fonte inesauribile di sorprese” Ha aggiunto Albert Zink.

Se questa nuova scoperta fosse accertata getterebbe luce sull’appassionante storia della mummia che gli scienziati cercano di ricostruire da più di un decennio. Dopo le prime ipotesi scartate di morte naturale, era stata resa nota la notizia della morte violenta avvenuta per mano di alcuni membri della sua stessa tribù, dopo che le analisi avevano evidenziato la presenza di una punta di freccia in selce all’interno della spalla sinistra e alcune ferite e abrasioni (tra cui un taglio in particolare sul palmo della mano destra).

“Se l’omosessualità di Ötzi venisse confermata, potremmo supporre che fosse proprio questo il motivo per cui la sua stessa tribù gli stesse dando la caccia.” Afferma il caporedattore di LAMBDA-Nachrichten “Forse è stato colto in fragrante, ed è stato costretto a fuggire trovando, infine, una terribile fine tra i ghiacciai Tirolesi. Ötzi non sarebbe quindi soltanto il primo omosessuale della storia, ma anche la prima vittima dell’omofobia.”

Rinvenuta nei primi anni Novanta tra i ghiacciai tirolesi, Ötzi fece scalpore per l’ottimo stato di conservazione del suo corpo e la possibilità per gli scienziati di campionare tessuti corporei e manufatti di un reperto così splendidamente conservato che adesso rivela lati inediti della sua vita privata aprendo anche una finestra sulla sessualità nel neolitico.

Ötzi, comunque, ci aveva già abituato a questo tipo sorprese quando esattamente un anno fa Marco Samadelli dell’EURAC research aveva pubblicato la notizia che il corpo della mummia era ricoperto da niente meno che 61 tatuaggi sparsi su tutta la pelle.

Aspettiamo ulteriori sviluppi sulla faccenda.

 

 

TOPOLINIA BLUES

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E ora una notizia che vi farà saltare dalla sedia. Se siete seduti. Altrimenti se siete per strada comincerete a saltellare sul marciapiede come dei canguri. Garantito.

TOPOLINIA BLUES
FINALMENTE PER LA GIOIA DI GRANDI E PICCINI
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I corpi senza vita di Orazio e Clarabella vengono trovati nella loro abitazione monofamigliare alla periferia di Topolinia. Lei è morta con centootto coltellate, lui con una dose di eroina mista a topicida. L’indiziato numero uno è Pippo, ex fidanzato di Clarabella, attore comico caduto in disgrazia travolto dall’abuso di alcol e di droghe. Topolino è convinto dell’innocenza dell’amico e intende dimostrarla, ma la scomparsa di Pippo rende il caso più difficile. L’ultimo ad averlo visto è Paperino, ma lui in questa storia non vuole entrarci: ha trovato un nuovo lavoro e tutto sembra girargli per il verso giusto, almeno finché non arrivano i suoi nipotini, Qui Quo Qua, e le cose iniziano a sfuggirgli di mano. Se poi si mette in mezzo alle indagini anche Paperetta Ye Ye, giornalista d’assalto sexy e spregiudicata, uno sbirro corrotto e alcolizzato di nome Manetta e una nuova misteriosa droga che provoca violenza e omicidi, allora le cose si complicano. Topolino sarà costretto a scendere nei bassifondi, a rispolverare vecchie conoscenze che credeva di essersi lasciato alle spalle. Ma la sua indagine lo porterà a scoprire una verità sconvolgente.

Mi spiegate come si fa a resistere a una trama così? Me lo spiegate? Sinceramente non me ne frega. Compratelo ora PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.

Esce per Kammeredizioni Mi Uccido Appena

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Esce per Kammeredizioni

Mi uccido appena, di Alessandro Oliviero

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Compulsività e irriducibilità giovanile in una poesia istantanea e comunicativa.

Come presentato al Fruit Di Bologna dal 29 al 31 gennaio

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Indro Montanelli sposa una bambina di 12 anni. Scandalo in studio

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In questa video intervista straordinaria il giornalista Indro Montanelli racconta della sua esperienza coloniale in Africa come militare e ammette candidamente, davanti al pubblico televisivo, che in quell’occasione sposò una ragazzina di dodici anni dopo averla comprata dal padre per 500 lire e averla portata via dalla sua tribù.

“Normalissimo, in Africa le ragazze si sposano a dodici anni!” si difende subito lui.
Le sue affermazioni vengono accolte in studio da risatine e sguardi maschili di intesa, finché una telespettatrice indignata gli dice questo:

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Indro allora diventa imbarazzato, si arrampica sugli specchi, ma non c’è niente da fare: il suo comportamento non è giustificabile.

in quest’altro video la storia si capisce ancora meglio.
Indro definisce la sua sposa un “animalino docile”

Ai lettori l’ardua sentenza.

La coltivazione della marijuana in Italia

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So che può sembrare strano ma non molto tempo fa la coltivazione della canapa in Italia era legale.

Prima che le istituzioni la demonizzassero era una pianta utilissima e veniva utilizzata per moltissimi scopi.

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Questa storia è di Giuseppe Galluccio, si chiama Dalle mie parti ed è una bellissima e poetica testimonianza sulla realtà della canapa indiana in Italia negli anni in cui era tollerata.

Prima che al suo utilizzo venisse affiancata la parola magica “droga”
Se volete leggere altri racconti di Giuseppe potete trovarli all’interno dell’antologia Volume Nero

DALLE MIE PARTI

Era il ’78 quando cominciai a fumare erba. Sono nato e vissuto nelle vicinanze dell’agro Nocerino-Sarnese (in Campania, fra le province di Napoli e Salerno). Nella zona esisteva da secoli la coltivazione della canapa per la fibra, e qualcuno ne faceva anche decotti.

L’uso principale era quello agricolo. La campagna era ricca di coltivazioni di pomodoro, tra cui il famoso sammarzano, e i contadini usavano le fibre di canapa per legare le piante di pomodoro ai filari. La canapa cresceva anche spontanea, e veniva lasciata libera di crescere. Attirava gli uccelli, che sono ghiotti di semi, tenendoli lontani dalle coltivazioni. E i contadini si trasformavano anche in cacciatori: usavano i semi e parte dei fiori per tendere trappole e catturare gli uccelli e metterli in gabbia. Sembra che i semi di canapa facessero cantare meglio gli uccelli, e alcuni li selezionavano pure. Gli appassionati avevano scoperto che con i semi di certe piante i canarini cantavano meglio e di più.

C’era un tipo di canapa che chiamavano ‘o piccirillo: di alto fusto, fino a tre metri, di colore chiaro, a foglia stretta e lunga, con infiorescenze piene, ricca di semi e di resina. Piaceva molto agli uccelli e guarda caso era anche una delle più buone da fumare. Allora non molti avevano la radio e i contadini si portavano spesso nei campi le gabbiette, per avere la compagnia del canto. Gli uccelli mangiavano i semi e li spargevano tutt’intorno, e da questi semi nascevano qua e là nuove piante, perpetuando il ciclo. Naturalmente c’erano anche vere e proprie coltivazioni fatte esclusivamente per le fibre: piante cresciute molto vicine, molto alte, con poche foglie, inutili da fumare.

Nella zona era possibile trovare almeno quattro tipi di canapa che si erano selezionati nel tempo. Due li ho già descritti. Un altro tipo era basso, con pochi rami, e infiorescenze vicine al fusto. Aveva foglie larghe e corte, colore verde scuro. C’era poi un altro tipo di pianta di altezza media che sviluppava una grossa infiorescenza centrale color grigio verde con venature viola, a volte completamente viola. In genere non era buona da fumare, ma qualcuna era veramente allucinante, ti apriva le porte di un‘altra dimensione, non sempre piacevole. La chiamavamo la morte viola.

giphy (24)Noi ragazzi andavamo in giro a cercare le piante migliori. Diventammo presto abilissimi a riconoscere una pianta, magari col binocolo, o in una boscaglia, oppure dal treno in movimento. Anche i contadini ci indicavano i posti. Noi dicevamo che la canapa ci serviva per parare le rezze (preparare le reti per le trappole) e loro ci aiutavano a trovarla. Poi i ragazzi che paravano rezze cominciarono a diventare troppi, e i contadini capirono l’antifona. A qualcuno più simpatico raccontammo noi la verità. Nessuno si scandalizzava, sia perché molti si facevano decotti e infusi di canapa per i dolori o per facilitare il sonno, sia perché in genere i contadini erano amanti del vino, e rispettavano i gusti degli altri.

Così anche noi a volte frequentavamo le loro osterie. Si mangiava, si beveva, si fumava e si cantava tutti assieme, ci si divertiva alle feste con le ragazze.

Fino all’82 nessuno di noi dovette mai comprare erba. Avevamo a disposizione tutta quella che volevamo, e ci costava solo qualche piccolo regalo ai contadini, biscotti o qualche stecca di sigarette di contrabbando. Noi si fumava senza problemi, e si regalava erba a chiunque ne volesse.

Poi i raccoglitori di erba diventarono sempre più numerosi. Entravano senza chiedere permesso nelle proprietà per rubare le piante, e magari rubavano anche altro. I contadini diventarono diffidenti. E le cose cambiarono. Mentre la malavita cominciava a imporre i suoi canali di smercio, le forze dell’ordine andavano a minacciare i contadini avvisandoli che la canapa era droga e che correvano il rischio di essere arrestati. I contadini presero a estirpare regolarmente le piante spontanee, si misero a usare filo di ferro o legacci di nylon per legare i pomodori, e in breve tempo la canapa scomparve completamente dalla zona.

