Immagino un cimitero

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immagino un cimitero di bare lunghe come coltelli, conficcate nella terra come coltelli, e ogni mattina mezz’ora dopo le cinque da quel cimitero viene una musica dolce che inonda la città, immagino che la irradi e che la litania sia dolce e che non svegli nessuno ,ma tutti restano a dormire e sognano di vivere su una spiaggia che si allaga quando cala la notte e allora si formano lagune e tutte le case vengono sommerse, anche se  la vita continua lo stesso. Immagino che quando viene la piena gli abitanti indossino mantelli neri, immagino che gli uomini comincino a baciare le donne e a toccarle, e che la musica sia dolce e accompagni un rito erotico antichissimo che proviene dai pesci e il suo segreto sia stato tramandato un giorno dalle profondità del mare a tutti gli abitanti dell’isola, che in realtà stanno sognando. Si sveglieranno nella loro città, che non ha per niente di mare, che è tutta  sabbia e vento.

TOPOLINIA BLUES

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E ora una notizia che vi farà saltare dalla sedia. Se siete seduti. Altrimenti se siete per strada comincerete a saltellare sul marciapiede come dei canguri. Garantito.

TOPOLINIA BLUES
FINALMENTE PER LA GIOIA DI GRANDI E PICCINI
DISPONIBILE SU AMAZON clicca QUI!

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I corpi senza vita di Orazio e Clarabella vengono trovati nella loro abitazione monofamigliare alla periferia di Topolinia. Lei è morta con centootto coltellate, lui con una dose di eroina mista a topicida. L’indiziato numero uno è Pippo, ex fidanzato di Clarabella, attore comico caduto in disgrazia travolto dall’abuso di alcol e di droghe. Topolino è convinto dell’innocenza dell’amico e intende dimostrarla, ma la scomparsa di Pippo rende il caso più difficile. L’ultimo ad averlo visto è Paperino, ma lui in questa storia non vuole entrarci: ha trovato un nuovo lavoro e tutto sembra girargli per il verso giusto, almeno finché non arrivano i suoi nipotini, Qui Quo Qua, e le cose iniziano a sfuggirgli di mano. Se poi si mette in mezzo alle indagini anche Paperetta Ye Ye, giornalista d’assalto sexy e spregiudicata, uno sbirro corrotto e alcolizzato di nome Manetta e una nuova misteriosa droga che provoca violenza e omicidi, allora le cose si complicano. Topolino sarà costretto a scendere nei bassifondi, a rispolverare vecchie conoscenze che credeva di essersi lasciato alle spalle. Ma la sua indagine lo porterà a scoprire una verità sconvolgente.

Mi spiegate come si fa a resistere a una trama così? Me lo spiegate? Sinceramente non me ne frega. Compratelo ora PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.

IL KRAMPUS, UN RACCONTO DI NATALE

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UN RACCONTO DI NATALE DI IVANA P. SPARX

UN RACCONTO DI NATALE DI IVANA P. SPARX

Machina press e CTrlAltWrite presentano il racconto di Natale che tutti avete aspettato per molto tempo!

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IL KRAMPUS

Secondo la leggenda nordica Babbo Natale è incaricato di riempire di regali i bambini buoni mentre il Krampus ha il solenne compito di punire a suon di botte quelli malvagi.
Ma cosa succede se il Krampus è una scimmia deforme e malvagia, se perde spesso la testa…
tocca a Babbo frenare la follia omicida del collega?

Presto, in tutti i negozi online

Travaglio e la Vendetta del panno Swiffer

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Purtroppo gli incassi relativi all’ultimo film non sono andati bene. per questo motivo la casa di produzione (la Produzioni Riproduzioni)ha deciso di avviare le riprese di un ultimo instant movie che servirà a terminare prima di tutto la saga del ragazzo che si è innamorato di travaglio (ci sono, in giro per il mondo, almeno 7 fan, un po’ come la storia dei sosia, che chiedono come va a finire), e poi a recuperare almeno i soldi per pagare l’affitto e le bistecche di manzo che ho comprato per riprendermi dalla carenza di vitamine. Deve essere a Bassissimo budget, al contrario dell’altro film, dove siamo andati con tutta la troupe in amazzonia a schiacciare i bruchi per rendere più reale la scena dell’estizione di massa degli insetti. No, niente di tutto questo sarà nel nuovo film

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  Travaglio e la vendetta del panno Swiffer

