Esce per Kammeredizioni Mi Uccido Appena

Standard

Esce per Kammeredizioni

Mi uccido appena, di Alessandro Oliviero

kammeredizionimiuappenaaolivieroefl

Compulsività e irriducibilità giovanile in una poesia istantanea e comunicativa.

Come presentato al Fruit Di Bologna dal 29 al 31 gennaio

comprate l’ebook qui e la copia cartacea

E se non vi basta manco quello andate qui

Incontentabili? Allora dovete recarvi qui

 

 

Annunci

La vita, in sintesi

Standard

la vita in sintesi

Anche l’amore ha un grado di purezza, non supera il 49%. Il resto è formato da un minerale granitico e poroso, chiamato sesso. Noi siamo cercatori d’amore che passano la vita a setacciare il fiume in cerca della pepita più pura. Invecchiamo sulle rive. Quando non ce la facciamo più a stare in ginocchio ci pieghiamo e cadiamo. Il bordo cede, teniamo stretto il crivello tra le mani: forse, al largo, troviamo la grande pepita bianca. Meglio tardi che mai. La corrente ci trascina e l’acqua diventa più limpida. Riusciamo finalmente a vedere il fondo e sorridiamo. Abbiamo la nostra risposta. Che l’oro, in quel fiume, non c’è mai stato. Siamo contenti, ridiamo degli altri che stanno ancora cercando e ce ne andiamo. Qualcuno sulla riva piange. È solo questione di tempo prima che lo scopra anche lui.

Travaglio e la Vendetta del panno Swiffer

Standard

Purtroppo gli incassi relativi all’ultimo film non sono andati bene. per questo motivo la casa di produzione (la Produzioni Riproduzioni)ha deciso di avviare le riprese di un ultimo instant movie che servirà a terminare prima di tutto la saga del ragazzo che si è innamorato di travaglio (ci sono, in giro per il mondo, almeno 7 fan, un po’ come la storia dei sosia, che chiedono come va a finire), e poi a recuperare almeno i soldi per pagare l’affitto e le bistecche di manzo che ho comprato per riprendermi dalla carenza di vitamine. Deve essere a Bassissimo budget, al contrario dell’altro film, dove siamo andati con tutta la troupe in amazzonia a schiacciare i bruchi per rendere più reale la scena dell’estizione di massa degli insetti. No, niente di tutto questo sarà nel nuovo film

boy-night.gif

  Travaglio e la vendetta del panno Swiffer

Il ragazzo è ancora davanti al computer, In prima pagina su Repubblica, dopo aver chiuso una pubblicità grande due volte lo schermo del pc, vede il video del papa francesco sbranato da tre bambini zombie. Sono passati ventidue giorni da quando è scappato dal supermercato grazie al profumo Glade. Sembra che l’epidemia di zombie stata in qualche modo arginata. Ad un certo punto gli arriva un sms: Dona 1 euro alle vittime degli zombie e Partecipa al concorso una giornata con Marco travaglio. Invia un messaggio al numero 22233 scrivendo SìZombie.” Questo vuol dire solo una cosa: l’occasione della vita, quella che si presenta solo una volta e per di più facendo una buona azione. Scrive frettolosamente sìZombie e invia il messaggio. Nell’attesa dei risultati dell’estrezione aprel browser  su tre divertsi siti porno giapponesi e scava tra le catgorie più impensabili (capezzoli verdi e frittura di calamari,  1 bartender, 1 martini glass) e solo a quel punto intuisce il suo destino: deve einventare un nuova,,cliccatissima categoria per i siti porno. Comincia un ruicerca spasmodica che lo porterà alle colonne d’ercole di internet, un viaggio internautico da far cacare sotto Ulisse. Ma prorpio mentre sta per raggiungere la verità incappa in un video su you tube: berlusconi umilia travaglio spolverandogli la sedia. Quel video diventa un’ossessione, un abisso. Lo guarda circa 3.502 volte fino a far impazzire il browser di explorer che comincia a chiedere aggiornamenti continui per plug in mancanti o difettosi. Il ragazzo utilizza gli ultimi 200 euro che gli sono rimasti per comprare un software che gli permette di ingrandire l’immagine della fraudolenta umiliazione. E si accorge, dopo sgranamenti e zoomate da psicotico, che il cavaliere nero di ocnfindustria dalla tasca non tira fuori un normale fazzoletto, ma un panno swiffer…

Fine prima parte

Un Film su Marco Travaglio

Standard

travaglio

Parte I: Travaglio’s quest e Le multe sulla Corsia di Destra

Un ragazzo, che potrà avere se non 21 anni almeno 18, perde interesse per la pornografia e diventa gay dopo aver visto Travaglio in televisione. Il cambiamento troppo rapido dei gusti sessuali lo spinge a fuggire di casa e a vivere in autostrada nelle piazzole di sosta d’emergenza, dividendo le sue giornate con un autovelox anarchico che si è ribellato alla società e ha deciso di multare tutti quelli che vanno lenti. Si tiene occupato sputando sui finestrini dei vecchi che guidano sulla corsia di destra e calpestando lumache senza guscio quando fa buio. Un giorno l’autovelox uccide un poliziotto e comincia a vivere una vita di latitanza nelle campagne autostradali italiane. Allo stesso tempo Il ragazzo capisce che aspettare di perdere la cotta per Travaglio è solo tempo sprecato e così decide di ucciderlo.Torna a casa, si chiude nella sua cameretta cantando it’s the final countdown degli Europe e comincia a cercare sul sito del Fatto Quotidiano informazioni che possano aiutarlo a capire dove vive Travaglio e la sua famiglia.