Nei quartieri metropolitani incominciò la diffusione massiccia dell’eroina, e molti di noi cominciarono a bucarsi. Ma questa è un’altra storia. Diventammo tristi come i canarini che non avevano più i semi per cantare.

Un libro di poesie fatto tutto da anagrammi del titolo: Return To Leptis Magna

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Return To Leptis Magna è un libro di poesie di Anna Barham, fatto tutto da anagrammi del titolo: Return to Leptis Magna.

è straordinario il modo in cui questa artista riesce a creare migliaia di versi partendo da una sola frase.

Non ci credi? dai un’occhiata qui, clicca sulle foto per ingrandirle…

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Questo libro viene presentato in modo prezioso e semplice, 96 pagine, in edizione limitata di 500 copie.

Anna è un’artista contemporanea inglese, la sua ricerca è tutta incentrata sulla parola e i suoi significati; Le sue mostre riguardano per la maggior parte lo stesso affascinante concetto presentato nel libro, quello di scomposizione della frase.

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Anna scompone la parola in lettere, le lettere in significati, ne decodifica il dna semantico e strutturale, rimescolando i geni della frase con l’accuratezza di una scienziata. Il suo è un lavoro di ingegneria genetica della poesia. Decisamente un’artista da non perdersi e di sicuro il progetto di poesia più interessante che circola nel mondo anglosassone da un po’ di tempo a questa parte.

L’età della febbre, Minimum Fax

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Normalmente non vi direi niente.

Mi limiterei al silenzio che riservo agli instant book di narrativa, un silenzio molto pacato, ma non di rimprovero: non li biasimo gli instant book, materiale usa e getta, disposable fun, niente di male per carità, ma su di loro non c’è mai molto da dire, e a parte Gioventù Cannibale il resto può essere pure dimenticato.
La folgorante contemporaneità di questi libri, Il loro maggiore punto di forza, è anche la maledizione nascosta tra le loro pagine, il punto debole che gli impedisce di diventare grandi libri, di guardare oltre le correnti letterarie, acquisire una dignità oltre il tempo e lo spazio.
Ma dopo aver finito L’età della Febbre mi sono morso la lingua: voi dovete assolutamente comprare questo libro edito da Minumum fax sull’ultima decade degli anni zero, e inchinarvi alle parole che sono contenute al suo interno come di fronte al sacerdote di un potentissimo e misterioso culto di iniziazione.
L’età della Febbre parla infatti di iniziazioni e le racconta singolarmente attraverso le vite dei suoi protagonisti.
Tutti i personaggi di questo libro, a un certo punto della loro storia, muoiono. Agli affetti, ai ricordi, all’idea di loro stessi, per rinascere a una nuova vita. Il concetto di rito di iniziazione è alla base della chiave di lettura di questa antologia, reso esplicito nel secondo racconto Un posto nel mondo, di Rossella Milone con il riferimento a quel volume magico che tutti dovremmo leggere prima di aprire bocca su ogni argomento legato alla religione, il Ramo D’oro di Frazer.


Non importa chi sia il grande iniziatore, il neofita deve sottoporsi a prove equivalenti alla tortura prima di essere considerato degno di rinascere a nuova consapevolezza. E questi quindici anni che sono trascorsi dall’inizio del millennio, questa età della febbre ha costretto tutti noi, a un certo punto della vita, a morire a noi stessi, a riconsiderare la radice stessa della nostra personalità. L’età della febbre sarà ricordata come il più grande evento di iniziazione di massa e questa raccolta curata da Christian Raimo e Alessandro Gazoia ne porta una testimonianza degna di essere ricordata.

E ora andate a scaricarvi gratis in edizione digitale Topolinia Blues il nostro gioiello pulp edito a giugno, l’ultimo nato della cucciolata di ctrlaltwrite

Intervista col marziano

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Quella che state per leggere adesso è una intervista vera che la sonda della NASA Spirit ha effettuato su Marte nel 2005 con una forma di vita aliena.

tenetevi forte

SCENA: il suolo di Marte. Un paesaggio desolato di pietre e sabbia rossa, senza ombra di vita: sembra che sia passata l’atomica o il ministro Urbani. Il veicolo spaziale Spirit arranca sulle sei rotelline, puntando qua e là la telecamera. I pannelli solari sono tutti impolverati, e qualcuno c’ha scritto sopra “Lavami idiota”. Alla Control Room della Nasa stanno analizzando la scritta come possibile indizio di vita intelligente.
Ed ecco che, improvvisamente, dalle dune sbuca una creatura. È una specie di scimmia rossiccia e spelacchiata, con nove braccia e grandi occhi amaranto, un solo capello sul cranio, avviluppato in crocchia. A prima vista, un incrocio tra un lemure, un calamaro e Schifani. La Control Room applaude emozionata, tremila computer fibrillano: è stato avvistato il primo marziano. Questa è la fedele trascrizione dell’incontro, ed è anche la verità sul guasto di Spirit.

Spirit – A nome del presidente americano e dei suoi sudditi terrestri, io vengo in pace. Il mio nome è Spirit.
Creatura

– Ciao. Io abito qui e mi chiamo Geronimo.

Spirit – Questo nome mi ricorda qualcosa. Amico alieno, oggi è un grande giorno per le nostre civiltà. Porteremo su Marte ossigeno, ricchezza e democrazia. Posso fotografarti?

Geronimo – Un momento che mi pettino (scrolla il monocapello e lo riavvolge). Ma tu sei un terrestre?

Spirit – No, i terrestri sono brutti e di materiale scadente. Posso farti delle domande? Ho visto che vieni dal cratere che noi chiamiamo Gusev.

Geronimo – Noi usiamo altri nomi. Quello è il cratere Parmalat, tra i crateri Fiat e Enron, a sinistra del cratere Fininvest, misteriosamente scomparso dieci anni fa.

Spirit
– E di che sesso sei? Maschio o femmina?

Geronimo – Noi abbiamo nove sessi. Quando facciamo le orge dobbiamo usare una calcolatrice.

Spirit (imbarazzato) – Dalla Control room mi dicono che questo non va bene. Il nostro presidente George Bush, nel recente Discorso all’Unione, ha detto che siamo contrari alle coppie gay e al sesso extramatrimoniale. Anzi, la cosa migliore per un vero americano è la castità, che evita le malattie e lascia intatte le forze per la guerra.

Geronimo – Anche noi qualche volta lo diciamo, ma non lo chiamiamo Discorso dell’Unione, lo chiamiamo Discorso Ormainonmitirapiù.

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Spirit (minaccioso) – Ti proibisco di parlare così del mio capo! Sappi che sotto questo pannello solare, tra il microscopio e la trivella, ho un fucile mitragliatore.

Geronimo (tranquillo) – Sappi che con nove braccia posso usare contemporaneamente cinque chiavi inglesi e quattro cacciaviti.

Spirit – Scherzavo. O alieno obsoleto, io ti porto le idee della libertà, del business, della new economy. Non vi annoiate in questo deserto rosso? Dobbiamo sfruttarlo, renderlo produttivo. Cercheremo l’acqua, il petrolio, i tartufi. Costruiremo città, strade, penitenziari, Mc Donald, Disneymars. E campi da golf, ovunque. Non baderemo a spese per colonizza… volevo dire, per aiutarvi. Per esplorare Marte io sono costato 800 miliardi di dollari, è una bella cifra, anche se molto meno di quanto ci è costato esplorare l’Iraq e meno di quanto ci costerà esplorare la Siria.

Geronimo – E cosa ci porterete esplorandoci?

Spirit – Almeno un milione di posti di lavoro.

Geronimo – Non c’è pianeta nella Galassia dove possano bere una balla simile.

Spirit – Forse hai ragione. Allora vi porteremo la democrazia . Vi libereremo dai tiranni.

Geronimo – Non ne abbiamo.

Spirit – Ve li portiamo noi. Poi vi regaleremo il nostro sapere. Ho qua una videocassetta coi migliori esempi della cultura mondiale, alta e popolare. Gli Usa hanno mandato Edgar Allan Poe e Rambo, la Germania Bach e l’Oktoberfest, la Spagna Velazquez e Iglesias, l’Inghilterra Newton e il Principe Carlo. L’Italia il Grande Fratello e il festival di Sanremo.
Geronimo – E non portate altro?


Spirit – Certo: i videocellulari, gli antibiotici, e poi il superenalotto, il bingo, l’hamburger, il falso in bilancio, la mafia, il lifting…
Geronimo – Mi gira la testa. E della nostra civiltà cosa resterà?

Spirit – Caro amico dalla pelle rossa, a voi non succederà nulla. Basta che rispettiate alcune regole.

Geronimo – Ad esempio?

Spirit – Ad esempio non dovete tenere armi di sterminio di massa. Ne avete?

Geronimo – No, solo pietre. E avendo nove sfinteri, siamo molto pericolosi in un combattimento chimico. Ma noi potremo visitare liberamente la vostra terra?

Spirit – Certo! Basta che rilasciate le impronte digitali di tutte le mani, che non abbiate trascorsi comunisti, che non veniate in aereo, che non siate gay, che non siate fidanzati con uno zibetto, che non siate musulmani, che non siate anarchici irredentisti, che abbiate un lavoro fisso e che non facciate satira criminosa…
Geronimo – E se noi volessimo rimanere in pace, quassù da soli?

Spirit – Mi dispiace ma non è possibile. Il presidente Bush l’ha già promesso agli elettori. Gli americani sbarcheranno su Marte nel 2020. Sai quando è? Conosci come sono fatti i il calendari terrestri?

Geronimo – Certo. Nel 2020 vuole dire tra centonovantadue culi. Ma tu sei un ambasciatore o cosa?