Il ragazzo è ancora davanti al computer, In prima pagina su Repubblica, dopo aver chiuso una pubblicità grande due volte lo schermo del pc, vede il video del papa francesco sbranato da tre bambini zombie. Sono passati ventidue giorni da quando è scappato dal supermercato grazie al profumo Glade. Sembra che l’epidemia di zombie stata in qualche modo arginata. Ad un certo punto gli arriva un sms: Dona 1 euro alle vittime degli zombie e Partecipa al concorso una giornata con Marco travaglio. Invia un messaggio al numero 22233 scrivendo SìZombie.” Questo vuol dire solo una cosa: l’occasione della vita, quella che si presenta solo una volta e per di più facendo una buona azione. Scrive frettolosamente sìZombie e invia il messaggio. Nell’attesa dei risultati dell’estrezione aprel browser  su tre divertsi siti porno giapponesi e scava tra le catgorie più impensabili (capezzoli verdi e frittura di calamari,  1 bartender, 1 martini glass) e solo a quel punto intuisce il suo destino: deve einventare un nuova,,cliccatissima categoria per i siti porno. Comincia un ruicerca spasmodica che lo porterà alle colonne d’ercole di internet, un viaggio internautico da far cacare sotto Ulisse. Ma prorpio mentre sta per raggiungere la verità incappa in un video su you tube: berlusconi umilia travaglio spolverandogli la sedia. Quel video diventa un’ossessione, un abisso. Lo guarda circa 3.502 volte fino a far impazzire il browser di explorer che comincia a chiedere aggiornamenti continui per plug in mancanti o difettosi. Il ragazzo utilizza gli ultimi 200 euro che gli sono rimasti per comprare un software che gli permette di ingrandire l’immagine della fraudolenta umiliazione. E si accorge, dopo sgranamenti e zoomate da psicotico, che il cavaliere nero di ocnfindustria dalla tasca non tira fuori un normale fazzoletto, ma un panno swiffer…

Fine prima parte

Un Film su Marco Travaglio

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travaglio

Parte I: Travaglio’s quest e Le multe sulla Corsia di Destra

Un ragazzo, che potrà avere se non 21 anni almeno 18, perde interesse per la pornografia e diventa gay dopo aver visto Travaglio in televisione. Il cambiamento troppo rapido dei gusti sessuali lo spinge a fuggire di casa e a vivere in autostrada nelle piazzole di sosta d’emergenza, dividendo le sue giornate con un autovelox anarchico che si è ribellato alla società e ha deciso di multare tutti quelli che vanno lenti. Si tiene occupato sputando sui finestrini dei vecchi che guidano sulla corsia di destra e calpestando lumache senza guscio quando fa buio. Un giorno l’autovelox uccide un poliziotto e comincia a vivere una vita di latitanza nelle campagne autostradali italiane. Allo stesso tempo Il ragazzo capisce che aspettare di perdere la cotta per Travaglio è solo tempo sprecato e così decide di ucciderlo.Torna a casa, si chiude nella sua cameretta cantando it’s the final countdown degli Europe e comincia a cercare sul sito del Fatto Quotidiano informazioni che possano aiutarlo a capire dove vive Travaglio e la sua famiglia.

Parte II: Travaglio’s quest e il Glade al profumo di Arlecchino

Mentre si trova in un sito di gossip la sua attenzione cade su un banner pubblicitario: “Studi dimostrano che le donne dell’est sono scientificamente più attratte dagli uomini europei” e decide di votare il resto della sua vita a confutare queste scoperte, ma ad un passo dalla verità viene corrotto dal video “surprise anal sex in a bar” e si perde nei meandri della pornografia in rete.Passa 28 giorni a operare la maratona di masturbazioni più furiosa nella storia della razza umana. Utilizza il quantitativo di carta igienica sufficiente a soddisfare una settimana di diarrea in africa e procura l’abbattimento di più di 50mila alberi della foresta amazzonica causando la scomparsa di una popolazione indigena preincanica e l’estinzione di due specie di bruchi.Esausto dall’esperienza scopre di non provare più nulla per Travaglio. Esce di camera sfondando la porta e per recuperare le forze si reca in supermercato con la speranza di trovare il camaleonte di gomma nella confezione dei sofficini al prosciutto.Ma, all’uscita del portone, scopre una terribile verità. Il mondo è stato conquistato dagli zombie e gli unici esseri umani che portano avanti una strenua resistenza sono asserragliati nei reparti del supermercato. Ogni gruppo vive in un reparto separato.Così lui va a vivere con quelli della sezione deodoranti ambientali visto che non sopporta la puzza di zombie. Gli torna la cotta per Travaglio ed è triste perché non è riuscito a confutare la teoria che le donne dell’est sono attratte dagli uomini europei. Un giorno scopre che il Glade® contiene una sostanza tossica chiamata c201 Arlecchino(?) in grado di uccidere gli zombie. Non lo dice a nessuno, esce dal supermercato e ne ammazza una decina giusto per riuscire a tornare a casa. Se ne sbatte degli altri e si collega di nuovo su internet. Ora che non deve avere più paura degli zombie nella sua testa si agita solo un pensiero che gli brucia come un ferro rovente stretto tra pollice e mignolo (il così detto mignolo opponibile): trovare Travaglio e dichiarargli i propri abnormi sentimenti.

