QUESTO RACCONTO SI CHIAMA PER UN PUGNO DI BRICIOLE                                                                                                               

Standard

                                

Tutto è cominciato un giorno di febbraio che adesso non esiste più.

Era venerdì 13.

La prima scatola di cioccolatini cadde dal cielo in modo praticamente inesorabile, colpendo in piena tempia la mia vicina di casa, la signora Senzanome. Tra il sangue, il corpo immobile e disgustosi frammenti grigi, erano sparsi anche alcuni Gianduiotti, Ferrero Rocher e Pocket Coffee.

Eppure, all’inizio, nessuno sospettò dell’incidente. Al giorno d’oggi ne precipitano di cose dal cielo, è chiaro, tutti ne hanno sentito parlare: blocchi di ghiaccio, escrementi, liquido seminale, astronavi aliene, palloni meteorologici, mongolfiere, sacchi di immondizia; insomma, come poteva fare notizia Senzanome, il suo cervello spaccato e i suoi commerciali cioccolatini? Anzi, a qualcuno la cosa diede molto fastidio e dissero che la mia vicina di casa, in fondo, era sempre stata una grande esibizionista. A cominciare da quell’enorme finestra a vetro (un vetro molto trasparente) che affacciava a lato strada e che si trovava di fianco alla porta del suo bagno, proprio vicino alla doccia. Altri, invece, pensarono che si trattasse di un suicidio. Perché la traiettoria del corpo dolce era stata troppo precisa, la caduta di spigolo troppo perfetta, insomma, si gridò alla truffa, al raggiro, e dopo il funerale i parenti della signora ricevettero una visita molto scortese dai maggiori produttori di cioccolatini. Chiesero due valigie di monete d’oro per la disgustosa pubblicità procurata alla loro merce. Insomma, fu una vera catastrofe. Il figlio era impazzito e parlava da solo.

”Mamma, perché ci hai fatto questo, non ci hai lasciato niente! Maledetta esibizionista stronza.”

Dico la verità: non passò neanche un giorno e già l’idiota di turno aveva replicato la scena. Con la complicità di un amico aveva fatto cadere una pesante confezione maxi di Nesquik dal quinto piano di un palazzo direttamente sulla sua zucca da zuccone, ma non gli riuscì di morire. Meglio, gli riuscì di farsi ricoverare prima in ospedale e poi successivamente in un manicomio fuori città, reparto: suicidi inopportuni con l’aggravante dell’imitazione.

Ma fu solo la prima vittima della follia iniziata dalla signora Senzanome, perché ce ne furono altre. E poi altre e altre ancora.

L’ospedale ne aveva pieni i reparti di tutte le persone che ricoverava per traumi cranici e fratture dell’osso occipitale, il caso più strano riguardava un ragazzo di Pavia che aveva provato a caricare la pistola del padre con un Raffaello al cocco. Le esplosioni di gusto si diffondevano con una velocità  terribile, ma presto ci rendemmo conto che era solo la punta dell’iceberg.

Di scatole ne cadevano davvero, e non sempre erano suicidi o tentati suicidi, si trattava anche di accettare l’ipotesi che si trattasse di omicidi.

Chi, quale perversa mente potrebbe uccidere così? Tutti, lentamente, si convinsero che una sorta di fenomeno collettivo allungava suoi tentacoli su tutta la Terra.

Un giorno fui svegliato da un rumore insistente, qualcosa che batteva sul tetto e non voleva smettere.

Guai a me, non dovevo aprire le finestre, non avrei mai dovuto farlo.

Piovevano scatole di cioccolatini dal cielo.

“Non è un maniaco.” Disse qualcuno.

“Sono migliaia di maniaci!” Azzardò un coglione.

Chi cazzo ci bombarda con delle scatole di dolci!

E poi accadde l’inevitabile.

Adesso non stiamo a dire che tutti, in fondo, lo sapevano. In seguito, quando la popolazione venne ridotta in schiavitù e diventammo tutti uguali, qualche gran capo e signore della guerra, in catene, confessò.

“Qualcosa si sapeva, come per gli UFO, solo che quelli li abbiamo inventati noi in un attacco di creatività mescalinica, questa cosa invece è vera”

Le compagnie aeree smisero di preoccuparsi dei fallimenti perché gran parte degli aeromobili furono abbattuti in quello che è già ricordato come Il dolce attacco del febbraio che non esiste più ma che se fosse esistito ancora non avremmo dovuto inventarci un titolo così lungo.