Parte II: Travaglio’s quest e il Glade al profumo di Arlecchino

Mentre si trova in un sito di gossip la sua attenzione cade su un banner pubblicitario: “Studi dimostrano che le donne dell’est sono scientificamente più attratte dagli uomini europei” e decide di votare il resto della sua vita a confutare queste scoperte, ma ad un passo dalla verità viene corrotto dal video “surprise anal sex in a bar” e si perde nei meandri della pornografia in rete.Passa 28 giorni a operare la maratona di masturbazioni più furiosa nella storia della razza umana. Utilizza il quantitativo di carta igienica sufficiente a soddisfare una settimana di diarrea in africa e procura l’abbattimento di più di 50mila alberi della foresta amazzonica causando la scomparsa di una popolazione indigena preincanica e l’estinzione di due specie di bruchi.Esausto dall’esperienza scopre di non provare più nulla per Travaglio. Esce di camera sfondando la porta e per recuperare le forze si reca in supermercato con la speranza di trovare il camaleonte di gomma nella confezione dei sofficini al prosciutto.Ma, all’uscita del portone, scopre una terribile verità. Il mondo è stato conquistato dagli zombie e gli unici esseri umani che portano avanti una strenua resistenza sono asserragliati nei reparti del supermercato. Ogni gruppo vive in un reparto separato.Così lui va a vivere con quelli della sezione deodoranti ambientali visto che non sopporta la puzza di zombie. Gli torna la cotta per Travaglio ed è triste perché non è riuscito a confutare la teoria che le donne dell’est sono attratte dagli uomini europei. Un giorno scopre che il Glade® contiene una sostanza tossica chiamata c201 Arlecchino(?) in grado di uccidere gli zombie. Non lo dice a nessuno, esce dal supermercato e ne ammazza una decina giusto per riuscire a tornare a casa. Se ne sbatte degli altri e si collega di nuovo su internet. Ora che non deve avere più paura degli zombie nella sua testa si agita solo un pensiero che gli brucia come un ferro rovente stretto tra pollice e mignolo (il così detto mignolo opponibile): trovare Travaglio e dichiarargli i propri abnormi sentimenti.

Movie Trivia: c201 Arlecchino prende il nome dal suo inventore: la famosa maschera di carnevale che tutto il resto dell’anno lavora come chimico ricercatore per un’azienda privata di cosmetici.Movie Bloopers: Nella scena in cui il ragazzo liquefa il cervello dello zombie spruzzandogli il Glade® sugli occhi, si può sentire il direttore della fotografia che esclama: “da due giorni mi prude il culo e nessuna crema funziona”Movie Quotes: “Quei poveri bruchi…” Un ambientalista

Il Senso Della Vita

Standard

alessandro oliviero

La vita ha la predisposizione a replicare se stessa. La vita è un replicante. La vita si moltiplica all’infinito finché un’altra vita non prende il sopravvento su quella precedente. Allora, per quanto grande sia lo sforzo di replicarsi, non riesce a sfasare il tetto dell’estinzione e finisce.

Ogni forma di vita tende a considerarsi responsabile dell’areale che copre in tutta la sua estensione.

1)Dopo diverse ricerche le formiche sono sicure che i terremoti siano causati dall’ampiezza dei loro tunnel sotterranei. Credono che la terra tra duecento anni o giù di lì diventerà così piena di buchi che non potrà più reggersi e crollerà su se stessa.

2)I leopardi si ritengono responsabili dell’estinzione delle antilopi.

3)I piccioni hanno una teoria escatologica sulle briciole di pane: se non fosse per loro che le mangiano  nel tempo di cinquecento anni ricoprirebbero tutta la superficie terrestre rendendola invivibile

4)Gli esseri umani sono convinti che se non la smettono di costruire fabbriche renderanno il pianeta impossibile per tutti quelli che ci vivono.

Ogni specie terrestre tende a ritenersi  superiore per un motivo particolare che le caratterizza.

1)Gli uccelli sono gli unici a saper volare

2)Gli uomini sono gli unici che sanno fare quel giochetto con il pollice.

3)Le formiche sono le uniche a riuscire, senza ribellioni e casini burocratici, a tenere organizzate comunità da milioni di individui.

La vita possiede una sola virtù che ne rappresenta anche il limite più grande.

Ogni specie è in grado di replicare se stessa, ma non può replicarne altre.

Le balene producono balene

Le rondini producono rondini

Le rane producono rane

I funghi producono funghi.

Se ne traggono vantaggio, le specie si aiutano a vicenda a replicarsi.

Le api che portano il polline.

L’amico che vi presenta una collega .

Ma rimane il fatto. Le balene producono balene, le mantidi producono mantidi e così via.

La vita è una condizione fondata sul conflitto. Attiene al bisogno continuo di costruire cose nuove ed eliminare quelle vecchie. Questi due processi sono noti.

Se lo scopo della vita è riprodursi all’infinito allora tutte le forme viventi su questo pianeta sono allo stesso punto evolutivo. A metà della scala.

Le balene producono balene

Le sardine producono  sardine

Ma le mantidi non producono sardine

E le balene non producono rondini

La massima evoluzione sarà raggiunta quando:

Le api produrranno rane

Le rane produrranno uomini

Le formiche produrranno sardine

Quando la vita si renderà intercambiabile si espanderà tantissimo e i conflitti che oggi ne rappresentano le fondamenta diventeranno  l’intero palazzo domani; non esisteranno più le specie prese singolarmente  e una bestia ibrida di carne animale e materia virale, un lupo con le radici, un busto umano senza arti ricoperto di spine diventerà il migliore amico di vostro figlio quando va a scuola e a giocare a pallone: questa fase sarà chiamata Megavita e vorrà dire un malefico maelstrom di orge erotiche e lascive da cui proverranno vagiti rauchi di vecchi usciti vivi da feste zoofile terribili e accoppiamenti interspecie devastanti amministrati da austere formiche giganti cuckold. Neonati con la testa di rettile prediranno il futuro.