Spirit – Io sono un robottinospia. Con i dati che fornirò, prepareremo il viaggio e la prossima volta…
A questo punto l’audio diventa disturbato, e si vede il volto di Geronimo avvicinarsi alla telecamera, un po’ grandangolato. Poi il marziano solleva con le nove braccia un pietrone colossale, proprio sopra il robot.

Spirit (spaventato) – Un momento, fermati, cosa fai…

Geronimo – Si chiama guerra preventiva.
(Colpo sordo, rumore di lamiere, il bip di collegamento si interrompe, il video si oscura. Riappare per un attimo la visione del marziano che grazie alle nove braccia riesce a fare contemporaneamente tre gesti appendiombrello e tre paia di corna.

Questo è ciò che è veramente accaduto. Dopo la botta in testa Spirit trasmette dieci parole al giorno, e sei gliele censurano perché sono riferite a Dell’Utri. Lassù su Marte, nel cratere di Parmalat, gli obsoleti alieni tirano un sospiro di sollievo. Dopo questo ennesimo fallimento, il capo della Nasa, Scrap Iron, ha dichiarato: “Il problema dei prossimi anni è questo: come farà l’uomo ad adattarsi al clima ostile di questo pianeta, senza alberi e senz’acqua, percorso da bufere gelide e vampate di calore? Marte? Veramente io stavo parlando della Terra”.

Questo è un vecchio articolo di Stefano Benni che risale al 2005. Ma come spesso accade per i grandi classici della scrittura, il pezzo è mai come oggi più attuale. 

Intervista a Ray Bradbury

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Per i nostalgici, una vecchia intervista a Ray Bradbury del 2002 sulla fantascienza, Guerre Stellari, Matrix, le origini dei suoi racconti, e di come abbia inventato il walkman, per la prima volta, in una delle sue storie.
Leggete con comodo, fate come se fosse sul vostro blog. 

Ad agosto compie 82 anni e, anche se dal 1999 è su una sedia a rotelle, non ha smesso un giorno di scrivere. In Italia Mondadori ha appena pubblicato il romanzo Ritornati dalla polvere (cominciato nel 1945), mentre in America è uscita la sua ultima raccolta di racconti (Anoter for the Road). Poi ci sono ben cinque film in lavorazione tratti dalle sue storie. Mel Gibson produrrà un remake di Fahrenheit 451 diretto da Frank Darabont (nel 1966, il regista fu François Truffaut). Dopo che per anni ci ha provato Steven Spielberg, ora la Universal ha preso i diritti di Cronache marziane. Ben Kingsley sarà il protagonista del remake di L’uomo illustrato (nel 1969 fu Rod Steiger). Pierce Brosnan, diretto da Peter Hyams, reciterà in Sound of Thunder e Bradbury sta adattando un suo racconto, Frost and Fire, da girare in Islanda. Panorama lo ha intervistato sul suo passato e sul suo futuro.

È più contento di avere una stella col suo nome nell’Hollywood boulevard o un cratere sulla Luna chiamato Dandelion da un suo racconto?
Lei preferirebbe guardarsi le scarpe o alzare gli occhi verso il cielo? Sono diventato uno scrittore per trovare una maniera di andare nello spazio.

Perché ha aspettato 55 anni per finire «Ritornati dalla polvere»?
Non è dipeso da me, ma dalle voci dell’alba.

Sarebbe a dire?
Non so mai cosa scriverò la mattina. Mi limito ad ascoltare, e le idee arrivano in quell’ora di nessuno che è quanto ti svegli e cerchi di ricordare il tuo nome. Fahrenheit 451 l’ho finito in nove giorni, Ritornati dalla polvere in 55 anni.

Come era nato?
Il primo racconto della serie della famiglia Elliots fu rifiutato dalla rivista Weired Tales. Troppo poco spaventoso, per loro che amavano Poe e Lovecraft. Allora lo mandai al femminile Mademoiselle. Mi risposero con un telegramma: «Anziché cambiare tuo racconto per adattarlo a nostro giornale, cambiamo nostro giornale per adattarlo tuo racconto. Stop». Il redattore culturale era Truman Capote. ci costruì intorno il numero speciale di Halloween e chiese una illustrazione al grande disegnatore Charles Addams, del New Yorker. Per anni abbiamo cullato l’idea di fare un libro insieme poi lui ha creato La famiglia Addams e io ho dimenticato gli Elliots. La copertina del mio libro è quella illustrazione, che per fortuna mi ero comprato anche se non potevo permettermela: la pagai 200 dollari, a rate.

È vero che non vuole essere più definito uno scrittore di fantascienza?
Sì, ho scritto solo una storia di fantascienza, Fahrenheit 451.

E le altre?
Sono fantasy.

Quale è la differenza?
La fantascienza è la scienza del possibile, io invece scrivo l’impossibile.

Ha qualche altre autodefinizione?
Sono uno scrittore di mitologie e un raccoglitore di metafore.

Come mai all’improvviso Hollywood sta producendo tanti film tratti dalle sue storie?
Perché sono stupidi. Io scrivo da 69 anni. E i primi film tratti dai miei racconti sono del 1953, Il risveglio del dinosauro e Destinazione Terra. Mel Gibson ha i diritti del remake di Fahrenheit 451 da dieci anni. Ha fatto scrivere 10 sceneggiature diverse. Idem per Cronache marziane. Mi viene in mente quello che mi disse Sam Peckinpah, quando voleva girare Qualcosa di sinistro sta per accadere: Strappo le pagine del tuo libro e le infilo dentro la macchina da presa». Sante parole.

È vero che anche Federico Fellini voleva fare uno dei suoi film?
Abbiamo parlato per un po’ di Il meraviglioso abito color gelato alla panna. Diceva che eravamo gemelli, tutti e due nati nel 1920. Ho saputo che era morto il giorno di Halloween: ho chiuso casa e buttato via tutte le zucche.

Quale è il suo rapporto col cinema?
Il mio secondo nome è Douglas, da Douglas Fairbanks jr. Era l’eroe di mia madre, è diventato il mio. Sono cresciuto col cinema. Il fantasma dell’opera, Il gobbo di Notre Dame, King Kong, Lawrence d’Arabia, A qualcuno piace caldo

Niente di più recente?
Qualcosa è cambiato, Terapia e pallottole.

Il miglior film di fantascienza?
La vita futura. Nel 2000 guerra e pace tratto da H. G. Wells. Poi Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg. un’esperienza religiosa, l’unico motivo per cui perdono Spielberg di aver cincischiato così a lungo con Cronache marziane.

Di «Matrix» che pensa?
Robetta, tutto look e niente storia. Un amo per abbindolare i sempliciotti.

E di «Guerre stellari»?
Troppo per ragazzini. Odio gli effetti speciali.

Il suo scrittore preferito?
Francis Scott Fitzgerald.

Potesse usare la macchina del tempo andrebbe a trovarlo?
Forse preferirei George Bernard Shaw: Oltre che un grande scrittore e un uomo brillante è stato anche il più grande commediografo del Ventesimo secolo.

Lei crede in Dio o in Charles Darwin?
Tutti e due insieme. Ho scritto una cantata che si intitola Christo Apollo, musicata da Jerry Goldsmith. Il concetto è che se Dio esiste allora deve essere anche sugli altri pianeti, magari in forme differenti.

«Fahrenheit 451» è più o meno attuale di «1984»?
È diverso. George Orwell era un pessimista, così come Aldous Huxley, autore del Mondo nuovo. Il mio romanzo è positivo.

Pensa sia il suo libro più importante?
Non faccio mai graduatorie: ho 4 figlie, 8 nipoti, 7 gatti, 40 libri, 600 racconti.

Perché l’ha scritto?
Devo citare ancora Fellini. Non spiegatemi perché sto facendo qualcosa, non voglio saperlo, diceva. Fahrenheit è cominciato per caso, come racconto breve una sera che un poliziotto mi ha fermato perché gli sembrava strano che stessi camminando a piedi a Los Angeles. Poi è diventato un racconto lungo: l’ho scritto nello scantinato dell’università, su una macchina in affitto che costava 10 centesimi l’ora. Mi è costato alemeno 9 dollari e 80.

Lei scrive per predire il futuro?
No, semmai per prevenirlo.

È vero che ha inventato il walkman?
Non io. Io ho immaginato degli auricolari stereo. Poi un giorno mi viene a trovare un ingegnere giapponese della Sony e mi ringrazia per avergli suggerito il walkman.

Altri aggeggi «made in Bradbury»?
Sempre in Fahrenheit 451 schermi televisivi a tutta parete, e la tv interattiva. In un altro racconto intitolato Il veldt c’era la realtà virtuale, mentre ne L’assassino c’era l’antesignano dei cellulari. Ma sono la persona meno indicata a parlare di tecnologia. Non ho nemmeno il computer.

Come mai?
Che ci faccio? Ho già una macchian da scrivere.

Se potesse abolire una invenzione del Ventesimo secolo?
L’automobile. Crea 50 mila cadaveri l’anno. Mai guidato.

Cosa pensa della clonazione?
Ma a che diavolo serve? Ci sono gli uomini e le donne, non è meglio clonarsi andando a letto insieme?

Ha una regola per la felicità?
Scrivere duemila parole al giorno.

E come si fa?
Bisogna essere sempre innamorati. Non è un lavoro, è un divertimento. Mai avuto bisogno di prendermi una vacanza.

Sua moglie è mai stata gelosa dei suoi libri?
Cinquantacinque anni fa la mia dichiarazione era stata chiara: «Marguerite, andrò sulla Luna e su Marte, vuoi venire con me?». Avevo 8 dollari in banca. Al matrimonio ho dato al prete una busta con 5 dollari. Mi ha chiesto: «Ma non sei uno scrittore?». E me li ha restituiti.

