L’età della febbre, Minimum Fax

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Normalmente non vi direi niente.

Mi limiterei al silenzio che riservo agli instant book di narrativa, un silenzio molto pacato, ma non di rimprovero: non li biasimo gli instant book, materiale usa e getta, disposable fun, niente di male per carità, ma su di loro non c’è mai molto da dire, e a parte Gioventù Cannibale il resto può essere pure dimenticato.
La folgorante contemporaneità di questi libri, Il loro maggiore punto di forza, è anche la maledizione nascosta tra le loro pagine, il punto debole che gli impedisce di diventare grandi libri, di guardare oltre le correnti letterarie, acquisire una dignità oltre il tempo e lo spazio.
Ma dopo aver finito L’età della Febbre mi sono morso la lingua: voi dovete assolutamente comprare questo libro edito da Minumum fax sull’ultima decade degli anni zero, e inchinarvi alle parole che sono contenute al suo interno come di fronte al sacerdote di un potentissimo e misterioso culto di iniziazione.
L’età della Febbre parla infatti di iniziazioni e le racconta singolarmente attraverso le vite dei suoi protagonisti.
Tutti i personaggi di questo libro, a un certo punto della loro storia, muoiono. Agli affetti, ai ricordi, all’idea di loro stessi, per rinascere a una nuova vita. Il concetto di rito di iniziazione è alla base della chiave di lettura di questa antologia, reso esplicito nel secondo racconto Un posto nel mondo, di Rossella Milone con il riferimento a quel volume magico che tutti dovremmo leggere prima di aprire bocca su ogni argomento legato alla religione, il Ramo D’oro di Frazer.


Non importa chi sia il grande iniziatore, il neofita deve sottoporsi a prove equivalenti alla tortura prima di essere considerato degno di rinascere a nuova consapevolezza. E questi quindici anni che sono trascorsi dall’inizio del millennio, questa età della febbre ha costretto tutti noi, a un certo punto della vita, a morire a noi stessi, a riconsiderare la radice stessa della nostra personalità. L’età della febbre sarà ricordata come il più grande evento di iniziazione di massa e questa raccolta curata da Christian Raimo e Alessandro Gazoia ne porta una testimonianza degna di essere ricordata.

E ora andate a scaricarvi gratis in edizione digitale Topolinia Blues il nostro gioiello pulp edito a giugno, l’ultimo nato della cucciolata di ctrlaltwrite

Recensione per Volume Nero dall’Angolo Del Nero

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Volume Nero è un libro su cui ne hanno dette di cotte e di crude e di solito la proporzione è sempre quella: Odio/Amore senza vie di mezzo, una caratteristica, questa, che accomuna il libro al suo editor. Anche a me, infatti, la vita ha riservato questa sorte estrema che molti considerano un vanto speciale ma che in realtà è una gran rottura di palle.
L’angolo del Nero, curato da Giorgio Picarone (ThrillerCafè)

ci ha fatto una recensione di puro amore a Volume Nero (leggetela qui)

e noi non potremmo essere più felici perché ha centrato in pieno lo spirito del libro.

andate a leggerla. Ma ora!

Le Uova di Volume Nero

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Le Uova di Volume Nero (SCARICA GRATIS QUI) – scritto da Pietro Dossena, Alessandro Oliviero e Alessandro Daniele – è la covata ufficiale di Volume Nero, l’antologia italiana dell’orrore psichedelico. Apparso da pochi giorni, viene scaricato centinaia di volte: perché le cose gratis fanno gola profonda.

Ci sono 4 racconti più o meno dell’orrore, se orrore è vivere in condivisione con sei spagnoli e un bagno. In quel caso, vampiri, streghe e zombie sono pura Melevisione.
Il primo racconto, Invisibile Influenza, è stato già edito in diverse riviste (Il Salice Narrante, ad esempio), e viene riproposto qui in una versione aggiornata e ricorretta.

Le storie, che si scaricano qui, sono più o meno queste:

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Una ragazza di sedici anni si masturba utilizzando un cactus e da allora la sua vita e quella del suo cane volpino, Pippi, cambierà profondamente.


Un padre di famiglia nel pieno della crisi economica vieta al figlio di frequentare l’università di letteratura, sottovalutando la cattiveria della sua progenie.

Una donna affetta da demenza senile si scopre assetata di sangue giovane, e la visita di un suo nipote ventenne risulterà provvidenziale…

IL MAESTRO IL TERRORISTA IL TERRONE

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De Cataldo, già autore di Romanzo Criminale, ha scritto un libro agile e fulminante, pericolosamente attuale. Se pensate di comprare un altro di quei barbosi saggi sul Risorgimento vi sbagliate. Questo libro non c’entra nulla con i Centocinquant’anni dell’Unità che i supermercati festeggiano con i mega-sconti. È una storia di ideali, se volete. Se vi piace, chiamatela pure una storia di rivoluzionari.

È il racconto di tre “matti”. Tre geniali e folgoranti “matti” che avevano deciso di avere il controllo sulle proprie vite piuttosto che lasciarle in comodato d’uso al destino. Geniali, folgoranti e, per dirla come l’autore, terroristi. De Cataldo docet quando scrive che la nostra rivoluzione, al pari di tutte le lotte di liberazione nazionale, è stata anche una lotta fatta di sangue, opportunismo, tradimento e terrorismo. Pensate a Mazzini, pensate al monumento che gli abbiamo costruito a Roma: la statua di un vecchio gracile e barbuto, appollaiato su un trono di marmo. Lui, che tutta la vita ha pensato a come rovesciarli, i troni. L’uomo più ricercato d’Europa, il Bin Laden del Risorgimento, un ribelle che sabotava regni, il latitante avvolto da nere leggende che lo volevano satanista e luciferino. Mazzini, quella statua, la prenderebbe a colpi di martello.
E Orsini? Se vi capita di camminare in via Felice Orsini, ricordatevi dei dodici morti e dei centocinquanta feriti che le sue bombe al mercurio hanno mietuto come falci. E Pisacane? Se non fosse stato per il vecchio adagio: “eran trecento eran giovani e forti e sono morti”, Pisacane sarebbe stato ricordato solo come un bizzarro cognome. Invece era un’avanguardista dell’amore libero che cercò di infiammare la rivolta negli animi del Sud. Ma il Sud era umido e ostile, come un fungo velenoso messo a bollire per cena.
Mazzini morirà latitante, Orsini decapitato, Pisacane suicida.
Vivere nuoce gravemente alla vita? Dopo questa lettura avrete voglia di consumarla, la vita. Come un cappotto che ti piace troppo e lo indossi sempre, fino a che non si strappa: il Maestro, il Terrorista e il Terrone hanno vissuto in questo modo. E De Cataldo ha narrato le loro vite a un ritmo impetuoso, così come scorrevano durante quegli anni.
È vero, a volte la storia edulcora i fatti come un dolcificante per caffè, ma i documenti resistono. Nel 1857, a proposito della situazione politica in Italia, Mazzini scrisse: “Senza una bella tempesta che spazzi via tutto non c’è speranza. L’aria è inquinata. Le parole hanno perso il loro significato. Si è perduta ogni regola di veridicità e di morale politica.” Vi ricorda qualcosa?

Alessandro Oliviero