La coltivazione della marijuana in Italia

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So che può sembrare strano ma non molto tempo fa la coltivazione della canapa in Italia era legale.

Prima che le istituzioni la demonizzassero era una pianta utilissima e veniva utilizzata per moltissimi scopi.

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Questa storia è di Giuseppe Galluccio, si chiama Dalle mie parti ed è una bellissima e poetica testimonianza sulla realtà della canapa indiana in Italia negli anni in cui era tollerata.

Prima che al suo utilizzo venisse affiancata la parola magica “droga”
Se volete leggere altri racconti di Giuseppe potete trovarli all’interno dell’antologia Volume Nero

DALLE MIE PARTI

Era il ’78 quando cominciai a fumare erba. Sono nato e vissuto nelle vicinanze dell’agro Nocerino-Sarnese (in Campania, fra le province di Napoli e Salerno). Nella zona esisteva da secoli la coltivazione della canapa per la fibra, e qualcuno ne faceva anche decotti.

L’uso principale era quello agricolo. La campagna era ricca di coltivazioni di pomodoro, tra cui il famoso sammarzano, e i contadini usavano le fibre di canapa per legare le piante di pomodoro ai filari. La canapa cresceva anche spontanea, e veniva lasciata libera di crescere. Attirava gli uccelli, che sono ghiotti di semi, tenendoli lontani dalle coltivazioni. E i contadini si trasformavano anche in cacciatori: usavano i semi e parte dei fiori per tendere trappole e catturare gli uccelli e metterli in gabbia. Sembra che i semi di canapa facessero cantare meglio gli uccelli, e alcuni li selezionavano pure. Gli appassionati avevano scoperto che con i semi di certe piante i canarini cantavano meglio e di più.

C’era un tipo di canapa che chiamavano ‘o piccirillo: di alto fusto, fino a tre metri, di colore chiaro, a foglia stretta e lunga, con infiorescenze piene, ricca di semi e di resina. Piaceva molto agli uccelli e guarda caso era anche una delle più buone da fumare. Allora non molti avevano la radio e i contadini si portavano spesso nei campi le gabbiette, per avere la compagnia del canto. Gli uccelli mangiavano i semi e li spargevano tutt’intorno, e da questi semi nascevano qua e là nuove piante, perpetuando il ciclo. Naturalmente c’erano anche vere e proprie coltivazioni fatte esclusivamente per le fibre: piante cresciute molto vicine, molto alte, con poche foglie, inutili da fumare.

Nella zona era possibile trovare almeno quattro tipi di canapa che si erano selezionati nel tempo. Due li ho già descritti. Un altro tipo era basso, con pochi rami, e infiorescenze vicine al fusto. Aveva foglie larghe e corte, colore verde scuro. C’era poi un altro tipo di pianta di altezza media che sviluppava una grossa infiorescenza centrale color grigio verde con venature viola, a volte completamente viola. In genere non era buona da fumare, ma qualcuna era veramente allucinante, ti apriva le porte di un‘altra dimensione, non sempre piacevole. La chiamavamo la morte viola.

giphy (24)Noi ragazzi andavamo in giro a cercare le piante migliori. Diventammo presto abilissimi a riconoscere una pianta, magari col binocolo, o in una boscaglia, oppure dal treno in movimento. Anche i contadini ci indicavano i posti. Noi dicevamo che la canapa ci serviva per parare le rezze (preparare le reti per le trappole) e loro ci aiutavano a trovarla. Poi i ragazzi che paravano rezze cominciarono a diventare troppi, e i contadini capirono l’antifona. A qualcuno più simpatico raccontammo noi la verità. Nessuno si scandalizzava, sia perché molti si facevano decotti e infusi di canapa per i dolori o per facilitare il sonno, sia perché in genere i contadini erano amanti del vino, e rispettavano i gusti degli altri.

Così anche noi a volte frequentavamo le loro osterie. Si mangiava, si beveva, si fumava e si cantava tutti assieme, ci si divertiva alle feste con le ragazze.

Fino all’82 nessuno di noi dovette mai comprare erba. Avevamo a disposizione tutta quella che volevamo, e ci costava solo qualche piccolo regalo ai contadini, biscotti o qualche stecca di sigarette di contrabbando. Noi si fumava senza problemi, e si regalava erba a chiunque ne volesse.