Movie Trivia: c201 Arlecchino prende il nome dal suo inventore: la famosa maschera di carnevale che tutto il resto dell’anno lavora come chimico ricercatore per un’azienda privata di cosmetici.Movie Bloopers: Nella scena in cui il ragazzo liquefa il cervello dello zombie spruzzandogli il Glade® sugli occhi, si può sentire il direttore della fotografia che esclama: “da due giorni mi prude il culo e nessuna crema funziona”Movie Quotes: “Quei poveri bruchi…” Un ambientalista

VOLUME NERO /antologia italiana dell’orrore psichedelico/

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Quello che dobbiamo dire su VOLUME NERO non è mai abbastanza. prima di tutto è tornato su Amazon dopo un lungo ban da parte dell’azienda.

http://www.amazon.it/Volume-Nero-Antologia-dellorrore-psichedelico-ebook/dp/B00PTTTUDK/ref=pd_ecc_rvi_1

e via dicendo bisogna ricordare l’immenso grado di odio amore che questo libro ha suscitato attraverso le recensioni sia dei lettori che delle riviste specializzate: volume nero non ha conosciuto grigi, ma solo bianchi e, appunto, neri.

Adesso mancate solo voi

FELTRINELLI

BOOKREPUBLIC

SCRIBD

 

“Dentro a Volume Nero c’è raccontata la degenerazione di tutti i sentimenti. E anche la loro rinascita. Storie brevi e brevissime, che portano le insegne della letteratura a 140 caratteri ma ne sono la nemesi, il cavallo di troia, l’incontrollabile vendetta. Lasciateli entrare, questi racconti, oppure fate come volete: loro troveranno il modo di superarvi e scatenarsi.” 5/5 su Thriller Magazine

Non ci sono storie di case spiritate, di esorcismi, di eventi paranormali. Non succede quasi niente di “inspiegabile”, i personaggi  sono tutti in carne ed ossa e le vicende si svolgono secondo una sequenza sufficientemente razionale. Tuttavia, in ogni racconto è come se un teleobiettivo puntasse l’inquadratura sul lato oscuro – di miseria, di orrore, di repulsione – della vita dei protagonisti. 4/5 su Letteratura Horror

Volume Nero racchiude in sé novelle dalle tinte fosche, alcune di più alcune di meno, in una girandola monocromatica di allucinazioni sensoriali ed emotive, abbagli tossici iniettati in vena e sniffati con poca cura, tra droga, sesso, soldi e gatti; un viaggio che sarebbe perfetto definire psichedelico, tra personaggi sfigati, divertenti, malati d’accidia e nocivi fino all’anima, eros e amore che si mescolano in un confuso quadro spruzzato di splatter, con di sottofondo musica grunge suonata da zombie fan di Kurt Cobain.” 4/5 su Scrittevolmente

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L’infinito orgasmo di Giacomo Leopardi

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Sempre caro mi fu quest’ermo corpo

e questa gonna, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

ma sedendo e rimirando interminate

scollature di la da quella, sovraumani

seni e profondissimi decolletè

io nel pensier mi fingo, ove per poco

il pene non s’indura. E come i gemiti

odo stormir tra queste labbra, io quello

infinito culo e questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno

e le piccole morti, la mutandina

evviva! e il suon di lei che viene. Così tra questa

umidità s’annega il membro mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mar

Siete pronti per un po’ d’amore?

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Era proprio a san valentino che dovevamo darvi questa notizia spettacolare.