Alla fine la Megavita collasserà tra le sue stesse bestiali pieghe.

Questo momento, comunque, è molto lontano.
Fino a prova contraria la vita si moltiplica all’infinito finché un’altra vita non prende il sopravvento su quella precedente.

Storia del Mefedrone e dei Research Chemicals

Standard

Più o meno tutti conoscete chi è Walter White, l’insegnante di chimica rinnegato che comincia a produrre crystal meth in piccoli laboratori clandestini reso celebre dal telefilm Breaking Bad.

La figura dello scienziato devoto alla chimica degli stupefacenti esiste davvero. La documentazione storica non è affatto striminzita e se ne potrebbe parlare per giorni.

La storia comincia con Alexander Shulgin, un uomo curioso nato in Russia nel 1925 che frequenta Harvard per poi lasciarla all’età di 19 anni e unirsi all’esercito della Marina Militare. Nel 1954 torna all’università, questa volta  in California, a Berkeley, e si prende un PHD in biochimica. Un giorno si ritrova tra le mani dei documenti appartenenti agli archivi della Merck, datati 1912. Si tratta di una sostanza molto interessante sintetizzata dalla casa farmaceutica tedesca e poi abbandonata per scarsità di utilizzo.

image3_1239995753

Aveva appena scoperto L’MDMA. La sintetizzò nel 1965 e la provò su se stesso, descrivendone gli effetti in un diario. Da allora ha sperimentato e creato più di altri cento componenti simili, tutti diffusi attraverso internet.

Andiamo avanti nel tempo: è il 2003. L’MDMA si è diffusa nella cultura rave come droga ricreativa, ma le restrizioni legislative sono sempre più soffocanti.

Il chimico underground Kinetic pubblica un post nel sito The Hive, un luogo di incontro per tutti coloro che si divertono a costruire droghe in laboratorio e a provarle.

“Gli ultimi due giorni sono stati davvero noiosi, così ho preso alcuni reagenti che avevo in giro per casa e ho pensato di sintetizzare del 4.metilmetcatinone.”

Kinetic va avanti con la descrizione, dice che ha ottenuto 4,8 grammi di una nuova polvere sintetizzandola per quarantotto ore usando un solvente, il toluene, come precursore.

La sostanza che ne esce fuori è completamente nuova. Non compare in nessuna tabella delle droghe illegali e Kinetic pubblica altri post in cui spiega come produrre i cristalli e quali componenti chimici utilizzare. Non lo fa per soldi o perché sta cercando un lavoro. Lo fa per mostrare alla comunità le sue doti, per diffondere una conoscenza, per raccogliere approvazioni.

Bath salts figure2

Come Shulgin prima di lui, Kinetic appena finita la sintesi della sostanza usa se stesso come cavia. Sniffa 400mg della polvere che ha grattato via dal suo cilindro di reazione. Ma invece di descrivere le sue sensazioni in un diario, le pubblica nei forum del sito The Hive.

“400 mg è un po’ tanto da sniffare in una sola serata, ma l’effetto non dura lungo, quindi ho dovuto prenderne sempre di più. Ogni striscia mi è salita in modo incredibile. Mi ha ricordato l’Ecstasy, ma almeno quattro volte più forte! Quella sensazione di meravigliosa debolezza quando dici ‘oh cazzo, mi sento davvero bene…’ Ma più euforizzante. Mi ha ricordato anche la prima volta che ho provato il butano methcatinone. Sentivo di voler fare molte cose ma allo stesso tempo ero completamente incapace di concentrarmi. Avevo una gran voglia di uscire e fare amicizia e quasi quasi stavo andando al club, ma ci ho ripensato. Delle grosse ondate di energia mi investivano e un senso di grande calma mi era calato dentro. Qualcosa che nessuna droga a parte l’ecstasy mi aveva mai dato.”

La nuova droga di Kinetic avrebbe preso il nome di mefedrone ed era davvero simile all’ecstasy. provocava euforia, energia, empatia. Ma il suo effetto era di soli venti minuti in confronto alle 3-4 ore dell’ecstasy, inducendo i consumatori ad assumerne anche più di 2 o 3 grammi in una sola serata.

Ma secondo la European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, la sintesi del mefedrone non è una cosa nuova. Era stata riportata per la prima volta già nel 1929 da Saem de Burnaga Sanchez nel Bulletin de la Société Chimique de France sotto il nome di “toluyl-alpha-monomethylaminoethylcetone.

Il 5 aprile del 2003 alle 9.33 di sera Kinetic posta un altro messaggio

“Vorrei dire un grande vaffanculo alle autorità antidroga inglesi. Perché in questo momento sono fuori come un balcone e non c’è niente che possano fare per mettermi dentro.”

Aveva ragione. Le leggi di controllo inglesi e quelle della maggior parte degli stati occidentali non avevano mai regolamentato nessun tipo di catinone. E così, fino al 2011, il mefedrone è rimasta una droga legale venduta sia in strada sia attraverso diversi siti internet che la spacciavano per “Bath Salts” sali da bagno, oppure fertilizzante per piante.

Ma provate a mettere del mefedrone nel vaso delle vostre azalee e vi ritroverete con delle piante bruciate il giorno dopo.

Il mefedrone coprì velocemente la produzione ormai agli sgoccioli (per motivi legali) di MDMA e la sostituì come droga da club. Da allora si è scatenata la sintetizzazione selvaggia di analoghi del mefedrone aiutata e diffusa da internet e i social media. Inasprendo la lotta contro le sostanze illegali a tal punto che adesso, se vi metteste a cercare bene sui forum giusti potreste trovare un nuovo mefedrone e comprarlo senza incorrere in nessun inconveniente legale.