Un sogno nel cassetto?
Un’opera di fantascienza. Mi serve il fantasma di Puccini. Quando ascolto Tosca, piango come un bimbo.

Questo mondo le piace?
Ho cercato di cambiarlo non solo nelle mie storie. Pochi lo sanno ma ho realizzato anche progetti urbani, a San Diego, Century City, Pasadena e Hollywood. Il concetto è restituire alla gente spazi umani.

Il miglio consiglio che le hanno dato?
Somerset Maugham: «Fa’ quello che vuoi, non quello che gli altri vogliono che tu faccia».

E uno suo a un aspirante scrittore?
È la quantità che produce la qualità.

Da Panorama, 23 Maggio 2002, pagine 241-244.

Nuove droghe: epidemia di gas esilarante a Londra

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Sta succedendo una cosa assurda qui a Londra

La sera se giri per strada vedi gruppi di dieci o venti persone riunite che gonfiano palloncini colorati e ridono, barcollano, e strade intere asfaltate di cartucce metalliche per gonfiare palloncini, così tante che quando cammini devi guardare a terra per la paura di inciamparci dentro.

Non si tratta di un raduno per clown: è gas esilarante, la nuova droga legale che nel Regno Unito è esplosa in maniera epidemica dal 2013.

I giornalisti lo chiamano hippy crack, e da Vauxhall a BrickLane qui a Londra viene venduta liberamente per strada da uomini che indossano giubbotti imbottiti come rambo con cinturoni pieni di cartucce metalliche contenenti ossido di diazoto.

Gli effetti del nitrous oxide sono già noti da due secoli: viene usato come anestetico negli studi dentistici ma è solo da un paio d’anni che hanno cominciato a farselo praticamente tutti.

Qualcuno dà la colpa alla guerra contro la droga, altri invece puntano il dito sulla generazione Y che le escogita tutte pur di sballarsi, fatto sta che quest’anno quelli di Glastonbury  hanno bannato il nitrous oxide dal loro evento dopo che nel 2014 avevano dovuto ripulire due tonnellate di cartucce usate dai verdi prati inglesi del Somerset.

Il gas esilarante è contenuto in cariche metalliche utilizzate per i prodotti da cucina, in particolare per la panna montata.

Su Amazon la vendita di cartucce ha raggiunto il parossismo, per la felicità dei commercianti, e dei consumatori.

Sulla strage di Charleston, dov’era l’NSA, e PRISM?

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Negli ultimi anni abbiamo assistito in silenzio a enormi scandali in cui la nostra privacy ne è uscita fuori violata, presa a pesci in faccia.
PRISM, Echelon, NSA, ci spiavano tutti attraverso internet, dai telefoni, dalle lettere private.
Si sono difesi dicendo che è stato fatto tutto per la nostra sicurezza, perché il mondo è davvero un brutto mondo, è pieno di gente cattiva là fuori, terroristi, pazzi assassini, pedofili, per non parlare di quelli che scaricano i film. Ci spiavano per proteggerci.
Ma dov’erano PRISM, Echelon, L’NSA, dov’erano questi favolosi software che dicono di individuare le parole che scottano nelle nostre mail, nei nostri blog, e arrestarci prima che decidiamo di farci saltare in aria dentro una metropolitana oppure che una mattina ci svegliamo con l’idea di irrompere armati fino ai denti all’interno di una chiesa e massacrare persone innocenti?
Dov’era, insomma, chi ci spia?
Forse è stato un errore, tutti possono sbagliare, forse non era giornata, internet è così grande, qualcosa sempre può sfuggire…
Specialmente il sito di un ventunenne americano che carica fotografie in cui appare armato di pistola con la bandiera sudista  a fianco e dice di voler fare una strage di neri, è facile sbagliarsi, chi lo avrebbe mai pensato, cose di questo genere mica accadono tutti i giorni? In America, poi, ma scherziamo?
Forse questi programmi supersegreti non sono così favolosi, e questi agenti segreti non sono tanto eroici.
O forse, ma forse forse, chissenefrega dei cittadini, noi proteggiamo solo gli interessi degli affari nostri e dei signori delle guerra, del petrolio, dell’intrattenimento. delle armi, della droga, di quelli che se li proteggi poi ti finanziano il progetto, ti fanno vincere le elezioni.
E quindi al diavolo la gente normale, quella che se la salvi non ti ricopre di soldi e di potere ma può dirti solo grazie. Al diavolo loro, che non meritano la protezione, letteralmente al diavolo.

Holy Hospitality

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Queuing has become part of the contemporary restaurant experience, people love to queue, waiting in line make their expectations grow, queuing enhances the dining experience.
It has also become a common cultural fashion in London. As if a restaurant doesn’t have a big queue, probably its food it’s not going to be good as well. The bigger the queue, the better the food, and the value.
The queue isn’t a still life, it’s is a living organism: it crowls, it speaks, it lurks, it is alive, it’s a way for the restaurant newcomers to gain information about the place, share their opinion on food.
Queuing also develops as a contemporary ritual, a rite of passage from the outside world to the inside world, from the City the to Restaurant, also known as the House.
There is a reason why the people in the industry call it the House. Common expressions like It’s on the house, house cocktail, house wine aren’t just meaningless sayings, they are well explainable definitions.
Just like a house  the restaurant has its own kitchen, bathroom, staff rooms, hidden spots and secret places, locked doors; whoever works in a restaurant it’s not just a colleague, it’s rather a family member. And just like a family in order to get accepted and welcomed in the clan the newcomers have to go through several rites of passage.

(excerpt from Holy Hospitality (anthropology of hospitality) soon to be released on December 2015 for ctrlaltwrite)

Nicola Tesla e l’automobile senza motore

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la vita in sintesi

La città di Buffalo, nel nord dello stato di New York negli USA, fu silenziosa testimone di un fatto straordinario nel corso di una settimana durante l’estate del 1931. Nonostante la depressione economica avesse compromesso la produzione e i commerci, la città nondimeno rimaneva una fucina di attività. Un giorno, tra le migliaia di veicoli che ne percorrevano le vie, una lussuosa automobile si fermò accanto, al marciapiede presso il semaforo di un incrocio. Un passante notò come si trattasse di una berlina Pierce-Arrow ultimo modello, coi fari che s’integravano con grazia nei parafanghi nel tipico stile di questa marca. Quello che caratterizzava l’auto in quella fredda giornata estiva era l’assoluta assenza di emissione di vapore o fumi dal tubo di scarico. Il passante si avvicinò al guidatore e attraverso il finestrino aperto commentò l’assenza di fumi dallo scarico. Il guidatore ringraziò il passante per i complimenti sottolineando che era così perché l’automobile “non aveva motore”.
Questa dichiarazione non è stravagante o maliziosa come potrebbe sembrare. C’era una certa verità in essa. Infatti, la Pierce-Arrow non aveva un motore a combustione interna; aveva invece un motore elettrico. Se l’autista si fosse preoccupato di completare la sua spiegazione al passante, avrebbe potuto dirgli che il motore elettrico non era alimentato da batterie – da nessun tipo di “carburante”.
L’autista era Petar Savo, e nonostante stesse guidando quell’auto non era il responsabile delle sue incredibili caratteristiche. Queste erano il lavoro dell’unico passeggero, un uomo che Petar Savo conosceva come uno “zio”: non altri che il genio dell’elettricità Nikola Tesla (18 56-1943).
Negli anni ’90 del 19′ secolo Nikola Tesla aveva rivoluzionato il mondo con le sue invenzioni per sfruttare l’elettricità, dandoci il motore elettrico a induzione, la corrente alternata (AC), la radiotelegrafia, il radiocomando a distanza, le lampade a fluorescenza ed altre meraviglie scientifiche. In realtà fu la corrente alternata polifase di Tesla e non la corrente continua di Thomas Edison ad inaugurare la moderna epoca tecnologica.
Tesla non rimase a dormire sugli allori ma continuò a fare scoperte fondamentali nei campi dell’energia e della materia. Scoprì i raggi cosmici decenni prima di Millikan e fu il primo a sviluppare i raggi-X, il tubo a raggi catodici e altri tipi di valvole.

Comunque, la scoperta potenzialmente più significativa di Nikola Tesla fu che l’energia elettrica può essere propagata attraverso la Terra ed anche attorno ad essa in una zona atmosferica chiamata cavità di Schumann. Essa si estende dalla superficie del pianeta fino alla ionosfera, all’altezza di circa 80 chilometri . Le onde elettromagnetiche di frequenza estremamente bassa, attorno agli 8 hertz (la risonanza di Schumann, ovvero la pulsazione del campo magnetico terrestre) viaggiano, praticamente senza perdite, verso ogni punto del pianeta. Il sistema di distribuzione dell’energia di Tesla e la sua dedizione alla free energy significavano che con l’appropriato dispositivo elettrico sintonizzato correttamente sulla trasmissione dell’energia, chiunque nel mondo avrebbe potuto attingere dal suo sistema.
Lo sviluppo di una simile tecnologia rappresentava una minaccia troppo grande per gli enormi interessi di chi produce, distribuisce e vende l’energia elettrica.
La scoperta di Tesla finì con la sospensione dell’appoggio finanziario alle sue ricerche, l’ostracismo da parte della scienza ufficiale e la graduale rimozione del suo nome dai libri di storia. Dalla posizione di superstar della scienza nel 1895, Tesla nel 1917 era virtualmente un “signor nessuno”,, costretto a piccoli esperimenti scientifici in solitudine. Nei suoi incontri annuali con la stampa in occasione del suo compleanno, una figura sottile nel cappotto aperto di stile anteguerra avrebbe annunciato ai giornalisti le scoperte e gli sviluppi delle sue idee. Era un triste miscuglio di ego e genio frustrato.
Nel 1931, Nikola Tesla compì 75 anni. In una rara dimostrazione di omaggio da parte dei media, la rivista Time gli dedicò la copertina e un profilo biografico. L’anziano ingegnere e scienziato appariva emaciato anche se non sofferente, i suoi capelli ancora di un nero lucido e lo stesso sguardo lontano nei suoi occhi di sognatore.