Poi i raccoglitori di erba diventarono sempre più numerosi. Entravano senza chiedere permesso nelle proprietà per rubare le piante, e magari rubavano anche altro. I contadini diventarono diffidenti. E le cose cambiarono. Mentre la malavita cominciava a imporre i suoi canali di smercio, le forze dell’ordine andavano a minacciare i contadini avvisandoli che la canapa era droga e che correvano il rischio di essere arrestati. I contadini presero a estirpare regolarmente le piante spontanee, si misero a usare filo di ferro o legacci di nylon per legare i pomodori, e in breve tempo la canapa scomparve completamente dalla zona.

Nei quartieri metropolitani incominciò la diffusione massiccia dell’eroina, e molti di noi cominciarono a bucarsi. Ma questa è un’altra storia. Diventammo tristi come i canarini che non avevano più i semi per cantare.

VOLUME NERO /antologia italiana dell’orrore psichedelico/

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Quello che dobbiamo dire su VOLUME NERO non è mai abbastanza. prima di tutto è tornato su Amazon dopo un lungo ban da parte dell’azienda.

http://www.amazon.it/Volume-Nero-Antologia-dellorrore-psichedelico-ebook/dp/B00PTTTUDK/ref=pd_ecc_rvi_1

e via dicendo bisogna ricordare l’immenso grado di odio amore che questo libro ha suscitato attraverso le recensioni sia dei lettori che delle riviste specializzate: volume nero non ha conosciuto grigi, ma solo bianchi e, appunto, neri.

Adesso mancate solo voi

FELTRINELLI

BOOKREPUBLIC

SCRIBD

 

“Dentro a Volume Nero c’è raccontata la degenerazione di tutti i sentimenti. E anche la loro rinascita. Storie brevi e brevissime, che portano le insegne della letteratura a 140 caratteri ma ne sono la nemesi, il cavallo di troia, l’incontrollabile vendetta. Lasciateli entrare, questi racconti, oppure fate come volete: loro troveranno il modo di superarvi e scatenarsi.” 5/5 su Thriller Magazine

Non ci sono storie di case spiritate, di esorcismi, di eventi paranormali. Non succede quasi niente di “inspiegabile”, i personaggi  sono tutti in carne ed ossa e le vicende si svolgono secondo una sequenza sufficientemente razionale. Tuttavia, in ogni racconto è come se un teleobiettivo puntasse l’inquadratura sul lato oscuro – di miseria, di orrore, di repulsione – della vita dei protagonisti. 4/5 su Letteratura Horror

Volume Nero racchiude in sé novelle dalle tinte fosche, alcune di più alcune di meno, in una girandola monocromatica di allucinazioni sensoriali ed emotive, abbagli tossici iniettati in vena e sniffati con poca cura, tra droga, sesso, soldi e gatti; un viaggio che sarebbe perfetto definire psichedelico, tra personaggi sfigati, divertenti, malati d’accidia e nocivi fino all’anima, eros e amore che si mescolano in un confuso quadro spruzzato di splatter, con di sottofondo musica grunge suonata da zombie fan di Kurt Cobain.” 4/5 su Scrittevolmente

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Un Po’ Di Spiegazioni Per Volume Nero

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Ecco, molte persone sono letteralmente impazzite quando hanno comprato Volume Nero, per diversi motivi. Vediamo di dare delle spiegazioni una volta e per tutte.
1) Volume Nero non è un libro ‘horror’

2)Volume Nero è troppo violento (violenza gratuita?)

3)Volume Nero è scritto male, errori sintattici e grammaticali

Vediamo di rispondere a queste domande

1) Volume Nero è un libro horror. Sì, anche i racconti di Davide Semenzin lo sono. Se non ci credete non avete mai sperimentato la desolante paura provocata dagli incontri intensi e casuali, destinati a perdersi nell’oblio della memoria e della vita.