Ma Shulgin e Kinetic sono soltanto un’avanguardia che anticipa un movimento più vasto che sta mettendo le radici sul Dark Web, il lato oscuro di internet.

Tutte le informazioni contenute in questo post sono state estratte dal nuovo saggio di Ctrl.Alt.Write sulle controculture digitali
Se ne volete sapere di più dateci un’occhiata

Dark, Dark Web. Cosmogonie Digitali
Assange, Anonymous, Silk Road, Lolita City

Comprate il libro e fatevi un giro sulla via della seta virtuale delle droghe, magari anche una scampagnata nella città baluardo della pedofilia online non vi farebbe male.
Scoprite quali controculture stanno cambiando il mondo del dopoduemila mentre i media continuano a terrorizzarci con gli spread, le papamobili scoperte e i processi a berlusconi.

Terminator 2, una poesia

Standard

mostri micotici

Dimmi che sei tornata dal futuro per uccidermi
Perché diventerò il capo di una ribellione mondiale
E che vi siete detti
Che non c’era modo più brillante di ammazzarmi
che farmi innamorare di te.

Ditemi che le avete provate tutte
che non vi è venuta in mente un’idea migliore
Ditemi che era tutto uno scherzo
quando mi hai detto che stavi con un altro
Ditemi che avete riso
Che avevi un microfono attaccato al cuore
Ditemi che ispezionavate la mia vita da un visore
Che conoscevate tutte le mie mosse
Ditemi che quando sono morto
Avete festeggiato con cinquanta bicchieri di spumante
al centesimo piano di un palazzo di vetro volante
che le finestre luccicavano sferzate da un grandissimo sole artificiale
E il riflesso delle macchine ti stampava arcobaleni sulla faccia
Dimmi che per il tuo lavoro ti hanno dato una stupenda promozione
Che potrai comprarti quella casa che sognavi da bambina
dimmi che se era tutto inventato, se era frutto di un copione,
che l’abbia almeno scritto tu e non un gobbo affabulatore
Ditemi che la mia scomparsa è servita a preservare un bellissimo mondo
Che avete sconfitto il cancro
Che avete eradicato la malinconia
Che la gente può farsi di tutto senza diventare dipendente
Che la vostra è una società perfetta
Dove non c’è il gusto di fare del male
Dove le madri non seppelliscono i propri figli
Dove i vecchi non piangono più
Dove ognuno può decidere il luogo
la data e l’ora esatta
In cui morire

Perché io, ad esempio, avrei voluto morire a Puntapenna
La spiaggia dove da bambino ho curato un grandissimo gabbiano
Che prima di volare via mi ha rivelato che quando sei stanco devi riposare
E custodire la speranza
Di trovare qualcuno che si prenda cura delle tue ferite
quando tutti hanno paura
Era già in alto nel cielo azzurro
quando ha urlato delle parole che non ho capito
e che adesso mi ricordo
Avevano un’eco bestiale
qualcosa di molto distante
dal verso di un animale
somigliavano alla profezia di uno sciamano
alla previsione di un malvagio nostradamus
Saresti tornata
saresti tornata dal futuro per uccidermi.

Un Po’ Di Spiegazioni Per Volume Nero

Standard

Immagine

Ecco, molte persone sono letteralmente impazzite quando hanno comprato Volume Nero, per diversi motivi. Vediamo di dare delle spiegazioni una volta e per tutte.
1) Volume Nero non è un libro ‘horror’

2)Volume Nero è troppo violento (violenza gratuita?)

3)Volume Nero è scritto male, errori sintattici e grammaticali

Vediamo di rispondere a queste domande

1) Volume Nero è un libro horror. Sì, anche i racconti di Davide Semenzin lo sono. Se non ci credete non avete mai sperimentato la desolante paura provocata dagli incontri intensi e casuali, destinati a perdersi nell’oblio della memoria e della vita.

2) Forse avete letto troppi libri di vampiri e vi siete dimenticati che il vero orrore risiede nelle violenze quotidiane. Quelle che volete sentire solo dalla televisione, senza indagare più a fondo. Quelle che appena le leggete in un libro vi cacate sotto dalla paura e chiedete i soldi indietro (sì, anche questo)

3) Se c’è una cosa di cui sono certo, a parte il fatto che a Londra non esiste l’estate, è che Volume Nero è dotato di una narrativa nettamente superiore al 90% delle antologie sul mercato. Proprio ora, giugno 2013. I quattro autori selezionati non hanno pagato, non hanno preso soldi. Su quel libro ci sono andati perché scrivono da dio. Sarò categorico su questo: esistono i gusti, lo sanno tutti, ma se dite che il libro è scritto male non capite un cazzo o siete invidiosi. I refusi possono esserci, perché no. Riportateceli, fateceli notare, giusto.  Attendo una risposta.

Chi L’ha Detto Che Una Poesia Non Può Salvare Il Mondo? (Anche detto: C.L.D.C.U.P.N.P.S.I.M.)

Standard

Deus Sex machina

I bambini africani sono fatti apposta

Per piangere

E per i viaggi sensazionali

A vent’anni mi  hai rovinato il compleanno

A vent’anni Ho bucato la cintura

con le forbici da cucina

Il mare è come i sogni a vent’anni

L’ultimo pensiero va al mio gatto

Che muore in silenzio

Affacciato alla finestra della cantina.

Ecco perché gli ultimi tre giorni

Non mangiava più
E poi dormiva sempre

Voleva abituarsi

Non lo sa nessuno

ho tentato di rianimarlo con le scariche elettriche

Il nuovo anno si è aperto come una ferita

Solo chi pensa positivo dice che per amore

Alla fine si muore

Sono sicuro che quando ti rivedrò sarò di nuovo capace di scrivere poesie

 

alessandro oliviero

Le Uova di Volume Nero

Standard

Le Uova di Volume Nero (SCARICA GRATIS QUI) – scritto da Pietro Dossena, Alessandro Oliviero e Alessandro Daniele – è la covata ufficiale di Volume Nero, l’antologia italiana dell’orrore psichedelico. Apparso da pochi giorni, viene scaricato centinaia di volte: perché le cose gratis fanno gola profonda.