Tutti quelli che morirono durante il primo bombardamento, ed è un fatto abbastanza noto tra i lavoratori nelle miniere di fango, morirono più che altro a causa della loro idiozia: i ciccioni che provavano a prendere i cioccolatini spiaccicati sull’asfalto venivano centrati da altre scatole, chi cercava di aiutare gli altri o di derubare i cadaveri faceva la stessa fine, così tutti furono costretti a rifugiarsi nelle case e a giocare interminabili partite a monopoli mentre ascoltavano il telegiornale e le ultime notizie.

C’era chi diventava esperto di giochi da tavolo, ping- pong e biliardino.

Finché un giorno tutto smise.

Così, di colpo, dopo soli ventitré giorni?

Una signora se la prese con Dio: “Questa è tutta la punizione che riesci a infliggerci? Allora è vero quello che dicono di te!”

“Perché, cosa dicono?” Fece il solito ingenuo.

La signora, come gran parte degli esseri umani, si sbagliava per due motivi.

1) non era Dio.

2) non era finita.

Il ventitreesimo giorno un faccione fece capolino dietro le nuvole biancastre e il cielo terso, seguito e  riverito dai più timorosi sguardi che il pianeta terra potesse offrire; tutti a naso in su guardavano quest’apparizione pazzesca. Prima il bombardamento e adesso quel faccione enorme e barbuto e burlone di un uomo che indossava un ridicolo cappello viola sulla testa.

“È Dio!” Urlò la signora.

“Dio ha un cappello viola? Mi sembra un po’…”

“In effetti è ambiguo…”

I commenti si interruppero improvvisamente.

Fu allora che dall’alto, con la bocca spalancata e terribile, il simpatico abitante delle nuvole emise un suono profondo e caldo, una sonora risata. L’alito raggiunse, con un pizzico di malizia, anche noi che eravamo a terra.

“Siete troppo… mi avete fatto ridere, bravi!”

L’onnipotente si rotolò come un bambino, mostrando il resto del suo corpo vecchio e avvizzito e una tunica lunga che non tratteneva neanche i genitali appesi.

“Sei Diooo?” Urlarono dal basso.

Nessuna risposta.

“Sei Diooo?” Urlarono ancora.

Niente.

“Sei Diooo?”

“Chi cazzo è Diooo?” Rispose il vegliardo.

Le vecchie si scambiarono qualche occhiata. Anche i giovani. E poi tutti concordarono:

“No, decisamente non è Diooo.”

Allora chi è?

“Io abito qui di sopra, sul soppalco, non lo sapevate?”

“No, veramente no. Perché, c’è un soppalco lì sopra?” Era il sindaco che parlava. Unico sopravvissuto della sua famiglia dopo che la moglie cicciona era morta nel tentativo di raccogliere più cioccolatini possibili ed era stata beccata in pieno da una scatola di Baci.

Il vecchio si fece una grassa risata, unta come un litro di olio di balena, poi ruttò un arcobaleno.

“Vi è piaciuta la pioggia di cioccolatini, bella vero? Sono stato anni a pensare come organizzare un attacco così divertente.

Ci fu un coro di voci.

“Buuuu!Buuuu! Allora è stato lui!”

Il coro di voci.

“Ma certo, vivo da secoli qui, sul soppalco che ho costruito. Sono io che rutto arcobaleni, che provoco la pioggia, che vado di corpo e grandina. Non vi dico la neve…”

“Adesso cosa ne farai di noi?” Ormai lo stupore  non esisteva più, solo una grande curiosità, anche se in effetti nessuno poteva ancora crederci del tutto.

“Oh, che impazienti che siete! Va bene, va bene, facciamo le cose di fretta, forza!” Tuonò il nostro nemico.

All’improvviso la terra cominciò a tremare. Molte vecchie, dopo aver giunto le mani in preghiera, cominciarono a muovere le labbra avvizzite e sudice mormorando l’ultimo rosario del mondo. Eravamo pronti a tutto: anche un terremoto biblico che avrebbe spaccato la terra e che ci avrebbe fatto cadere tra le braccia di un mostro dell’inferno che come hobby succhiava la spina dorsale ai dannati.

Invece dalla terrà uscì fuori qualcosa di grosso, di enormemente grosso e nero, provvisto di zampe lunghe e antenne pelose.

“Formiche giganti!”