Esce il nuovo libro di racconti di Pietro Dossena

STORIE QUASI D’AMORE

a poco più di un euro

storie quasi d’amore

se voi siete quelle persone che a san valentino sono sempre sole e sono sicure che non troveranno mai l’amore della loro vita, allora leggere pietro dossena

in tutti gli store digitali,

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1,49

 

Il Senso Della Vita

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alessandro oliviero

La vita ha la predisposizione a replicare se stessa. La vita è un replicante. La vita si moltiplica all’infinito finché un’altra vita non prende il sopravvento su quella precedente. Allora, per quanto grande sia lo sforzo di replicarsi, non riesce a sfasare il tetto dell’estinzione e finisce.

Ogni forma di vita tende a considerarsi responsabile dell’areale che copre in tutta la sua estensione.

1)Dopo diverse ricerche le formiche sono sicure che i terremoti siano causati dall’ampiezza dei loro tunnel sotterranei. Credono che la terra tra duecento anni o giù di lì diventerà così piena di buchi che non potrà più reggersi e crollerà su se stessa.

2)I leopardi si ritengono responsabili dell’estinzione delle antilopi.

3)I piccioni hanno una teoria escatologica sulle briciole di pane: se non fosse per loro che le mangiano  nel tempo di cinquecento anni ricoprirebbero tutta la superficie terrestre rendendola invivibile

4)Gli esseri umani sono convinti che se non la smettono di costruire fabbriche renderanno il pianeta impossibile per tutti quelli che ci vivono.

Ogni specie terrestre tende a ritenersi  superiore per un motivo particolare che le caratterizza.

1)Gli uccelli sono gli unici a saper volare

2)Gli uomini sono gli unici che sanno fare quel giochetto con il pollice.

3)Le formiche sono le uniche a riuscire, senza ribellioni e casini burocratici, a tenere organizzate comunità da milioni di individui.

La vita possiede una sola virtù che ne rappresenta anche il limite più grande.

Ogni specie è in grado di replicare se stessa, ma non può replicarne altre.

Le balene producono balene

Le rondini producono rondini

Le rane producono rane

I funghi producono funghi.

Se ne traggono vantaggio, le specie si aiutano a vicenda a replicarsi.

Le api che portano il polline.

L’amico che vi presenta una collega .

Ma rimane il fatto. Le balene producono balene, le mantidi producono mantidi e così via.

La vita è una condizione fondata sul conflitto. Attiene al bisogno continuo di costruire cose nuove ed eliminare quelle vecchie. Questi due processi sono noti.

Se lo scopo della vita è riprodursi all’infinito allora tutte le forme viventi su questo pianeta sono allo stesso punto evolutivo. A metà della scala.

Le balene producono balene

Le sardine producono  sardine

Ma le mantidi non producono sardine

E le balene non producono rondini

La massima evoluzione sarà raggiunta quando:

Le api produrranno rane

Le rane produrranno uomini

Le formiche produrranno sardine

Quando la vita si renderà intercambiabile si espanderà tantissimo e i conflitti che oggi ne rappresentano le fondamenta diventeranno  l’intero palazzo domani; non esisteranno più le specie prese singolarmente  e una bestia ibrida di carne animale e materia virale, un lupo con le radici, un busto umano senza arti ricoperto di spine diventerà il migliore amico di vostro figlio quando va a scuola e a giocare a pallone: questa fase sarà chiamata Megavita e vorrà dire un malefico maelstrom di orge erotiche e lascive da cui proverranno vagiti rauchi di vecchi usciti vivi da feste zoofile terribili e accoppiamenti interspecie devastanti amministrati da austere formiche giganti cuckold. Neonati con la testa di rettile prediranno il futuro.

Alla fine la Megavita collasserà tra le sue stesse bestiali pieghe.

Questo momento, comunque, è molto lontano.
Fino a prova contraria la vita si moltiplica all’infinito finché un’altra vita non prende il sopravvento su quella precedente.

Novita Editoriali di Novembre! Racconti d’amore di Pietro Dossena

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A breve rilasceremo dalle profonde galere editoriali di CtrlAltWrite la nuova creatura. Una raccolta inedita dei racconti di Pietro Dossena, tutta sull’AMORE.

Storie quasi d’amore, si chiama

La copertina sarà a cura, ancora una volta, della bravissima Sofia Rocca, instancabile demiurga di copertine digitali e video editor, con sede a Londra. Se volete vedere i suoi lavori cliccate qui.

Non potete perdervi questa raccolta, perché Pietro Dossena è un fottuto genio e quando scrive d’amore fa piazza pulita.