2) Forse avete letto troppi libri di vampiri e vi siete dimenticati che il vero orrore risiede nelle violenze quotidiane. Quelle che volete sentire solo dalla televisione, senza indagare più a fondo. Quelle che appena le leggete in un libro vi cacate sotto dalla paura e chiedete i soldi indietro (sì, anche questo)

3) Se c’è una cosa di cui sono certo, a parte il fatto che a Londra non esiste l’estate, è che Volume Nero è dotato di una narrativa nettamente superiore al 90% delle antologie sul mercato. Proprio ora, giugno 2013. I quattro autori selezionati non hanno pagato, non hanno preso soldi. Su quel libro ci sono andati perché scrivono da dio. Sarò categorico su questo: esistono i gusti, lo sanno tutti, ma se dite che il libro è scritto male non capite un cazzo o siete invidiosi. I refusi possono esserci, perché no. Riportateceli, fateceli notare, giusto.  Attendo una risposta.

Chi L’ha Detto Che Una Poesia Non Può Salvare Il Mondo? (Anche detto: C.L.D.C.U.P.N.P.S.I.M.)

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Deus Sex machina

I bambini africani sono fatti apposta

Per piangere

E per i viaggi sensazionali

A vent’anni mi  hai rovinato il compleanno

A vent’anni Ho bucato la cintura

con le forbici da cucina

Il mare è come i sogni a vent’anni

L’ultimo pensiero va al mio gatto

Che muore in silenzio

Affacciato alla finestra della cantina.

Ecco perché gli ultimi tre giorni

Non mangiava più
E poi dormiva sempre

Voleva abituarsi

Non lo sa nessuno

ho tentato di rianimarlo con le scariche elettriche

Il nuovo anno si è aperto come una ferita

Solo chi pensa positivo dice che per amore

Alla fine si muore

Sono sicuro che quando ti rivedrò sarò di nuovo capace di scrivere poesie

 

alessandro oliviero

Le Uova di Volume Nero

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Le Uova di Volume Nero (SCARICA GRATIS QUI) – scritto da Pietro Dossena, Alessandro Oliviero e Alessandro Daniele – è la covata ufficiale di Volume Nero, l’antologia italiana dell’orrore psichedelico. Apparso da pochi giorni, viene scaricato centinaia di volte: perché le cose gratis fanno gola profonda.

Ci sono 4 racconti più o meno dell’orrore, se orrore è vivere in condivisione con sei spagnoli e un bagno. In quel caso, vampiri, streghe e zombie sono pura Melevisione.
Il primo racconto, Invisibile Influenza, è stato già edito in diverse riviste (Il Salice Narrante, ad esempio), e viene riproposto qui in una versione aggiornata e ricorretta.

Le storie, che si scaricano qui, sono più o meno queste:

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Una ragazza di sedici anni si masturba utilizzando un cactus e da allora la sua vita e quella del suo cane volpino, Pippi, cambierà profondamente.


Un padre di famiglia nel pieno della crisi economica vieta al figlio di frequentare l’università di letteratura, sottovalutando la cattiveria della sua progenie.

Una donna affetta da demenza senile si scopre assetata di sangue giovane, e la visita di un suo nipote ventenne risulterà provvidenziale…

500 dollari alla fermata del bus: vi sfidiamo a prenderli

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La ditta 3M è così sicura dei suoi vetri infrangibili che ha messo 500 dollari dentro la pensilina del bus e ha sfidato chiunque a rompere il vetro e a prendere il denaro.

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Se spacchi il vetro te ne vai con i soldi, ma devi usare solo i piedi, nessuno strumento, nient’altro. A controllare che nessuno faccia il furbo c’è una guardia di sicurezza.
Non sarebbe bello se lo schermo del vostro iPhone fosse fatto dello stesso materiale?

Alla fine venne quel giorno

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Torna Pietro Dossena, più abissale che mai con una narrativa potente e sui generis votata alla creazione di leggende mostruose, strade parlanti, mitologie urbane senza via di scampo.

Il brano è tratto dal racconto, Alla fine venne quel Giorno, è pubblicato in Storie Quasi d’Amore, compra la tua copia qui!