Ci sono 4 racconti più o meno dell’orrore, se orrore è vivere in condivisione con sei spagnoli e un bagno. In quel caso, vampiri, streghe e zombie sono pura Melevisione.
Il primo racconto, Invisibile Influenza, è stato già edito in diverse riviste (Il Salice Narrante, ad esempio), e viene riproposto qui in una versione aggiornata e ricorretta.

Le storie, che si scaricano qui, sono più o meno queste:

Immagine

Una ragazza di sedici anni si masturba utilizzando un cactus e da allora la sua vita e quella del suo cane volpino, Pippi, cambierà profondamente.


Un padre di famiglia nel pieno della crisi economica vieta al figlio di frequentare l’università di letteratura, sottovalutando la cattiveria della sua progenie.

Una donna affetta da demenza senile si scopre assetata di sangue giovane, e la visita di un suo nipote ventenne risulterà provvidenziale…

Intervista a Pinketts: Prima Parte

Standard

Nonostante l’appuntamento fosse alle cinque, alle quattro e trenta Andrea Pinketts era già lì. Mi aveva chiamato alle due del pomeriggio dicendomi: «Troviamoci al Wagner».Immagine

Un treno, due ore e due cambi di metropolitana dopo ero all’entrata dell’hotel Wagner. Sulla porta pendevano rassegnate tre bandiere. Una italiana, una europea, una indecifrabile. Il vento non soffiava. Aprile, quel giorno, era convinto di chiamarsi agosto e rilasciava i terribili effetti di questa omonimia sulla città di Milano, pressandola e comprimendola in un cubetto di umidità immobile. Poco sotto l’hotel Wagner era cresciuta una nidiata di piccole sedie e tavoli di plastica che aveva dato vita a un bar. Al limite di questo bar, su un tavolino rotondo, un paio di quotidiani e due grandi birre chiare facevano compagnia a un uomo seduto di spalle, coperto da un’ampia giacca rossa. Era Pinketts, e io ero dietro di lui. Non si può andare all’appuntamento con uno scrittore noir e sbucargli alle spalle; mi chiedevo come avrebbe reagito il protagonista dei suoi romanzi, Lazzaro Santandrea, duro detective e alter ego dello stesso autore, a questo agguato. Faccio il giro e gli spunto davanti. Prima di partire mi avevano detto che con uno come Pinketts era meglio tenere la guardia alzata. Ma in quel momento sembrava che nessuno dei due fosse interessato a proteggersi dai pugni dell’altro.

Mi invita a sedere con lui, chiama la cameriera «Biondaa!» e le dice di portare da bere. È un uomo rituale, frequenta spesso il bar e passa il tempo a leggere i quotidiani e i manoscritti degli esordienti. Più tardi ha una presentazione in libreria e il resto della giornata scrive.

Orto Elettrico

Standard

La prima volta che ho portato qualcuno all’orto elettrico, ho portato te. C’erano dei gamberi nel canale di irrigazione, grossi gamberi verdi, erano molto strani e avevo promesso di farteli vedere.

L’orto elettrico. L’avevo sorpreso due giorni fa, acquattato dietro alla nebbia, che mi spiava. Non era timido, ma nascondeva un segreto. Una condizione che lo rendeva gravemente diverso dagli altri orti.  Era attraversato da una lunghissima colonna di tralicci secolari che crescevano dal terreno incolto, come se uomini appartenenti ad età più antiche e più magiche ne avessero disperso i semi, migliaia di anni prima che la città venisse fondata.Immagine

Si chiama orto elettrico perché, se ascolti attentamente, le cicale non cantano. Al posto loro cantano i tralicci. Che sono come totem senza volto, molto vecchi e molto alti. Quei totem cantano una filastrocca elettrica. Succedeva già da prima che la città fosse concepita.

Dentro l’orto elettrico tutto ciò che nasce organico tende a mutare in metallo, a fondere la propria fibra mortale con leghe inossidabili di solfati di alluminio e perenni diossidi di titanio: i piccoli alberi di fico si intrecciano e  si abbracciano come fili di rame ammucchiati in una cassetta degli attrezzi; Le rose sono definite e metalliche come i bracci dei tralicci. Gli uccelli che si appoggiano sui robusti cavi sospesi colorandoli di nero sono come afidi sullo stelo di una rosa.

La prima volta che ho portato qualcuno al l’orto elettrico è stato di sabato e ci ho portato te.

Avevo tagliato una rosa. Lo stelo appena tranciato sembrava inutile e incompleto, come un contatto elettrico spezzato. I germogli appuntiti mi guardavano come piccoli led moribondi.

Immagine

Ti regalai la rosa e a quel punto anche tu mi guardasti.  Di domenica mi hai detto detto che avevi perso la testa, che ti eri innamorata.

Ma nessun amore nato da una rosa dura più del tempo passato a coglierla. Il karma della rosa. Eri innamorata, ma non eri innamorata di me.

Ricordo che ogni suono perse volume finchè riuscì a sentire solo loro. I tralici che da millenni trascinavano come diavoli inarrestabili scariche elettriche nei grossi cavi di rame.

Lei se ne andò.

E anche l’orto se ne andò. Alla fine sparì tutto in un incendio.  L’orto elettrico fu divorato dalle fiamme, e la combustione portò via tutto ciò che conteneva. Il cielo inalò parte dei suoi segreti, e la cenere ne raccolse la storia in piccoli mucchietti. Anche lei, però non riuscì a custodirli a lungo, perché alla fine il vento li sparpagliò per la campagna, soffiandoli via.