QUESTO RACCONTO SI CHIAMA PER UN PUGNO DI BRICIOLE                                                                                                               

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Tutto è cominciato un giorno di febbraio che adesso non esiste più.

Era venerdì 13.

La prima scatola di cioccolatini cadde dal cielo in modo praticamente inesorabile, colpendo in piena tempia la mia vicina di casa, la signora Senzanome. Tra il sangue, il corpo immobile e disgustosi frammenti grigi, erano sparsi anche alcuni Gianduiotti, Ferrero Rocher e Pocket Coffee.

Eppure, all’inizio, nessuno sospettò dell’incidente. Al giorno d’oggi ne precipitano di cose dal cielo, è chiaro, tutti ne hanno sentito parlare: blocchi di ghiaccio, escrementi, liquido seminale, astronavi aliene, palloni meteorologici, mongolfiere, sacchi di immondizia; insomma, come poteva fare notizia Senzanome, il suo cervello spaccato e i suoi commerciali cioccolatini? Anzi, a qualcuno la cosa diede molto fastidio e dissero che la mia vicina di casa, in fondo, era sempre stata una grande esibizionista. A cominciare da quell’enorme finestra a vetro (un vetro molto trasparente) che affacciava a lato strada e che si trovava di fianco alla porta del suo bagno, proprio vicino alla doccia. Altri, invece, pensarono che si trattasse di un suicidio. Perché la traiettoria del corpo dolce era stata troppo precisa, la caduta di spigolo troppo perfetta, insomma, si gridò alla truffa, al raggiro, e dopo il funerale i parenti della signora ricevettero una visita molto scortese dai maggiori produttori di cioccolatini. Chiesero due valigie di monete d’oro per la disgustosa pubblicità procurata alla loro merce. Insomma, fu una vera catastrofe. Il figlio era impazzito e parlava da solo.

”Mamma, perché ci hai fatto questo, non ci hai lasciato niente! Maledetta esibizionista stronza.”

Dico la verità: non passò neanche un giorno e già l’idiota di turno aveva replicato la scena. Con la complicità di un amico aveva fatto cadere una pesante confezione maxi di Nesquik dal quinto piano di un palazzo direttamente sulla sua zucca da zuccone, ma non gli riuscì di morire. Meglio, gli riuscì di farsi ricoverare prima in ospedale e poi successivamente in un manicomio fuori città, reparto: suicidi inopportuni con l’aggravante dell’imitazione.

Ma fu solo la prima vittima della follia iniziata dalla signora Senzanome, perché ce ne furono altre. E poi altre e altre ancora.

L’ospedale ne aveva pieni i reparti di tutte le persone che ricoverava per traumi cranici e fratture dell’osso occipitale, il caso più strano riguardava un ragazzo di Pavia che aveva provato a caricare la pistola del padre con un Raffaello al cocco. Le esplosioni di gusto si diffondevano con una velocità  terribile, ma presto ci rendemmo conto che era solo la punta dell’iceberg.

Di scatole ne cadevano davvero, e non sempre erano suicidi o tentati suicidi, si trattava anche di accettare l’ipotesi che si trattasse di omicidi.

Chi, quale perversa mente potrebbe uccidere così? Tutti, lentamente, si convinsero che una sorta di fenomeno collettivo allungava suoi tentacoli su tutta la Terra.

Un giorno fui svegliato da un rumore insistente, qualcosa che batteva sul tetto e non voleva smettere.

Guai a me, non dovevo aprire le finestre, non avrei mai dovuto farlo.

Piovevano scatole di cioccolatini dal cielo.

“Non è un maniaco.” Disse qualcuno.

“Sono migliaia di maniaci!” Azzardò un coglione.

Chi cazzo ci bombarda con delle scatole di dolci!

E poi accadde l’inevitabile.

Adesso non stiamo a dire che tutti, in fondo, lo sapevano. In seguito, quando la popolazione venne ridotta in schiavitù e diventammo tutti uguali, qualche gran capo e signore della guerra, in catene, confessò.

“Qualcosa si sapeva, come per gli UFO, solo che quelli li abbiamo inventati noi in un attacco di creatività mescalinica, questa cosa invece è vera”

Le compagnie aeree smisero di preoccuparsi dei fallimenti perché gran parte degli aeromobili furono abbattuti in quello che è già ricordato come Il dolce attacco del febbraio che non esiste più ma che se fosse esistito ancora non avremmo dovuto inventarci un titolo così lungo.

Tutti quelli che morirono durante il primo bombardamento, ed è un fatto abbastanza noto tra i lavoratori nelle miniere di fango, morirono più che altro a causa della loro idiozia: i ciccioni che provavano a prendere i cioccolatini spiaccicati sull’asfalto venivano centrati da altre scatole, chi cercava di aiutare gli altri o di derubare i cadaveri faceva la stessa fine, così tutti furono costretti a rifugiarsi nelle case e a giocare interminabili partite a monopoli mentre ascoltavano il telegiornale e le ultime notizie.

C’era chi diventava esperto di giochi da tavolo, ping- pong e biliardino.

Finché un giorno tutto smise.

Così, di colpo, dopo soli ventitré giorni?

Una signora se la prese con Dio: “Questa è tutta la punizione che riesci a infliggerci? Allora è vero quello che dicono di te!”

“Perché, cosa dicono?” Fece il solito ingenuo.

La signora, come gran parte degli esseri umani, si sbagliava per due motivi.

1) non era Dio.

2) non era finita.

Il ventitreesimo giorno un faccione fece capolino dietro le nuvole biancastre e il cielo terso, seguito e  riverito dai più timorosi sguardi che il pianeta terra potesse offrire; tutti a naso in su guardavano quest’apparizione pazzesca. Prima il bombardamento e adesso quel faccione enorme e barbuto e burlone di un uomo che indossava un ridicolo cappello viola sulla testa.

“È Dio!” Urlò la signora.

“Dio ha un cappello viola? Mi sembra un po’…”

“In effetti è ambiguo…”

I commenti si interruppero improvvisamente.

Fu allora che dall’alto, con la bocca spalancata e terribile, il simpatico abitante delle nuvole emise un suono profondo e caldo, una sonora risata. L’alito raggiunse, con un pizzico di malizia, anche noi che eravamo a terra.

“Siete troppo… mi avete fatto ridere, bravi!”

L’onnipotente si rotolò come un bambino, mostrando il resto del suo corpo vecchio e avvizzito e una tunica lunga che non tratteneva neanche i genitali appesi.

“Sei Diooo?” Urlarono dal basso.

Nessuna risposta.

“Sei Diooo?” Urlarono ancora.

Niente.

“Sei Diooo?”

“Chi cazzo è Diooo?” Rispose il vegliardo.

Le vecchie si scambiarono qualche occhiata. Anche i giovani. E poi tutti concordarono:

“No, decisamente non è Diooo.”

Allora chi è?

“Io abito qui di sopra, sul soppalco, non lo sapevate?”

“No, veramente no. Perché, c’è un soppalco lì sopra?” Era il sindaco che parlava. Unico sopravvissuto della sua famiglia dopo che la moglie cicciona era morta nel tentativo di raccogliere più cioccolatini possibili ed era stata beccata in pieno da una scatola di Baci.

Il vecchio si fece una grassa risata, unta come un litro di olio di balena, poi ruttò un arcobaleno.

“Vi è piaciuta la pioggia di cioccolatini, bella vero? Sono stato anni a pensare come organizzare un attacco così divertente.

Ci fu un coro di voci.

“Buuuu!Buuuu! Allora è stato lui!”

Il coro di voci.

“Ma certo, vivo da secoli qui, sul soppalco che ho costruito. Sono io che rutto arcobaleni, che provoco la pioggia, che vado di corpo e grandina. Non vi dico la neve…”

“Adesso cosa ne farai di noi?” Ormai lo stupore  non esisteva più, solo una grande curiosità, anche se in effetti nessuno poteva ancora crederci del tutto.

“Oh, che impazienti che siete! Va bene, va bene, facciamo le cose di fretta, forza!” Tuonò il nostro nemico.

All’improvviso la terra cominciò a tremare. Molte vecchie, dopo aver giunto le mani in preghiera, cominciarono a muovere le labbra avvizzite e sudice mormorando l’ultimo rosario del mondo. Eravamo pronti a tutto: anche un terremoto biblico che avrebbe spaccato la terra e che ci avrebbe fatto cadere tra le braccia di un mostro dell’inferno che come hobby succhiava la spina dorsale ai dannati.

Invece dalla terrà uscì fuori qualcosa di grosso, di enormemente grosso e nero, provvisto di zampe lunghe e antenne pelose.

“Formiche giganti!”

Il panico spinse gli uomini a scappare come insetti e la paura, invece, eccitò gli insetti, che cominciarono a inseguire gli uomini. La contagiosa risata del vecchio sul soppalco continuava a tuonare.

Soppalco? Perché, esiste un soppalco?

Rimasi immobile e una formica mi spruzzò dell’acido sui vestiti in una mossa grottesca. Inclinò la coda e polverizzò nell’aria frizzante di primavera una nube opaca dall’odore pungente.