Dall’introduzione, a cura di Alessandro Oliviero

Pietro Dossena è uno stregone e questo libro è il suo personale grimorio, narra la storia dell’amore servendosi di piccoli esperimenti e pozioni sotto mentite spoglie di racconti, leggendoli cadrete vittime della loro magia, mesmerizzerete le vostre anime per sempre, consacrandole a un mago invisibile. E su tutti i cuori che l’amore ha sterminato io vi giuro che perderete voi stessi dentro a questo libro elettronico che in mezzo ai suoi codici html nasconde una malia, e che mentre lo leggete, proprio adesso, vi sta penetrando una maledizione primordiale che si tramanda da migliaia di anni nel seme dell’umanità.
I personaggi di queste storie cadranno sotto la falce dell’amore, uno alla volta e senza fretta: verranno ingoiati vivi, come fa l’inferno, e tutti interi, come si cade nel baratro.
Su questo testo grava un incantesimo antidiluviano; avete in mano un libro pericoloso.
Non leggetelo per mezzo, cominciate dall’inizio, proseguite dritti fino alla fine, e piano piano, come un filtro incantato, andrà giù.
E giù, molto giù, vi porterà insieme a lui, dove non troverete più la strada per tornare a casa.

Il Vizio Di Satana

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“Esistono molti modi di morire, Erika, ma ancora più modi esistono di uccidere. Gli uomini hanno escogitato diversi piani per strappare la pelle, divellere le carni, slogare gli arti e prolungare l’agonia più dolorosa. Ma creature più antiche e primordiali, culture demoniache che vivono da milioni di anni sotto terra e nelle fosse degli oceani, hanno avuto il tempo e la pazienza di perfezionare questa macabra arte. Hanno capito che la carne era solo l’inizio, e hanno cominciato a sbranare l’anima, Erika. Quelle diavolesse ci avrebbero preso a morsi in faccia per giorni, ma ti assicuro che le avresti supplicate come una puttanella di fartelo ancora, e ancora, se avessi provato quell’altro tipo di dolore, che è la loro specialità, il piatto forte dopo un disgustoso antipasto di frattaglie e carni lacerate.  Saremmo morte come nessuno muore più da millenni, Erika.”

 

COMPRA IL LIBRO

Recensione per Volume Nero dall’Angolo Del Nero

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Volume Nero è un libro su cui ne hanno dette di cotte e di crude e di solito la proporzione è sempre quella: Odio/Amore senza vie di mezzo, una caratteristica, questa, che accomuna il libro al suo editor. Anche a me, infatti, la vita ha riservato questa sorte estrema che molti considerano un vanto speciale ma che in realtà è una gran rottura di palle.
L’angolo del Nero, curato da Giorgio Picarone (ThrillerCafè)

ci ha fatto una recensione di puro amore a Volume Nero (leggetela qui)

e noi non potremmo essere più felici perché ha centrato in pieno lo spirito del libro.

andate a leggerla. Ma ora!

Il Vizio Di Satana esce su Amazon!

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Il Vizio Di Satana esce su Amazon e Letteratura Horror ci regala già una bellissima anteprima della seconda, eroticissima e splatterissima seconda parte della serie
di Ivana P. Sparx

Leggete qui

e poi andate a prendere il libro su Amazon!

Cosa Vuol Dire Essere Poeti

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Essere poeti è la cosa peggiore che ti può capitare da quando sei nato, è l’handicap degli handicap. Mi sorprendo che non ci sia una pensione per chi nasce poeta; e non ne puoi trarre alcun vantaggio. Non ci sono posti macchina speciali per i poeti, no no, niente strisce gialle, permessi in graduatoria: scordateveli.

Se sei nato poeta, prima te ne accorgi meglio è, così puoi rimediare; bisogna porre rimedio quando si è bambini. Perché quando poi sei grande, vabbé, sei bello che spacciato, pat pat sulla spalla e vaffanculo.

E mi chiedi quali sono i vantaggi? Se ti chiedo quali sono i vantaggi di stare su una sedia a rotelle, tu che mi rispondi?

-Beh, ti fai bei muscoli sulle braccia…

Ecco, essere poeti non fa venire i muscoli sulle braccia.

Leopardi Superstar

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Giacomo Leopardi è una delle menti più brillanti della nostra letteratura. Eppure nel mondo anglofono nessuno lo conosce.  Bene, dopo sette anni di lavoro e un team di traduttori da tre nazioni diverse giovedì esce lo Zibaldone di pensieri in lingua inglese.

“Il testo è molto lungo e tutta l’opera è piena di citazioni in greco, latino, francese, spagnolo inglese” Ha dichiarato Franco D’Intino, redattore e professore di letteratura moderna alla Sapienza di Roma.