Sospensione dell’Incredulità: la parola a Sebastiano Fusco

Standard

Era da tanto che mi frullava in testa una domanda a cui non riuscivo a dare una risposta convincente. Quando non conosciamo la risposta a una domanda è buona norma porre quella stessa domanda a persone più sagge di noi che possano essere in grado di darci una spiegazione. Io l’ho fatto: ho inviato la mia domanda a Sebastiano Fusco, uno dei primi conoscitori in Italia di Lovecraft e curatore storico delle più importanti raccolte di autori fantastici, da Howard a Doyle. Fusco ha lavorato per Fanucci, Newton Compton, Mondadori, diffondendo le più inquietanti letterature dell’orrore mai scritte. È un lettore d’eccezione, attento e legato alla radice più pura e profonda del fantastico. 

Immagine

Ecco cosa gli ho chiesto

Coleridge parlava della ‘sospensione dell’incredulità’ come atteggiamento necessario per la fruizione di un’opera fantastica. In una società che ogni giorno propone informazioni, immagini video sempre più definite che prendono la fantasia e riescono a farla sembrare parte del reale, quanto è difficile per un lettore di oggi sospendere l’incredulità di fronte a un libro?

 Non mi pare che oggi sia più difficile rispetto a quando gli unici supporti per l’affabulazione erano la voce narrante o la pagina scritta. La frase precisa di Coleridge è “willing suspension of disbelief”, ovvero “deliberata sospensione dell’incredulità”. La chiave della sua riflessione sta proprio in quel “deliberata”. Se la sospensione dell’incredulità è spontanea, se si crede per fede a un atto incredibile, come un miracolo o una magia, allora non si si è più di fronte alla reazione emotiva o al pathos estetico che si può avere nei confronti di un racconto di Lovecraft o di un canto dell’Odissea, ma in tutt’altra categoria dell’umano sentire, che con la letteratura non ha niente a che fare. L’iniziale sospensione volontaria dello scetticismo è invece la porta indispensabile per consentire all’ignoto o all’assurdo, veicolati dall’affabulazione, di ritagliarsi un posto fra le nostre certezze. Questo posto va a collocarsi non nella nostra razionalità, che non ne viene scalfita, bensì nella nostra emotività, cioè a un livello ben più profondo. Madame du Deffand, alla domanda “Lei crede nei fantasmi?”, com’è noto rispose: “No, ma ne ho paura”. Non è semplicemente una battuta, bensì la precisa definizione dei due livelli d’atteggiamento che si hanno dinanzi al fantastico. Il fatto che la ragione non creda, non limita la portata dell’impatto emotivo, semplicemente perché l’emozione non passa attraverso la ragione. Il veicolo delle emozioni sono i simboli, e il loro impatto supera la cesura del razionale perché s’incide nel substrato della mente inconscia. In questo senso, la “volontaria sospensione dell’incredulità” invocata da Coleridge significa semplicemente disporsi ad accogliere il simbolo senza alcun rifiuto aprioristico. In altre parole, nulla più che cominciare a leggere senza interrompersi dopo le prime frasi dicendo “Tutte sciocchezze!”, ma continuare essendo consapevoli che non si ha a che fare con un resoconto di fatti veri o fittizi, bensì con un’invenzione allo stato puro. Una volta, durante un convegno su Lovecraft, mi chiesero quale fosse secondo me il suo racconto più terrificante. Risposi che non era un racconto, bensì la seguente frase, trovata sul suo taccuino d’appunti: “Una tetra, antichissima casa nel quartiere in collina. Sembra in agguato nella notte, e attira gli incauti. Finestre nere. Un orrore innominabile. Un tocco gelido e una voce… il benvenuto dei morti”. Non c’è bisogno né di una trama, né di personaggi, né di una precisa atmosfera per procurare un brivido lungo la schiena: la semplice sequenza di simboli (l’antico, il nero, la notte, il gelo, la morte…) lavorano da soli, senza bisogno di alcuna elaborazione razionale da parte nostra. Per tornare alla sua domanda iniziale, se questi simboli ci vengono somministrati non semplicemente attraverso la lettura, ma mediante esibizioni più complesse, non vedo perché dovrebbero funzionare di meno. Sempre che siano offerti in modo efficace e suggestivo, e non puerile o grottesco. Ma  questo vale anche per la lettura, e non soltanto per il cinema o altri media complessi.

(Sebastiano Fusco)

Degustatori di Libri

Standard

Come si fa a descrivere l’odore di un libro?
Potrei aprire il vecchio Terzani che ho sulla scrivania, metterci il naso sopra
e dire che ha sentori di cantina, note di muschio e il distinto profumo dell’erba appena tagliata,
fingere di essere bravo come un degustatore di vini.
Un libro appena stampato, un novello, ad esempio, può avere un odore sgradevole: quasi di colla e un
po’ di vernice, che fa girare la testa.
Forse lì fuori c’è un’intera comunità segreta che si fa chiamare I Degustatori di Libri. Ma è solo
un’altra teoria della cospirazione.
Uno studio scientifico sostiene che ci innamoriamo basando la nostra scelta prima di tutto
sull’odore del partner.
E se l’odore influenza le nostre scelte romantiche, può influenzare anche la critica e le recensioni?
Forse l’ingrediente segreto di un libro è proprio quello.
Questo testo non sarebbe più convincente
se sapesse di vaniglia?