La t-shirt dei Taking Back Sunday mi si incenerì sulla pelle. Mal comune mezzo gaudio, a qualcuno era andata peggio. Molti erano a terra senza faccia, il volto arrotolato dall’acido, zucche di halloween sbatacchiate nella centrifuga di una lavatrice silenziosa. Una formica nerissima, muscolosa e scatenata, colpì una vecchia che stava pregando, la colpì sul naso con una zampata feroce, poi si accovacciò su di lei e cominciò a prenderla a pugni: una volta, due volte, tre volte. Finché la lingua rossa della nonna bigotta iniziò a ciondolare fuori dalla bocca semiaperta come un festone di carnevale.

“Andate formiche,andate!”

“Ma chi sei? Cosa sei?” Gridò un agile cross-dresser che si era liberato con due colpi di tacco a spillo dagli insetti che lo prendevano a morsi.

“Io? Io sono un mago, un mago, un mago!”

Quando tutti furono ridotti in schiavitù, la faccenda divenne più chiara. Ma sarebbe stato meglio che non lo fosse stata mai. Quel mago, che mai riuscirà a starmi completamente antipatico, era sceso a patti con le formiche, secoli fa.

“Formichine mie, vi regalerò il mondo se in cambio raccoglierete tante piccole briciole per me! Vi renderò enormi e potrete schiacciare quei cosi che affollano la terra!”

Avete capito benissimo, le briciole. Come, non lo sapete? Le briciole delle formiche contengono l’elisir di lunga vita, la formula dell’immortalità, ma dai, non ditemi che non ci avevate mai pensato o che non le avete mai assaggiate. Non posso darvi torto, dopotutto nessuno poteva saperlo prima di adesso, che poi è troppo tardi.

Adesso è sempre troppo tardi.

Oggi, a distanza di un mese, lavoriamo tutti in giganteschi cunicoli sotterranei, tenuti  d’occhio dalle formiche giganti che adesso dominano il mondo. Qualche politico furbone aveva tentato di fare accordi con il mago. Ma il mago non è Diooo e non è buono con chi si pente. Così a questi  traditori che avevano chiesto di allearsi con lui, rispose colpendoli al volto con delle pesanti scatole di cioccolatini, poi ci pisciò sopra.

“Io lo sapevo, ma mi avevano imposto il silenzio!” Gridò un astronauta molto sfortunato che veniva sodomizzato con quotidiana costanza da una formica guardiana particolarmente violenta e spietata, di nome Ciribit. “L’avessi detto prima! Dallo spazio riuscivamo a leggere i codici che le formiche disegnavano con il loro acido, ma non potevo dirlo, io l’avrei voluto fare…”

“Ma sta’ zitto! “ Lo sgridavano gli altri tra le picconate e il sudore, nella miniera di fango. Allora Ciribit, finalmente tranquillo, faceva su e giù con le antenne per dare il tempo e continuava a stuprare l’astronauta nel sacrosanto silenzio che la situazione richiedeva.

Avete mai visto le interminabili file di strisce nere che le formiche lasciano sui pavimenti con il loro acido? No. Non lo sapete neanche che le formiche spruzzano acido; bene, come avevano previsto, tutto alla perfezione.

Scrivevano codici d’attacco per il mago che vive sul soppalco, strategie, mappe; tutto era programmato dal grande buontempone e dagli insetti più schiacciati dai bambini. Adesso la Regina delle Formiche ha un intero allevamento di mocciosi in catene. Che ogni tanto si diverte a spruzzare sul culetto con un po’ di acido. Perché questi bambini di oggi sono davvero terribili.

Il mago vive all’infinito strofinandosi sulle nuvole rosse del tramonto, che, come tutti i maghi sanno, sono le più morbide tra quelle che affollano il cielo. Le formiche dominano la terra e noi siamo lì sotto a lavorare.

E c’è ancora qualcuno che dice: secondo me la signora Senzanome se l’è buttata da sola quella scatola di cioccolatini in testa!

 

 

 

 

 

 

 

Selfie con il morto

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Alcune persone non riescono proprio a resistere al fascino di una bella foto. Poco importa se non è il momento giusto per farsela. Una foto ci sta sempre e comunque.

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Sei troppo sensibile? non proseguire oltre!

In questo articolo raccogliamo i migliori selfie con il morto. Fin dall’infanzia ci hanno insegnato che non dobbiamo aver paura della morte ma di quello che c’è dopo. E sapete una cosa? avevano ragione, dopo la morte c’è il selfie!

Ma scaliamo la nostra classifica e vediamo in pratica cosa succede quando uno muore.

Selfie con il morto N1

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Dicono spesso che noi italiani facciamo sempre le cose dopo che le hanno fatte gli altri, che non ci innoviamo, che la vera italia è morta dopo il rinascimento, ma ovviamente sono tutte balle visto che al numero uno della nostra classifica c’è una entry nostrana, Daniela Poggi! eccezionale infermiera assassina che uccide i suoi pazienti e poi si fa fotografare in loro compagnia.
Daniela conquista la vetta della nostra classifica per il grado di morbosità e spietatezza con cui esegue i suoi scatti. La procace infermiera assassina non fotografa per commemorare ma per sfottere. E chi sfotte Daniela? non solo il morto, ma in generale la morte, la grande tutrice del nulla: il suo è un gesto apotropaico e antico, una sorta di esorcismo della triste mietitrice.

N2

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Tutti, ma dico proprio tutti i nonni del mondo vorrebbero avere due nipoti così carine e premurose. Questa foto quasi michelangiolesca, una posa da pietà moderna, è il sogno di ogni anziano, e siamo praticamente certi che la nonna avrebbe voluto andarsene così, il suo corpo senza respiro condiviso mille volte su twitter e facebook nel letto di un ospedale. Complimenti, la seconda posizione della classifica è tutta vostra!

N3

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Ok, questa è probabilmente una bufala, è impressionante pensare che un ragazzo trafughi dall’obitorio il corpo della sua fidanzata morta per portarselo in giro in macchina. Lui non sembra molto convinto, e neanche lei.

N4

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Riposa in pace nonnina, non avrei potuto chiedere una nonna migliore, recita la didascalia della foto. e noi siamo sicuri che anche la nonna non avrebbe potuto chiedere una nipotina migliore. Purtroppo la duckface e in generale l’impressione che questo selfie sia fatto più per lei che per la nonna stecchita fa crollare la foto al penultimo posto della nostra classifica. Non c’è dedizione in quello sguardo, solo la voglia di apparire, e il morto passa ingiustamente in secondo piano.

N5

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All’ultimo posto della classifica, non solo perché fuori categoria, ma anche per la strumentalizzazione che se ne fa, abbiamo Sally e il suo cagnolino. Mentre il rigor mortis è evidente, questa ragazzina latina che potrà avere massimo 16 anni fa leva sul buon cuore degli utenti per farsi seguire su twitter. Ma in fin dei conti la sua è una ridicola supplica che nessun cagnolino morto potrà giustificare, per questo motivo e per la sua giovane età, Sally tocca il fondo della nostra classifica e della nostra stima. Provaci ancora, Sally! anzi no.

La vendetta del panno swiffer: Il clone malvagio di travaglio e lo squisito pan di formica

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Leggi le prime due puntate!

https://ctrlaltwrite.wordpress.com/2014/11/28/un-film-su-marco-travaglio/

https://ctrlaltwrite.wordpress.com/2014/12/03/travaglio-e-la-vendetta-del-panno-swiffer/

travaglio

Prima di tutto un appunto. A causa del titolo troppo lungo nessuno ha voluto finanziare l’ultimo film della saga,  e per ovvie ragione cacofoniche abbiamo rifiutato le uniche due offerte che ci sono arrivate: la prima dal colosso dei videogiochi Sega e la seconda dagli organizzatori della sagra della pucchiacca. Volevano apparire nei titoli di testa così: La sagra della pucchiacca e la Sega presentano la Saga di travaglio: non avrebbe mai funzionato.

Secondo appunto: sarà l’ultimo film perché il produttore della Produzioni Riproduzioni non aveva abbastanza soldi.

Per questo motivo, e anche perché la versione definitiva del soggetto è in realtà una versione beta, i primi venti minutidel nuovo film saranno occupati dagli ultimi venti minuti del vecchio.

la sagra del panno swiffer

Siamo nel futuro, a vent’anni da adesso.
Il porno non esiste più perché la gente si era abituata e non si eccitava più. Adesso la nuova chiave di ricerca su internet è un’altra: si chiama Megaporno e quando accedi al video devi indossare in faccia una maschera di google (GooglefaceFuck) che ti riempie di anestetizzante per cavalli e poi accelera davanti agli occhi dell’ormai incosciente segaiolo, con la stessa tecnologia dell’acceleratore di particelle del Cern, trenta petabite di frame di scopate che procurano orgasmi immorali e immediatamente la morte al 30% dei casi; la casistica è di 10.000 persone al mese decedute per epilessia..
Il ragazzo, che adesso ha 40 anni, ha chiuso con travaglio ed è diventato dipendente dal megaporno.

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Un giorno, però, per provare nuove emozioni decide di cambiare i contenuti di un video di Megaporno infilandoci 100 petabite di frame dai video di travaglio, lo uploada su YouMegaporn che è di proprietà di berlusconi con il finto titolo: la nipote di sasha grey e il figlio di roccosiffredi con la partecipazione Ultratron, il robot scopatore della microsoft (che tra l’altro si è riveleato un flop perché si impalla sempre prima di far venire gli orgasmi)

googlefacefuck

In un solo giorno su 400 milioni di visualizzazioni 300 milioni di utenti muoiono di attacco epilettico. È la roba più calda del web, un successo spettacolare. Quelli di YouMegaporn contattano il ragazzo e lo assumono come web editor del sito.
Il ragazzo ingrassa di venti chili in due giorni e più che lavorare si spara ogni mezza giornata in petabite porno l’equivalente di dati visualizzati ogni sei mesi dagli utenti di tutto il mondo.