“Molto semplicemente, non si può capire a fondo tutta l’opera di Leopardi. Dentro quell’opera ci sono raccolte così tante conoscenze enciclopediche del 18esimo e del 19esimo secolo che un uomo contemporaneo non potrebbe mai comprendere. Lui era un genio, io no!” Conclude.

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Ma noi della redazione siamo sicuri che i geni non nascono solo una volta. E siamo anche sicuri di poter allontanare da noi quella fastidiosa teoria che sostiene che i Michelangelo e i Leonardo da Vinci non esistono più. Forse il Nuovo Leopardi è già nato, sta scrivendo e noi ancora non lo sappiamo. Il fatto è che non dobbiamo aspettarci sempre le stesse cose dagli artisti. Il nuovo Leopardi non scriverà L’infinito 2 la Vendetta, il nuovo Leonardo Da Vinci non costruisce geniali modellini di elicottero. Ci siamo capiti?

Terminator 2, una poesia

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mostri micotici

Dimmi che sei tornata dal futuro per uccidermi
Perché diventerò il capo di una ribellione mondiale
E che vi siete detti
Che non c’era modo più brillante di ammazzarmi
che farmi innamorare di te.

Ditemi che le avete provate tutte
che non vi è venuta in mente un’idea migliore
Ditemi che era tutto uno scherzo
quando mi hai detto che stavi con un altro
Ditemi che avete riso
Che avevi un microfono attaccato al cuore
Ditemi che ispezionavate la mia vita da un visore
Che conoscevate tutte le mie mosse
Ditemi che quando sono morto
Avete festeggiato con cinquanta bicchieri di spumante
al centesimo piano di un palazzo di vetro volante
che le finestre luccicavano sferzate da un grandissimo sole artificiale
E il riflesso delle macchine ti stampava arcobaleni sulla faccia
Dimmi che per il tuo lavoro ti hanno dato una stupenda promozione
Che potrai comprarti quella casa che sognavi da bambina
dimmi che se era tutto inventato, se era frutto di un copione,
che l’abbia almeno scritto tu e non un gobbo affabulatore
Ditemi che la mia scomparsa è servita a preservare un bellissimo mondo
Che avete sconfitto il cancro
Che avete eradicato la malinconia
Che la gente può farsi di tutto senza diventare dipendente
Che la vostra è una società perfetta
Dove non c’è il gusto di fare del male
Dove le madri non seppelliscono i propri figli
Dove i vecchi non piangono più
Dove ognuno può decidere il luogo
la data e l’ora esatta
In cui morire

Perché io, ad esempio, avrei voluto morire a Puntapenna
La spiaggia dove da bambino ho curato un grandissimo gabbiano
Che prima di volare via mi ha rivelato che quando sei stanco devi riposare
E custodire la speranza
Di trovare qualcuno che si prenda cura delle tue ferite
quando tutti hanno paura
Era già in alto nel cielo azzurro
quando ha urlato delle parole che non ho capito
e che adesso mi ricordo
Avevano un’eco bestiale
qualcosa di molto distante
dal verso di un animale
somigliavano alla profezia di uno sciamano
alla previsione di un malvagio nostradamus
Saresti tornata
saresti tornata dal futuro per uccidermi.

Sette

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creepy-eccbc87e4b5ce2fe28308fd9f2a7baf3-2404Comprai delle rose sulla via del ritorno. Sette, come le vite di un gatto. Sette, come i colli di questa vecchia e decrepita città. L’avrei fatta felice. Forse, solo per pochi secondi avrei rivisto gioire i suoi occhi dolci. Sette, il numero felice. La storia non mente (o era la storia la fanno i vincitori?) e questa non era l’eccezione a conferma della regola. No, c’era da aspettarselo. Sette, come i savi greci. Pensavo sarebbe stato diverso, diverso da quello che continuava a succedere, ad andare storto. Sette, come i peccati capitali. Mi sbagliavo. Sette, come le vacche sacre di Apollo.