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Milano quel giorno era più brutta che mai, con quei suoi palazzi grigi immersi nella nebbia. Camminando arrivai alla circonvallazione, osservai disgustato quei viali circolari nel cui mezzo, in disprezzo ad ogni legge della natura, crescevano degli stentati alberi rinsecchiti. La loro presenza mi innervosiva, mi innervosiva la loro tenacia nel continuare a vivere, seppur malati e ormai di colore grigio come tutto il resto del panorama, in mezzo a quello schifo, a tutto quello smog. Eppure essi continuavano a tenere duro, ogni tanto qualcuno moriva, ma la maggioranza continuava a dominare con la sua chioma il traffico sotto di loro, che mai si interrompeva per tutto il giorno. Mi misi a camminare lungo quell’orribile anello di paranoia che circonda tutta la città, senza pensieri nella testa e una profonda nausea dovuta all’inquinamento. Per questo ero così, io ero figlio di quell’anello di cemento, lì attorno c’ero nato e cresciuto, quel luogo aveva instillato in me il seme dell’odio e una demenza senile precoce, in fondo non avevo mai avuto nessuna certezza nella vita se non quella che ogni giorno avrei attraversato quella striscia di cemento: la mattina per andare a scuola e il pomeriggio per andare a giocare.
D’un tratto cominciai ad essere fastidiosamente perseguitato da una strana idea: gli architetti di quella cosa non l’avevano progettata per facilitare la viabilità congestionata della periferia milanese, essi, come dei novelli alchimisti, avevano progettato quel cerchio come un anello di contenzione per le menti, un simbolico confine in cui rinchiuderle e soggiogarle, essi avevano creato un mostro che viveva di vita propria e si nutriva delle anime di coloro che ci vivevano attorno, avevano creato un mostro che ogni giorno per vivere aveva bisogno del suo tributo di sangue fresco. L’idea si insinuò nella mia mente come un cancro fino ad occuparla tutta, riempiendomi di disperazione, alla fine mi pareva anche di sentirla parlare la circonvallazione, e mi diceva -vieni, vieni a me, – è tutto inutile, pensai, poi aspettai che venisse rosso per attraversare la strada e l’ultima cosa che vidi fu il grosso muso arancione di un autobus che mi veniva addosso.

Sulle GIF animate, i messaggi istantanei della rete

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Le leggi fisiche del ciberspazio sono evidentemente molto diverse da quelle che regolano i processi del mondo reale. Ad appena vent’anni dalla sua nascita il web ha registrato rivoluzioni, attacchi, cedimenti, ricostruzioni, accaduti in tempi incredibilmente veloci: la struttura basica di internet appare come proiezione del subconscio umano e dei suoi archetipi ricostruiti in un dominio parallelo e rivissuti sotto forma di immagini istantanee e significative della storia evolutiva. La ontogenesi del virtuale ricapitola la filogenesi del reale. Questo vuol dire che tutto ciò che si è verificato sulla terra nell’arco di centinaia di anni avviene nel web in pochi istanti, compresi i mutamenti sociali.
Internet è uno spazio virtuale che catalizza memorie e sentimenti del villaggio globale. Le gif animate rappresentano un’apice della comunicazione istantanea, permettono un cross over di informazioni infinito. Sono convinta che se nello spazio avessero inviato delle gif animate piuttosto che sequenze numeriche, chimiche, algebriche e teoremi geometrici (mi riferisco al Pioner 10)qualsiasi alieno sarebbe stato felice di mettersi in contatto con noi: allo stato attuale se un marziano trova la placca del Pioner pensa che gli vogliamo fare un esame di abilitazione all’insegnamento universitario. La nasa avrebbe dovuto pensarci.

 

bambi

Il Diario di una Latex Lady

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Un po’ di anni fa (era il 2008?) non ricordo.
Comunque, in un’era che non supera la prima decade degli anni duemila, navigavo il mare di internet ancora più spavaldamente e irresponsabilmente come un vero lupo della rete: senza maglietta, coltello in bocca e un orecchino di rame che mi è stato a lungo criticato. Avevo fatto naufragio su un sito che all’epoca considerai sconcertante e ancora adesso mi dà i brividi: si trattava del blog di una donna che vive da dieci anni coperta da un burqa integrale in latex. Sposata, bissessuale, madre di famiglia. Lei si descrive così:

I am a lifestyle submissive latex fetishist. I am married, bisexual, a PhD, a mother and I now live a rubber-centric submissive lifestyle 24/7; a longtime dream of my Dom husband’s and mine.
For a year from Jan 1, 2005 I was completely enclosed in latex 24/7 in some form or fashion.
For that year I did not see my own face or body nor did my husband, family or friends, without a mediating layer of latex. It was a very bizarre and fun year.