A.Oliviero

libri

Frase del Giorno

Standard

Anche l’amore ha un grado di purezza, non supera il 49%. Il resto è formato da un minerale granitico e poroso, chiamato sesso. Noi siamo cercatori d’amore che passano la vita a setacciare il fiume in cerca della pepita più pura. Invecchiamo sulle rive. Quando non ce la facciamo più a stare in ginocchio ci pieghiamo e cadiamo. Il bordo cede, il fango si diluisce, teniamo stretto il crivello tra le mani, forse al largo troviamo la grande pepita bianca. Meglio tardi che mai. La corrente ci trascina e l’acqua lontana appare più limpida. Riusciamo finalmente a vedere il fondo e sorridiamo. Abbiamo la nostra risposta. Che l’oro, in quel fiume, non c’è mai stato. Siamo contenti, ridiamo degli altri che stanno ancora cercando e ce ne andiamo. Qualcuno sulla riva piange. È solo questione di tempo prima che lo scopra anche lui.

tumblr_m0hjmwDcnV1rq8sweo1_500

IL MAESTRO IL TERRORISTA IL TERRONE

Standard

Image

De Cataldo, già autore di Romanzo Criminale, ha scritto un libro agile e fulminante, pericolosamente attuale. Se pensate di comprare un altro di quei barbosi saggi sul Risorgimento vi sbagliate. Questo libro non c’entra nulla con i Centocinquant’anni dell’Unità che i supermercati festeggiano con i mega-sconti. È una storia di ideali, se volete. Se vi piace, chiamatela pure una storia di rivoluzionari.

È il racconto di tre “matti”. Tre geniali e folgoranti “matti” che avevano deciso di avere il controllo sulle proprie vite piuttosto che lasciarle in comodato d’uso al destino. Geniali, folgoranti e, per dirla come l’autore, terroristi. De Cataldo docet quando scrive che la nostra rivoluzione, al pari di tutte le lotte di liberazione nazionale, è stata anche una lotta fatta di sangue, opportunismo, tradimento e terrorismo. Pensate a Mazzini, pensate al monumento che gli abbiamo costruito a Roma: la statua di un vecchio gracile e barbuto, appollaiato su un trono di marmo. Lui, che tutta la vita ha pensato a come rovesciarli, i troni. L’uomo più ricercato d’Europa, il Bin Laden del Risorgimento, un ribelle che sabotava regni, il latitante avvolto da nere leggende che lo volevano satanista e luciferino. Mazzini, quella statua, la prenderebbe a colpi di martello.
E Orsini? Se vi capita di camminare in via Felice Orsini, ricordatevi dei dodici morti e dei centocinquanta feriti che le sue bombe al mercurio hanno mietuto come falci. E Pisacane? Se non fosse stato per il vecchio adagio: “eran trecento eran giovani e forti e sono morti”, Pisacane sarebbe stato ricordato solo come un bizzarro cognome. Invece era un’avanguardista dell’amore libero che cercò di infiammare la rivolta negli animi del Sud. Ma il Sud era umido e ostile, come un fungo velenoso messo a bollire per cena.
Mazzini morirà latitante, Orsini decapitato, Pisacane suicida.
Vivere nuoce gravemente alla vita? Dopo questa lettura avrete voglia di consumarla, la vita. Come un cappotto che ti piace troppo e lo indossi sempre, fino a che non si strappa: il Maestro, il Terrorista e il Terrone hanno vissuto in questo modo. E De Cataldo ha narrato le loro vite a un ritmo impetuoso, così come scorrevano durante quegli anni.
È vero, a volte la storia edulcora i fatti come un dolcificante per caffè, ma i documenti resistono. Nel 1857, a proposito della situazione politica in Italia, Mazzini scrisse: “Senza una bella tempesta che spazzi via tutto non c’è speranza. L’aria è inquinata. Le parole hanno perso il loro significato. Si è perduta ogni regola di veridicità e di morale politica.” Vi ricorda qualcosa?

Alessandro Oliviero

WHIMPUS

Standard

Image

Elizabeth fece la prima mossa. Una calma colossale le era calata dentro e aveva cristallizzato ogni pensiero e sensazione in un piano ben elaborato.

Adesso non doveva fallire. Comprese con perfetta chiarezza che tutte le sue estreme speranze di felicità, la sua vita e quella dei suoi cari, dipendevano dall’immediato sforzo delle sue risorse fisiche e mentali. Quella fiera abissale la disgustava, il suo disprezzo era fisico e spirituale, ma non doveva vacillare nell’attuazione del suo piano. Accanto a lei, poggiato sulla sedia, era disposto un cesto di vimini. Lo raccolse e ne alzò il coperchio mentre faceva un passo avanti.

La whimpus, che fino a quel momento era stata congelata dal terrore, alzò le mani artigliate sulla testa; sembrava come se fosse in grado leggere le intenzioni dell’avversaria.

Sibilò leggermente. I suoi occhi di pesce erano coperti da una grigia patina di paura. Cercò di dimenarsi all’indietro mentre Elizabeth avanzava, finché i suoi artigli non toccarono il muro. Allora fece una pausa, e, digrignando i denti, scoperti gli artigli, decise di aspettare l’attacco.

Ma la ragazza, tuttavia, non esitò. Avanzò con coraggio e chinandosi tentò di intrappolare la creatura nella cesta da pranzo. La whimpus, sibilando, sgusciò di lato e fuggì.

Per la seconda volta Elizabeth provò di nuovo a metterla in gabbia; e questa volta i denti aguzzi della whimpus le si infilarono per un momento dentro al braccio.

A quel punto una furia cieca si impadronì Elizabeth. Appena il dolore cominciò a espandersi, la sua mano sinistra cercò la gola del nemico e la trovò. Cominciò a soffocarle il respiro nella trachea finché la lingua non prese a pendere sulle labbra della creatura come un festone rosso, finché gli occhi quasi non le schizzarono fuori dalla testa. Solo allora la sollevò da terra, tenendola a distanza di sicurezza. Le sue dita, come anelli d’acciaio, circondavano la gola affusolata.