L’incontrai ad aprile. Fuori il mio appartamento. Dovevo averla vista di sfuggita più di una volta nei due anni passati, eppure fu quel giorno d’aprile (sette aprile? Sarebbe davvero una strana coincidenza) che la notai per la prima volta. Fumavo la mia ultima sigaretta prima di smettere, o almeno così mi ripetevo da qualche settimana prima di accederne una, e fortunatamente il mio vicino, il tenore, non era a casa ad ammorbare i vicini con i suoi portentosi bassi. Ma potevo sentire qualcuno canticchiare flebilmente una strana cantilena, uno di quei brani che senti una volta resta attaccato al cervello come un topo resta incollato sulla trappola, era lei (non il topo, ma chi cantava).
Prima di quel giorno non avrei mai ritenuto interessante qualcuno della nettezza urbana, lei era un semplice spazzino di quartiere. Non sembrava stupida, nè una reietta. Doveva essere una di quelle persone che si ritrovano a fare un qualche lavoro del cazzo senza neanche sapere come e, per chissà quale motivo, restano lì a farlo fino all’ultimo. È come se dopo un rapporto non protetto con il proprio lavoro avesse avuto un figlio indesiderato e, per spirito di responsabilità o pigrizia, era decisa a sposare e restare fedele a quel lavoro-marito fino a che morte non li avrebbe separati.
Ma non mi importava, ero cotto e mangiato in men che non si dica. Non so se perché inebriato da quella litania ammaliante, era bastata la semplice richiesta di un accendino a rendermi succube e impreparato, una canoa in balia di sette mari. La volevo. Volevo carezzare la sua pelle, sentire il suo odore, conoscere il suo sapore. Pochi secondi e già mi sforzavo di immaginare il suo corpo rivelato al di sotto di quell’enorme giaccone giallo lampone. Ai miei occhi brillava più dei sette cieli dell’antichità, più delle sette meraviglie.
Tutto ciò che segue lo ricordo confusamente. Come attraversando un fiume all’alba, il ricordo della riva di partenza e quella dell’arrivo è distinto ma il tragitto… quello è pieno di grigi e bui. Ricordo momenti, attimi, emozioni. Ma attorno c’è solo nebbia. Ero al settimo cielo.
Potrei vagare nei ricordi per giorni, mesi, anni forse, e continuando a mescolarli e rivangare, illudermi sulla durata attuale di ciò che accadde. È per questo forse che non riesco a ricordare quando tutto è andato a puttane. Sette, come le piaghe d’Egitto.
Ciò di cui sono sicuro è che gli eventi precipitarono in pochi attimi, dall’allegria al puro terrore passò solo un sorriso di circostanza. Forse pensava non avessi notato quei piccoli dettagli nell’espressione del viso, che non avessi capito che uscita dal mio appartamento sarebbe svanita nel nulla, un estraneo tra le mille facce della quotidianità. No, non potevo lasciarla andare. L’incantesimo per me non era ancora svanito. Mi costrinse a usare la forza, a trattenerla contro la sua volontà. Ma come può, un individuo schiavo della sua stessa routine e del suo lavoro di merda sapere ciò che vuole veramente? Sette, come le vertebre cervicali.
Così mi ritrovai nuovamente ad avere qualcuno legato in salotto. Ormai ci avevo fatto un po’ l’abitudine: non sentivo più lo stress e l’inadeguatezza delle prime volte. Anzi, avrei potuto andare avanti per giorni probabilmente senza perdere le staffe. Ma volevo farla finita. Bramavo la ricompensa, il meritato riposo dopo la prestazione agonistica. Sicché ho già provveduto a comprare tutto l’occorrente per completare l’opera e, sopratutto, ho comprato le rose. Sette rose per poterla vedere felice un’ultima volta.
Non fu così.
La finii con sette pugnalate. Sette, come le rose ormai appassite. Sette, come le parti in cui ho suddiviso il suo corpo. Sette, come i giorni passati a cibarmi di lei. Sette, come i nani di Biancaneve.
GrazianoGrasso

SENZA TITOLO

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-Ci pensi ogni tanto?

-A cosa?

-Se fossimo rimasti insieme per sempre.

Riuscì a dirlo, anche se quelle parole messe in fila gli sembrarono una sequenza di coltellate.

Lei non rispose, lì com’era, tra le sue braccia. Ancora una volta,  mai per sempre. Guardò in basso,  lui capì. Che non avrebbe mai più dovuto lasciarla andare.

-Io ci penso sempre. – E la strinse ancora più forte, affondando la fronte nella pelle bianca di lei. Fin quando gli occhi non riuscirono a vedere nulla. Nulla a parte il buio della sua pelle. Gli sarebbe bastato.

Tutti quegli anni senza di lei cominciarono a sembrargli miserabili.

Un solo pensiero riuscì a riscattarlo: che non era riuscito a dimenticarsi del suo odore.

