L’uomo dei sogni

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Una notizia interessante che ho trovato in italiano sulla Stampa mi fa pensare a un racconto che ho scritto quando avevo 16 anni, si intitola il parco giochi e sono andato a riesumarlo dalle profondità della terra fredda e negra solo per ctrl alt write

si intitola

IL PARCO GIOCHI

il parco giochi

Non avrebbe mai creduto di poterlo fare.Non capita certo tutti i giorni di poter incontrare coscientemente l’uomo con il cappello.
E non solo, i baffi arricciati e un elegante vestito verdognolo che rendeva la sua figura così evidente per tutti.

Nessuno, dico, nessuno sapeva chi era, ma tutti lo sognavano.

E vi giuro che lui era sempre lì, in ogni sogno.

Se sognavi di cadere, lui era quello che ti osservava sornione dall’orlo del precipizio, e se volavi, lui dal basso giocava a palla o faceva bisboccia con i suoi compagni onirici. E ancora e ancora, in un modo o nell’altro sempre lì.
Ad aspettarti.

Quasi avesse bisogno di te.

Il passo frettoloso, il sudore dai capelli sulla fronte, gli occhi pieni di gioia.Essere cosciente nei propri sogni era stata un’utopia fino a quel momento, nessuno poteva controllare il mondo onirico. Lui avrebbe potuto.Aveva raggiunto appena il Centro Sperimentale quando milioni di assurde domande presero vita nella sua testa, impugnarono un martello, e cominciarono a colpire, più forte, colpite, colpite, non andare! No!

“Come si sente?”

La voce rassicurante del medico.

“Un gran mal di testa!”

“Rimandiamo a domani, allora?”

“No, è solo l’emozione, procedete!” Non voleva  rimandare di un solo secondo il suo appuntamento con l’habitué di tutte le menti dormienti.

“Prima di cominciare vorrei ricordarle che si assume la responsabilità di ogni incidente, uhm, o danno celebrale momentaneo, permanente…”

“Sono pronto.”

“Si annoti tutto, vogliamo sapere chi è, da dove viene e cosa vuole, ok ?” Era serio mentre parlava.

E chi poteva mai essere, era un archetipo della mente! Era stato creato dal loro cervello! Era stupido forse lo studioso? Perché faceva quelle domande, cosa sospettava?

“Certo, certo, stia tranquillo, non tema…”

Si era addormentato.

Nella sua mente balzarono audaci le parole che la mamma gli diceva quando era piccolo:

Non avere mai paura di quello che ti circonda, il vero male non lo porteranno le persone da questo mondo

Adesso parlava il suo amico.

Sempre a dormire, ma quando ti svegli? Fa male dormire troppo, sai?

La sua ragazza diceva lo stesso.

Poi aprì gli occhi.

Niente era meglio di un parco cittadino. Verde tutto intorno, panchine incandescenti per il sole impietoso, giovani stesi sul prato, vecchi e bambini facevano volare in alto i loro aquiloni. Nessuno scenario migliore, più adatto all’incontro del secolo, del millennio, della vita.

Certo, i giovani, i vecchi, i bambini, e… l’uomo con il cappello.

Stava di spalle, forse guardava gli aquiloni.

L’argonauta dei sogni mosse allora un piede nella soffice erba, si avvicinava, stranamente ci riusciva, nessuno era mai riuscito ad avvicinarsi all’uomo con il cappello.

Cinque metri dalla sua schiena, due metri, uno… Alzò il braccio, poi tese l’indice per picchiargli sulla spalla, come farebbe un bambino che chiama un adulto per giocare oppure per domandare le regole della vita, perché il cielo è azzurro, perché gli uccelli volano.

L’uomo con il cappello si girò e gli chiese “Perché sei qui?”

Una domanda che lo interruppe e lo spaventò.

“Caro signore, io sono qui perché, questo è il mio sogno…” Era impreparato, ma non doveva fare lui le domande?

“Come hai fatto ad avvicinarti, dimmelo!”

“Sto utilizzando uno strumento sperimentale che mi permette di essere cosciente nei sogni e…”

“Perché lo stai facendo?”

Devi stare calmo, è solo un’ invenzione della tua mente, una paura, fantasia, un archetipo, nient’altro.

“Volevamo incontrarla, signore. La vediamo sempre nei sogni ma non riusciamo mai a parlarle.”

Si rese conto che stava discutendo con la più grande incognita della sua umanità, ed ebbe deferenza, quasi adorazione.

Come era alto l’uomo con il cappello! Lo superava  di almeno venti centimetri ed aveva negli occhi il nero che potresti vedere solo osservando la pece infernale, gli occhi del sognatore erano laghi blu di montagna.

“Parlare con me?” L’uomo con il cappello alzò il tono della voce.

Lo udirono tutte le persone intorno, e caddero gli aquiloni, il sole si rifugiò pauroso fra le nuvole, i giovani smisero di fare l’amore sull’erba.