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Il sogno di qualsiasi terrorista BDSM di Al-Qaeda che si rispetti. Nei post descriveva le sue intere giornate, tutto ciò che faceva e che riusciva a fare con quel burqa di latex addosso. Le sue peripezie al ristorante, al centro commerciale, quanto è difficile mangiare gli spaghetti senza sporcarsi. Avevo quasi pensato di scriverle, ma non sapevo cosa avrei potuto dirle esattamente. Così me la tolsi dalla testa e la mia vita andò avanti.

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Fino ad oggi. Che mi è venuta in mente di nuovo e mi sono messo a cercarla. Saranno passati 3 o 4 anni, il suo sito ha sempre più sostenitori, anche se non ha la fama che avevo previsto. Forse perché non si parla più di burqa ma di crisi economica. Anche se, qualsiasi crisi sia potuta accadere nel mondo dal 2008 ad adesso, sembra non aver colpito questa donna, che continua a descrivere con irritante minuzia e stile piatto le sue giornate da Latex Submissive sopra un blog di cui il marito avrò sicuramente la password. Un blog che leggeranno insieme, sorridendo, prima di andare a letto. (perché, in tutto ciò, deve esserci una grandissima componente narcisistica)
Ho fatto questa riflessione. Che dal 2008 io ho cambiato 6 lavori, almeno dieci case e ho visto più coinquilini di una comune hippie e lei sempre lì, con il burqa di latex in testa a fare festini sadomaso con il marito e andare al Mall a comprare cibo difficile da mangiare con una maschera di gomma in faccia. Io la odio, mi irrita la sua costanza e la invidio nel modo di vivere, perché è riuscita a trovare il suo equilibrio e io invece sempre a scappare ogni sei mesi di casa in casa, da continente a continente, da nazione in nazione, dalla padella alla brace, dallo stufato al fritto misto, dal Patè de foie gras alla cucina in lavastoviglie (http://www.ibs.it/code/9788858004340/casali-lisa/cucinare-lavastoviglie-gusto.html)

Allora ho deciso di scriverle: le chiederò come ha fatto a trovare il suo equilibro, quanto tempo ci ha messo e il prezzo per la sua libertà d’espressione, e dopo che mi avrà risposto a tutte le domande che ho da farle le chiederò l’indirizzo del posto in cui compra tutti quei burqa colorati e magari, se non per un anno, solo per un giorno, proverò anche io ad indossarne uno.

http://latexlifestyle.blogspot.co.uk/ ecco il suo blog

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Volume Nero

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Quando gli ho chiesto di farmi un booktrailer, a Lorenzo Vincifori, gli ho chiesto prima di tutto se sapeva cos’è un booktrailer; ha detto -sì, eccome, so cos’è un booktrailer- Evidentemente Lorenzo non ha mai visto un booktrailer. Va bene lo stesso.

QUELLO CHE NESSUNO VI DICE SUL KINDLE

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La verità è venuta fuori: c’è un buon 10% di persone che comprano il Kindle e va a finire che lo usano così.

Ma sopra a un libro normale non sarebbe lo stesso? No, perché sopra a un libro normale non puoi cambiare la copertina assecondando l’umore

E insomma, oggi è una giornata nera, l’umore è nero e allora abbiamo pensato a Volume Nero.

Amen, ragazzi.

PREZZI DEGLI EBOOK TROPPO ALTI: PEARSON, HACHETTE E HARPER IN TRIBUNALE

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Le cinque maggiori case editrici mondiali, tra cui il gruppo inglese Penguin, stanno affrontando un’azione legale da parte del Dipartimento di Giustizia americano con l’accusa di aver preso accordi sull’aumento del prezzo degli ebook.

Il caso è stato aperto dopo che sono state svolte delle indagini sui contratti firmati con Apple da Pearson (di proprietà Penguin), Simon &Schuster, Hachette Book Group, Macmillan e News Corp HarperCollins Publishers.

Questi editori avrebbero preso accordi nel periodo in cui Apple ha lanciato l’iPad, in modo da fissare il prezzo degli ebook. A sua volta, Apple, ne avrebbe guadagnato un profitto del 30%.

Ma non sembra essere una novità: nel mese di dicembre la Commissione Europea stava svolgendo un’indagine sulle stesse cinque case editrici per un potenziale caso di antitrust.