Il panico spinse gli uomini a scappare come insetti e la paura, invece, eccitò gli insetti, che cominciarono a inseguire gli uomini. La contagiosa risata del vecchio sul soppalco continuava a tuonare.

Soppalco? Perché, esiste un soppalco?

Rimasi immobile e una formica mi spruzzò dell’acido sui vestiti in una mossa grottesca. Inclinò la coda e polverizzò nell’aria frizzante di primavera una nube opaca dall’odore pungente.

La t-shirt dei Taking Back Sunday mi si incenerì sulla pelle. Mal comune mezzo gaudio, a qualcuno era andata peggio. Molti erano a terra senza faccia, il volto arrotolato dall’acido, zucche di halloween sbatacchiate nella centrifuga di una lavatrice silenziosa. Una formica nerissima, muscolosa e scatenata, colpì una vecchia che stava pregando, la colpì sul naso con una zampata feroce, poi si accovacciò su di lei e cominciò a prenderla a pugni: una volta, due volte, tre volte. Finché la lingua rossa della nonna bigotta iniziò a ciondolare fuori dalla bocca semiaperta come un festone di carnevale.

“Andate formiche,andate!”

“Ma chi sei? Cosa sei?” Gridò un agile cross-dresser che si era liberato con due colpi di tacco a spillo dagli insetti che lo prendevano a morsi.

“Io? Io sono un mago, un mago, un mago!”

Quando tutti furono ridotti in schiavitù, la faccenda divenne più chiara. Ma sarebbe stato meglio che non lo fosse stata mai. Quel mago, che mai riuscirà a starmi completamente antipatico, era sceso a patti con le formiche, secoli fa.

“Formichine mie, vi regalerò il mondo se in cambio raccoglierete tante piccole briciole per me! Vi renderò enormi e potrete schiacciare quei cosi che affollano la terra!”

Avete capito benissimo, le briciole. Come, non lo sapete? Le briciole delle formiche contengono l’elisir di lunga vita, la formula dell’immortalità, ma dai, non ditemi che non ci avevate mai pensato o che non le avete mai assaggiate. Non posso darvi torto, dopotutto nessuno poteva saperlo prima di adesso, che poi è troppo tardi.

Adesso è sempre troppo tardi.

Oggi, a distanza di un mese, lavoriamo tutti in giganteschi cunicoli sotterranei, tenuti  d’occhio dalle formiche giganti che adesso dominano il mondo. Qualche politico furbone aveva tentato di fare accordi con il mago. Ma il mago non è Diooo e non è buono con chi si pente. Così a questi  traditori che avevano chiesto di allearsi con lui, rispose colpendoli al volto con delle pesanti scatole di cioccolatini, poi ci pisciò sopra.

“Io lo sapevo, ma mi avevano imposto il silenzio!” Gridò un astronauta molto sfortunato che veniva sodomizzato con quotidiana costanza da una formica guardiana particolarmente violenta e spietata, di nome Ciribit. “L’avessi detto prima! Dallo spazio riuscivamo a leggere i codici che le formiche disegnavano con il loro acido, ma non potevo dirlo, io l’avrei voluto fare…”

“Ma sta’ zitto! “ Lo sgridavano gli altri tra le picconate e il sudore, nella miniera di fango. Allora Ciribit, finalmente tranquillo, faceva su e giù con le antenne per dare il tempo e continuava a stuprare l’astronauta nel sacrosanto silenzio che la situazione richiedeva.

Avete mai visto le interminabili file di strisce nere che le formiche lasciano sui pavimenti con il loro acido? No. Non lo sapete neanche che le formiche spruzzano acido; bene, come avevano previsto, tutto alla perfezione.

Scrivevano codici d’attacco per il mago che vive sul soppalco, strategie, mappe; tutto era programmato dal grande buontempone e dagli insetti più schiacciati dai bambini. Adesso la Regina delle Formiche ha un intero allevamento di mocciosi in catene. Che ogni tanto si diverte a spruzzare sul culetto con un po’ di acido. Perché questi bambini di oggi sono davvero terribili.

Il mago vive all’infinito strofinandosi sulle nuvole rosse del tramonto, che, come tutti i maghi sanno, sono le più morbide tra quelle che affollano il cielo. Le formiche dominano la terra e noi siamo lì sotto a lavorare.

E c’è ancora qualcuno che dice: secondo me la signora Senzanome se l’è buttata da sola quella scatola di cioccolatini in testa!

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...