Quando il pallido e squamoso viso della sirena divenne scarlatto e gli occhi iniettati di sangue si capovolsero all’indietro fino a mostrare un colore bianco inquinato da venature rosse e nient’altro, Elizabeth allentò la presa: non aveva intenzione di ucciderla.

Prima doveva servirsene.

CONFESSIONE

Standard

Questo racconto è parte dell’antologia Freaks! pubblicata su questo sito e disponibile per  download a soli 3,99

Image

CONFESSIONE

La natura ha creato gli uomini in modo che possano guardare la morte dritta negli occhi e non avere paura, se hanno dentro tutto ciò di cui hanno bisogno.

La detenzione solitaria non fa orrore ad artisti come me. Fin dalla nascita ero destinato all’isolamento dai miei coetanei. Adesso, all’ombra sinistra della ghigliottina, in una prigione di pietre, separato da tutti i rapporti umani, le mie facoltà non sono mai state così all’erta, le mie percezioni non sono mai state così chiare. Era come se la vita, che già mi scorreva impetuosa nelle vene, avesse raddoppiato la sua intensità con l’avvicinarsi della Morte e si ergesse sotto forma di schiumose onde di ispirazione, sussurrando il suo immortale messaggio nelle mie orecchie.

Finora mi ero dilettato in un breve memorandum dei miei svariati crimini. Ora sentivo l’obbligo di avanzare a una forma artistica più completa. Avevo confessato a me stesso, adesso sentivo l’incombente bisogno di confessare agli altri. De Quincy aveva scritto le sue confessioni, il Marchese de Sade anche, Rousseau e dozzine di altri pure. Perché Emile Parnell non doveva seguire il loro esempio?

Convinsi il mio carceriere a darmi carta e penna. Successivamente contattai un noto editore che fu estasiato dall’idea di vendere al mondo la confessione di un assassino così famoso. In una cortese lettera traboccante di espressioni di stima e considerazione, quest’uomo di cultura espresse tutto il suo entusiasmo alla prospettiva di stampare le mie memorie, e tutto il suo dolore all’idea che non sarei stato vivo per condividere con lui i ricchi guadagni che ne sarebbero di certo seguiti.

Da giovane facevo il giornalista; ora la mia abilità di manipolare le parole ritornava più forte di prima. Le confessioni scivolavano dalla penna con estrema naturalezza e leggerezza. Era la mia suprema soddisfazione, avrei completato le memorie un giorno prima dell’esecuzione.

La notte scorsa stavo rileggendo i miei sforzi letterari per la terza volta quando la porta della cella si spalancò, svelando la figura del secondino. Un entusiasmo incandescente mi pulsava dentro. Ero orgoglioso di me. Quelle pagine mi sembravano più importanti delle tavole che furono donate a Mosè sulla cima del monte. Ma i miei non erano comandamenti, bensì consigli. E i consigli, al contrario dei comandamenti, sono irresistibili.

CUCINARE IN LAVASTOVIGLIE!

Standard

Image

Nel 2010 Lisa Casali scrisse un libro sulla cucina a impatto (quasi) zero, anticipando alcuni argomenti che avrebbe ripreso in Cucinare in lavastoviglie. Già da allora si era capito che i feticisti del tegame e gli amanti delle fritture non sarebbero andati in brodo di giuggiole per la cucina della Casali.
In effetti, questo è un manuale che per sua natura avrebbe potuto accompagnare qualche bizzarra crociata culinaria, come quella contro la pastasciutta contenuta nel manifesto della cucina futurista.
Ma questo metodo è assolutamente pratico e sicuro, parola di Casali. Il manuale vi spiegherà perché le lavastoviglie non sono tutte uguali, perché la qualità delle materie prime è di fondamentale importanza e il metodo migliore per conservare i cibi. Le tabelle illustrate, le foto e le didascalie non lasceranno margine di errore. Seguite il manuale: diventerete dei virtuosi della cucina in lavastoviglie. Se il metodo riuscirà a coinvolgere uno scarno manipolo di cuochi o crescerà in un vero e proprio esercito della lavastoviglie, ai posteri l’ardua sentenza. Quello che rimane è un manuale curioso e funzionale. Perché tutto è spiegato in maniera molto semplice ma minuziosa, specifica e mai pedante, nulla è lasciato all’immaginazione: i menu sono stagionali e le fotografie fanno venire l’acquolina in bocca. Lavaggio rapido? Approfittatene per una sogliola fagiolini e sesamo o una catalana di crostacei. E quando i piatti sono davvero sporchi ed è il momento di un lavaggio intensivo, concedetevi una finezza: arrosto di coniglio all’uva. O magari preferite la ricetta del vitello sgombrato, fate voi. Certo, non si può cucinare tutto, ma ciò che si può cucinare è quello che serve per un’alimentazione sana, sembra essere il motto del libro.
Grazie alla rivalutazione della lavastoviglie sarete in grado di regolare la cottura dei vostri cibi secondo le marziali regole dell’haute cuisine, risparmierete tempo e, a quanto pare, anche denaro. Perché si salva energia, si risparmia acqua… insomma, sembra essere una bella soluzione a molti problemi. Anche a una serata noiosa, alla mancanza di idee brillanti quando invitate un ragazzo a cena. Non è detto che funzioni, ma una cosa è certa: quando spalancherete la lavastoviglie tirando fuori il secondo lascerete il vostro invitato a bocca aperta: “La cena è servita!” E a fine lettura sarete tutti cotti a puntino.

Alessandro Oliviero

Se volete comprare il libro:

http://www.ibs.it/code/9788858004340/casali-lisa/cucinare-lavastoviglie-gusto.html