“Certo, quello che sto facendo ora, capisce?”

Perché urlava, era arrabbiato?

“Continuate a divertirvi,  nessuno si distragga, divertitevi!”

L’uomo con il cappello era rivolto alla folla che si era creata intorno.

Il sognatore cercò di assecondarlo.

“Sì, andate, Forza! Divertitevi, e fate come se nulla fosse, stiamo solo parlando! Eheheh!”

La pece si asciugò lasciando scoperte due orbite nere.

“Demente, gli ordini qui li do io! Capito?!”

L’argonauta solitario era stanco, non gli rimaneva molto tempo, si sarebbe potuto svegliare da un momento all’altro. Doveva chiederlo adesso.

“Va bene, sono stato pacato e composto, finora, ma adesso andiamo alla questione…”

Una bambina avvicinò l’uomo con il cappello, maleducato habitué dei sogni di tutte le persone.

“Dove posso prendere i biglietti per le giostre?”

Lui si infilò le mani nella tasca destra e tirò fuori due pezzi di carta colorati.

“Ecco a te, e stai attenta!”

“Allora è burbero solo con me?” Rise il sognatore.

“Va via!” Fu la risposta.

“No, adesso lei mi dice chi è, e perché da ordini ai personaggi dei miei sogni!”

“Cosa è tuo qui? Niente, il sogno forse! Nient’altro…”

“Ma che stupidaggini? Qui è tutto mio,” disse il sognatore “anche tu! Sei solo un archetipo, un ricordo ancestrale, volevo che mi rivelassi la tua identità, ma vedo che non sei molto aperto al dialogo.”

Ora i crateri rimasti scoperti eruttarono lava molle e letale con grande forza. I suoi occhi erano fuoco. La sua voce diventò potentissima, oltre ogni suono umanamente udibile, una violenza sonora.

“Ora basta, Via! Sarete rimborsati al più presto! devo parlare con il proprietario del parco!”

Tutti obbedirono.

“Parco, ma di cosa parli? dimmi subito chi sei altrimenti ti cancello dal sogno.”

Un sorriso diabolico, poi la bocca putrescente del suo interlocutore si spalancò e dalla cavità vennero fuori le parole.

“Non hai capito, non puoi cancellarmi, io non sono tuo, e neanche gli altri . Tu sei mio!”

“Allora chi saresti?” Il sognatore cercò di essere spavaldo ma aveva paura, cominciò a sentirsi un ospite. La cosa più intima che aveva non gli apparteneva, non era sua.

“Sai, la gente paga per avere emozioni, c’è chi vuole stare  in tranquillo in un parco, e chi cerca luoghi da incubo…”

“Ma cosa?” Aveva timore di quello che avrebbe potuto dirgli, adesso.

Il voyeur dei sogni continuò sempre con la bocca spalancata, non muoveva le labbra, le parole provenivano dalle sue interiora.

“I vostri sogni sono l’ideale, scenari, ambientazioni, mi rendono ricco, lo sai?”

Il mefistofelico guardone delle menti rovesciò gli occhi dentro la testa.

“No, è un incubo! Lo so, adesso mi do un bel pizzicotto e mi risveglio…”

“Te lo do io il pizzicotto, ahaha!”

L’uomo con il cappello alzò la mano che era diventata un artiglio unico, sanguinolento.

“No, non toccarmi!”

Poi osservò meglio. Vide il colore verde, non era un vestito ma la sua pelle, i baffi ossei, le corna arricciate, il cappello non era un cappello ma il suo cranio deforme.

“Un incubo, solo un incubo!” Cercava di autoconvincersi.

“Adesso che ne dici se ti inizi a divertire anche tu?”

Aprì un abisso inverminito, che era la sua gola, dalla quale spuntavano marcescenti denti neri.

“Un incubo, un incubo!”

Sentì le parole di sua madre e quelle dell’amico. Si fusero in una sola voce.

Il vero male non lo porteranno le persone dal nostro mondo, non avere mai paura di quello che ti circonda.

Sempre a dormire! Ma quando ti svegli? Fa male dormire troppo, sai?

La sua ragazza diceva lo stesso.

Non riuscì mai più a svegliarsi.

 I ricercatori non tentarono un altro esperimento del genere.

L’ente militare che li finanziava aveva monitorato il sogno e aveva deciso di rinunciare, poiché nessuno, sapendo di andare incontro alla morte, si sarebbe offerto volontario per un’altra missione. Sapevano della creatura, ma non ne avevano parlato con nessuno.

MOLTO IMPORTANTE!

Se, quando vi capiterà di sognare, vedrete l’uomo con il cappello, non abbiatene paura, è innocuo. Sempre se non lo avvicinate.

E se nel vostro sogno noterete per caso un uomo più basso di lui di venti centimetri, con occhi profondi e blu, non disturbatelo, è impegnato. Cerca di far volare il suo aquilone.

alessandro oliviero

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