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Lunedì, dopo un week end di Megaporno torna  a lavoro e si rivede per l’ennesima volta il megaporno di Travaglio che ha creato lui stesso. Mentre è in keyhole a causa dell’anestetizzante per cavalli si accorge di un particolare misterioso. Travaglio è nel PDL e fa parte della campagna elettorale di berlusconi, è il portavoce portaombrello più paraculo del sistema solare così scaltro che capezzone da quando c’è lui si è tolto la vita non riuscendo a fare di meglio per leccare culi.

Tutti i frame televisivi che lo contenevano sono diversi, e adesso dentro c’è Travaglio che fa enormi campagne televisive a braccetto con Sgarbi e mentre l’esaltato ci dà dentro con gli oppositori “capra, capra, capra! Travaglio li finisce con discorsi lunghissimi che fanno ammosciare le palle e portano l’avversario politico a un suicidio per depressione tipo kurt cobain: Bersani è in stato catatonico da quindi ci anni dopo un tet a tet televisivo di settantadue ore in cui Travaglio ha parlato ininterrottamente portando al coma e alla morte venti membri della troupe televisiva che riprendevano l’evento. e Non solo: Travaglio ha una torbida storia di pompini con la santanchè e ha adottato legalmente Ruby come sua nipote per non far finire berlusca in galera.
Il ragazzo all’inizio vacilla, ma dopo due e o tre visioni supplementari del filmato non ha dubbi: La storia è stata cambiata!

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Chiede un giorno di permesso al ceo di  megaporn, il nipote dodicenne di Berlusconi, che lo licenzia. Il ragazzo prima di andare via gli piscia dentro la maschera di GoogleFaceFuck e lo manda a fanculo. Torna in ufficio e si mette a scavare nei dati di youmegaporno, scoprendo una verità terribile e strappalacrime.

Negli archivi segreti di Mediasette c’è un rapporto sui viaggi del tempo:e Travaglio è stato stuprato e ucciso all’età di vent’anni da un misterioso e spietato sicario.

Quando berlusconi aveva spolverato la sedia del giornalista con il panno swiffer, aveva intrappolato tra le sue infernali trame attira polvere dodici peli del culo di travaglio (come gli apostoli: c’entrano anche gli illuminati)  e aveva creato un clone cattivo inviandolo indietro nel tempo per ucciderlo e sostituirsi a lui.

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Il ragazzo è sconvolto, comincia a vomitare sul laptop e non riesce a fermarsi, preme tasti a caso, apre tre pubblicità della Honda Civic sulla pagina di repubblica e per pulirsi la bocca afferra la prima cosa che trova sulla scrivania: un panno swiffer!

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Frugando nei server scopre un’altra terribile verità: il segreto dei viaggi nel tempo non è più segreto! Basta mangiare le briciole di pane che raccolgono le formiche e dire rabarbaro tre volte seguito da un underscore e la data temporale in cui vuoi catapultarti detta così: Giorno/mese/anno e il gioco è fatto.

viaggi nel tempo possibili con le formiche

Decide di tornare indietro e salvare il Travaglione dal cattivissimo clone.

Esce in campagna  e trova un formicaio. Con una cattiveria che non credeva gli appartenesse comincia a rubare le briciole a una fila di formiche rosse una ad una, insultandole: piccole troie rosse! E soffiandosi il naso su di loro affogandole con il muco. Piange per cinque minuti pentito delle cattiverie commesse sulle sue piccole amiche e poi si ingozza di briciole e pronuncia la formula magica.

Qui il film si interrompe per venti minuti poi ricomincia a schermo nero con la scritta fine del terzo episodio.

La serie Gomorra fa schifo

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La serie tv Gomorra fa schifo. Non perché sono napoletano e quindi non mi piace che tutti parlano di mafia. O perché Saviano qua e là.

Il problema è che la regia di Gomorra è fatta male, gli attori lasciano a desiderare, la sceneggiatura è imbarazzante. Gomorra è il tentativo della serialità italiana di imitare la narrazione televisiva americana, con un piccolo problema, noi non siamo gli americani. Siamo una colonia americana, ma, ripeto, non siamo gli americani, e non possiamo diventarlo puntualmente con cinque-dieci anni di ritardo. è chiaro che la camorra non può essere raccontata come breaking bad, è chiaro, non come dexter. Per quello ci vuole una regia che sia regia, degli attori che siano attori. Sceneggiatori che sappiano scrivere un certo tipo di storia e con un certo tipo di ritmo. Ma quelli sono sempre gli americani, non siamo noi. Non vi basta fare la loro guerra, dobbiamo fare anche il loro cinema.

Gli artisti copiano, non imitano. imitare viene male, si fanno le figure di merda, è imbarazzante, come lo spieghi? Se copi non ci sono ambiguità. tutto è nero su bianco ma a imitare… Cosa vuoi fare, esattamente, a costo di piacere per forza? Trapiantare un format narrativo americano a una storia italiana? Mio dio.

L’uomo dei sogni

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Una notizia interessante che ho trovato in italiano sulla Stampa mi fa pensare a un racconto che ho scritto quando avevo 16 anni, si intitola il parco giochi e sono andato a riesumarlo dalle profondità della terra fredda e negra solo per ctrl alt write

si intitola

IL PARCO GIOCHI

il parco giochi

Non avrebbe mai creduto di poterlo fare.Non capita certo tutti i giorni di poter incontrare coscientemente l’uomo con il cappello.
E non solo, i baffi arricciati e un elegante vestito verdognolo che rendeva la sua figura così evidente per tutti.

Nessuno, dico, nessuno sapeva chi era, ma tutti lo sognavano.

E vi giuro che lui era sempre lì, in ogni sogno.

Se sognavi di cadere, lui era quello che ti osservava sornione dall’orlo del precipizio, e se volavi, lui dal basso giocava a palla o faceva bisboccia con i suoi compagni onirici. E ancora e ancora, in un modo o nell’altro sempre lì.
Ad aspettarti.

Quasi avesse bisogno di te.

Il passo frettoloso, il sudore dai capelli sulla fronte, gli occhi pieni di gioia.Essere cosciente nei propri sogni era stata un’utopia fino a quel momento, nessuno poteva controllare il mondo onirico. Lui avrebbe potuto.Aveva raggiunto appena il Centro Sperimentale quando milioni di assurde domande presero vita nella sua testa, impugnarono un martello, e cominciarono a colpire, più forte, colpite, colpite, non andare! No!

“Come si sente?”

La voce rassicurante del medico.

“Un gran mal di testa!”

“Rimandiamo a domani, allora?”

“No, è solo l’emozione, procedete!” Non voleva  rimandare di un solo secondo il suo appuntamento con l’habitué di tutte le menti dormienti.

“Prima di cominciare vorrei ricordarle che si assume la responsabilità di ogni incidente, uhm, o danno celebrale momentaneo, permanente…”

“Sono pronto.”

“Si annoti tutto, vogliamo sapere chi è, da dove viene e cosa vuole, ok ?” Era serio mentre parlava.

E chi poteva mai essere, era un archetipo della mente! Era stato creato dal loro cervello! Era stupido forse lo studioso? Perché faceva quelle domande, cosa sospettava?

“Certo, certo, stia tranquillo, non tema…”

Si era addormentato.

Nella sua mente balzarono audaci le parole che la mamma gli diceva quando era piccolo:

Non avere mai paura di quello che ti circonda, il vero male non lo porteranno le persone da questo mondo

Adesso parlava il suo amico.

Sempre a dormire, ma quando ti svegli? Fa male dormire troppo, sai?

La sua ragazza diceva lo stesso.

Poi aprì gli occhi.

Niente era meglio di un parco cittadino. Verde tutto intorno, panchine incandescenti per il sole impietoso, giovani stesi sul prato, vecchi e bambini facevano volare in alto i loro aquiloni. Nessuno scenario migliore, più adatto all’incontro del secolo, del millennio, della vita.

Certo, i giovani, i vecchi, i bambini, e… l’uomo con il cappello.

Stava di spalle, forse guardava gli aquiloni.

L’argonauta dei sogni mosse allora un piede nella soffice erba, si avvicinava, stranamente ci riusciva, nessuno era mai riuscito ad avvicinarsi all’uomo con il cappello.

Cinque metri dalla sua schiena, due metri, uno… Alzò il braccio, poi tese l’indice per picchiargli sulla spalla, come farebbe un bambino che chiama un adulto per giocare oppure per domandare le regole della vita, perché il cielo è azzurro, perché gli uccelli volano.

L’uomo con il cappello si girò e gli chiese “Perché sei qui?”

Una domanda che lo interruppe e lo spaventò.

“Caro signore, io sono qui perché, questo è il mio sogno…” Era impreparato, ma non doveva fare lui le domande?

“Come hai fatto ad avvicinarti, dimmelo!”

“Sto utilizzando uno strumento sperimentale che mi permette di essere cosciente nei sogni e…”

“Perché lo stai facendo?”

Devi stare calmo, è solo un’ invenzione della tua mente, una paura, fantasia, un archetipo, nient’altro.

“Volevamo incontrarla, signore. La vediamo sempre nei sogni ma non riusciamo mai a parlarle.”

Si rese conto che stava discutendo con la più grande incognita della sua umanità, ed ebbe deferenza, quasi adorazione.

Come era alto l’uomo con il cappello! Lo superava  di almeno venti centimetri ed aveva negli occhi il nero che potresti vedere solo osservando la pece infernale, gli occhi del sognatore erano laghi blu di montagna.