-Anch’io – rispose lei , sorridendo – ci penso sempre . –  Ma la sua voce era stanca allo stremo, la voce di una che, per tutto quel tempo, aveva corso senza fermarsi. Perché piangere l’avrebbe solo rallentata.

Loro costruivano un amore di carta come il paziente intreccio di un origami. Perseguitati dal pietrificante pensiero che sarebbe rimasto, dopo tutto, solo un’intensa imitazione. Come le barchette che lei costruiva continuamente, con un sorriso sulla bocca piccola, piegando la carta lucida degli scontrini di tutti quei bar in cui si erano visti e almeno per pochi secondi erano riusciti a guardarsi negli occhi con la certezza di stare davvero insieme, in quel preciso istante. Lui aveva conservato le barchette al sicuro, dentro un portafogli nero. Non aveva avuto il coraggio di tirarle fuori e di provarle sull’acqua. Per vedere se galleggiavano davvero, come lei continuava a ripetergli sorridendo. 

-Stasera torno a casa- disse lui, – ma lo farò a modo mio.

Basterà un solo pensiero, il più forte e ostinato che abbiamo nella testa, a salvarci da tutto quello che non abbiamo potuto combattere. 

Oppure a distruggerci quando avremo gli scudi abbassati.

Il quinto piano adesso sembrava molto più alto. Con tutto quel vento e poi lei che si era fermata e che finalmente aveva cominciato a piangere.

Alla fine tornò a casa, a modo suo.

Lei, invece, mentre lo osservava precipitare nel vuoto ricordò la sera in cui si erano detti  ti amo. Quelle parole erano sembrate definitive e incondizionate come una disastrosa resa.

Chi L’ha Detto Che Una Poesia Non Può Salvare Il Mondo? (Anche detto: C.L.D.C.U.P.N.P.S.I.M.)

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Deus Sex machina

I bambini africani sono fatti apposta

Per piangere

E per i viaggi sensazionali

A vent’anni mi  hai rovinato il compleanno

A vent’anni Ho bucato la cintura

con le forbici da cucina

Il mare è come i sogni a vent’anni

L’ultimo pensiero va al mio gatto

Che muore in silenzio

Affacciato alla finestra della cantina.

Ecco perché gli ultimi tre giorni

Non mangiava più
E poi dormiva sempre

Voleva abituarsi

Non lo sa nessuno

ho tentato di rianimarlo con le scariche elettriche

Il nuovo anno si è aperto come una ferita

Solo chi pensa positivo dice che per amore

Alla fine si muore

Sono sicuro che quando ti rivedrò sarò di nuovo capace di scrivere poesie

 

alessandro oliviero

Intervista a Pinketts: Prima Parte

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Nonostante l’appuntamento fosse alle cinque, alle quattro e trenta Andrea Pinketts era già lì. Mi aveva chiamato alle due del pomeriggio dicendomi: «Troviamoci al Wagner».Immagine

Un treno, due ore e due cambi di metropolitana dopo ero all’entrata dell’hotel Wagner. Sulla porta pendevano rassegnate tre bandiere. Una italiana, una europea, una indecifrabile. Il vento non soffiava. Aprile, quel giorno, era convinto di chiamarsi agosto e rilasciava i terribili effetti di questa omonimia sulla città di Milano, pressandola e comprimendola in un cubetto di umidità immobile. Poco sotto l’hotel Wagner era cresciuta una nidiata di piccole sedie e tavoli di plastica che aveva dato vita a un bar. Al limite di questo bar, su un tavolino rotondo, un paio di quotidiani e due grandi birre chiare facevano compagnia a un uomo seduto di spalle, coperto da un’ampia giacca rossa. Era Pinketts, e io ero dietro di lui. Non si può andare all’appuntamento con uno scrittore noir e sbucargli alle spalle; mi chiedevo come avrebbe reagito il protagonista dei suoi romanzi, Lazzaro Santandrea, duro detective e alter ego dello stesso autore, a questo agguato. Faccio il giro e gli spunto davanti. Prima di partire mi avevano detto che con uno come Pinketts era meglio tenere la guardia alzata. Ma in quel momento sembrava che nessuno dei due fosse interessato a proteggersi dai pugni dell’altro.

Mi invita a sedere con lui, chiama la cameriera «Biondaa!» e le dice di portare da bere. È un uomo rituale, frequenta spesso il bar e passa il tempo a leggere i quotidiani e i manoscritti degli esordienti. Più tardi ha una presentazione in libreria e il resto della giornata scrive.