“Parlare con me?” L’uomo con il cappello alzò il tono della voce.

Lo udirono tutte le persone intorno, e caddero gli aquiloni, il sole si rifugiò pauroso fra le nuvole, i giovani smisero di fare l’amore sull’erba.

“Certo, quello che sto facendo ora, capisce?”

Perché urlava, era arrabbiato?

“Continuate a divertirvi,  nessuno si distragga, divertitevi!”

L’uomo con il cappello era rivolto alla folla che si era creata intorno.

Il sognatore cercò di assecondarlo.

“Sì, andate, Forza! Divertitevi, e fate come se nulla fosse, stiamo solo parlando! Eheheh!”

La pece si asciugò lasciando scoperte due orbite nere.

“Demente, gli ordini qui li do io! Capito?!”

L’argonauta solitario era stanco, non gli rimaneva molto tempo, si sarebbe potuto svegliare da un momento all’altro. Doveva chiederlo adesso.

“Va bene, sono stato pacato e composto, finora, ma adesso andiamo alla questione…”

Una bambina avvicinò l’uomo con il cappello, maleducato habitué dei sogni di tutte le persone.

“Dove posso prendere i biglietti per le giostre?”

Lui si infilò le mani nella tasca destra e tirò fuori due pezzi di carta colorati.

“Ecco a te, e stai attenta!”

“Allora è burbero solo con me?” Rise il sognatore.

“Va via!” Fu la risposta.

“No, adesso lei mi dice chi è, e perché da ordini ai personaggi dei miei sogni!”

“Cosa è tuo qui? Niente, il sogno forse! Nient’altro…”

“Ma che stupidaggini? Qui è tutto mio,” disse il sognatore “anche tu! Sei solo un archetipo, un ricordo ancestrale, volevo che mi rivelassi la tua identità, ma vedo che non sei molto aperto al dialogo.”

Ora i crateri rimasti scoperti eruttarono lava molle e letale con grande forza. I suoi occhi erano fuoco. La sua voce diventò potentissima, oltre ogni suono umanamente udibile, una violenza sonora.

“Ora basta, Via! Sarete rimborsati al più presto! devo parlare con il proprietario del parco!”

Tutti obbedirono.

“Parco, ma di cosa parli? dimmi subito chi sei altrimenti ti cancello dal sogno.”

Un sorriso diabolico, poi la bocca putrescente del suo interlocutore si spalancò e dalla cavità vennero fuori le parole.

“Non hai capito, non puoi cancellarmi, io non sono tuo, e neanche gli altri . Tu sei mio!”

“Allora chi saresti?” Il sognatore cercò di essere spavaldo ma aveva paura, cominciò a sentirsi un ospite. La cosa più intima che aveva non gli apparteneva, non era sua.

“Sai, la gente paga per avere emozioni, c’è chi vuole stare  in tranquillo in un parco, e chi cerca luoghi da incubo…”

“Ma cosa?” Aveva timore di quello che avrebbe potuto dirgli, adesso.

Il voyeur dei sogni continuò sempre con la bocca spalancata, non muoveva le labbra, le parole provenivano dalle sue interiora.

“I vostri sogni sono l’ideale, scenari, ambientazioni, mi rendono ricco, lo sai?”

Il mefistofelico guardone delle menti rovesciò gli occhi dentro la testa.

“No, è un incubo! Lo so, adesso mi do un bel pizzicotto e mi risveglio…”

“Te lo do io il pizzicotto, ahaha!”

L’uomo con il cappello alzò la mano che era diventata un artiglio unico, sanguinolento.

“No, non toccarmi!”

Poi osservò meglio. Vide il colore verde, non era un vestito ma la sua pelle, i baffi ossei, le corna arricciate, il cappello non era un cappello ma il suo cranio deforme.

“Un incubo, solo un incubo!” Cercava di autoconvincersi.

“Adesso che ne dici se ti inizi a divertire anche tu?”

Aprì un abisso inverminito, che era la sua gola, dalla quale spuntavano marcescenti denti neri.

“Un incubo, un incubo!”

Sentì le parole di sua madre e quelle dell’amico. Si fusero in una sola voce.

Il vero male non lo porteranno le persone dal nostro mondo, non avere mai paura di quello che ti circonda.

Sempre a dormire! Ma quando ti svegli? Fa male dormire troppo, sai?

La sua ragazza diceva lo stesso.

Non riuscì mai più a svegliarsi.

 I ricercatori non tentarono un altro esperimento del genere.

L’ente militare che li finanziava aveva monitorato il sogno e aveva deciso di rinunciare, poiché nessuno, sapendo di andare incontro alla morte, si sarebbe offerto volontario per un’altra missione. Sapevano della creatura, ma non ne avevano parlato con nessuno.

MOLTO IMPORTANTE!

Se, quando vi capiterà di sognare, vedrete l’uomo con il cappello, non abbiatene paura, è innocuo. Sempre se non lo avvicinate.

E se nel vostro sogno noterete per caso un uomo più basso di lui di venti centimetri, con occhi profondi e blu, non disturbatelo, è impegnato. Cerca di far volare il suo aquilone.

alessandro oliviero

La vita, in sintesi

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la vita in sintesi

Anche l’amore ha un grado di purezza, non supera il 49%. Il resto è formato da un minerale granitico e poroso, chiamato sesso. Noi siamo cercatori d’amore che passano la vita a setacciare il fiume in cerca della pepita più pura. Invecchiamo sulle rive. Quando non ce la facciamo più a stare in ginocchio ci pieghiamo e cadiamo. Il bordo cede, teniamo stretto il crivello tra le mani: forse, al largo, troviamo la grande pepita bianca. Meglio tardi che mai. La corrente ci trascina e l’acqua diventa più limpida. Riusciamo finalmente a vedere il fondo e sorridiamo. Abbiamo la nostra risposta. Che l’oro, in quel fiume, non c’è mai stato. Siamo contenti, ridiamo degli altri che stanno ancora cercando e ce ne andiamo. Qualcuno sulla riva piange. È solo questione di tempo prima che lo scopra anche lui.

L’ora di religione

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ora di religione

La mia generazione odia la religione, odia l’ora di religione e gli insegnanti di religione.

Per noi la religione è la causa di tutte le guerre.

Allah è il grido di battaglia di una setta di assassini idioti, la croce è il simbolo demente e micidiale che per secoli ha oppresso conoscenza  e sapienti.

Se chiedete a quelli più piccoli, invece, preparatevi ad avere i brividi, per loro Gesù è ‘lo zombie ebreo venuto dal cielo che può farti vivere per sempre.’

L’insegnamento della religione nelle scuole ha completamente cancellato la coscienza religiosa dei suoi discepoli, l’ha fatta sembrare una cosa superflua, mentre era invece fondamentale. Quell’unica ora alla settimana, derisa, umiliata e sputtanata avrebbe potuto salvare più di una generazione, e invece l’ha condannata a una schiavitù culturale pesantissima.

Quell’unica ora avrebbe potuto avere un impatto enorme sul futuro della nostra nazione, ma presentata male e amministrata peggio ha fatto in modo che il suo insegnamento diventasse ridicolo e i suoi insegnanti pagliacci.

L’ora di religione non ha avuto senso, è stato come fare storia leggendo solo il capitolo sulla roma imperiale, come stare un anno sulla fotosintesi clorofilliana. Se invece di spendere tempo a parlare di religione cattolica avessero speso tempo a parlare di storia delle religioni sarebbe bastato un solo libro di Eliade Mircea e adesso la mia generazione non si ritroverebbe a pendere dalle labbra di Zeitgeist per avere un risposta sull’esperienza religiosa. Salta fuori, alla fine, che Gesù e Horus sono la stessa cosa e il cristianesimo è la copia della mitologia egizia, fonte youtube.

E la mia generazione è pronta a credere a tutto, perché non crede più in niente. Per colpa di quell’unica, piccola ora di religione: il Diavolo si nasconde nei dettagli.

Vedete, non è la religione la causa di tutto questo terrore, anche se un’analisi superficiale di causa effetto porta a queste conclusioni. è il modo in cui l’uomo interpreta la religione, e la utilizza per scopi che con il sacro non hanno a che vedere niente.

E non basta recuperare palla in contropiede con il papa dei selfie e la suora cantante su italia got talent. L’esperienza del sacro non è basata sulle iscrizioni e sull’audience, non è basata sullo share e sui mi piace, non è una gara a chi urla di più, a chi prende la nota più alta.

Dio continua a esistere, anche senza i suoi fedeli.

Il Krampus su Letteratura Horror

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http://letteraturahorror.it/news/1834-nuove-uscite-il-krampus-di-ivana-p-sparx.html

Va bene, tutti si lamentano sempre che il Natale è una festa consacrata all’industria culturale, alla belva del consumismo, invece questo dicembre avete l’occasione di dimostrare che questa festa può avere significati molto diversi da quelli tradizionali. Ivana Sparx, già regina della serie Passione Infernale, ci regala un racconto nel suo stile erotico, spietato. Pochissime case editrici possono dire di avere una come Ivana che scrive per loro, quindi non aspettate che Babbo Natale venga a portarvelo fin dentro casa , andate su Amazon e comprate IL Krampus!

Secondo la leggenda nordica Babbo Natale è incaricato di riempire di regali i bambini buoni mentre il Krampus ha il solenne compito di punire a suon di botte quelli malvagi.

Ma cosa succede se il Krampus è una scimmia deforme e malvagia, se perde spesso la testa, tocca a Babbo frenare la follia omicida del collega?

http://www.amazon.it/Il-Krampus-Una-storia-Natale-ebook/dp/B00QKLI7R6/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1418046469&sr=1-1&keywords=il+krampus