L’ora di religione

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ora di religione

La mia generazione odia la religione, odia l’ora di religione e gli insegnanti di religione.

Per noi la religione è la causa di tutte le guerre.

Allah è il grido di battaglia di una setta di assassini idioti, la croce è il simbolo demente e micidiale che per secoli ha oppresso conoscenza  e sapienti.

Se chiedete a quelli più piccoli, invece, preparatevi ad avere i brividi, per loro Gesù è ‘lo zombie ebreo venuto dal cielo che può farti vivere per sempre.’

L’insegnamento della religione nelle scuole ha completamente cancellato la coscienza religiosa dei suoi discepoli, l’ha fatta sembrare una cosa superflua, mentre era invece fondamentale. Quell’unica ora alla settimana, derisa, umiliata e sputtanata avrebbe potuto salvare più di una generazione, e invece l’ha condannata a una schiavitù culturale pesantissima.

Quell’unica ora avrebbe potuto avere un impatto enorme sul futuro della nostra nazione, ma presentata male e amministrata peggio ha fatto in modo che il suo insegnamento diventasse ridicolo e i suoi insegnanti pagliacci.

L’ora di religione non ha avuto senso, è stato come fare storia leggendo solo il capitolo sulla roma imperiale, come stare un anno sulla fotosintesi clorofilliana. Se invece di spendere tempo a parlare di religione cattolica avessero speso tempo a parlare di storia delle religioni sarebbe bastato un solo libro di Eliade Mircea e adesso la mia generazione non si ritroverebbe a pendere dalle labbra di Zeitgeist per avere un risposta sull’esperienza religiosa. Salta fuori, alla fine, che Gesù e Horus sono la stessa cosa e il cristianesimo è la copia della mitologia egizia, fonte youtube.

E la mia generazione è pronta a credere a tutto, perché non crede più in niente. Per colpa di quell’unica, piccola ora di religione: il Diavolo si nasconde nei dettagli.

Vedete, non è la religione la causa di tutto questo terrore, anche se un’analisi superficiale di causa effetto porta a queste conclusioni. è il modo in cui l’uomo interpreta la religione, e la utilizza per scopi che con il sacro non hanno a che vedere niente.

E non basta recuperare palla in contropiede con il papa dei selfie e la suora cantante su italia got talent. L’esperienza del sacro non è basata sulle iscrizioni e sull’audience, non è basata sullo share e sui mi piace, non è una gara a chi urla di più, a chi prende la nota più alta.

Dio continua a esistere, anche senza i suoi fedeli.

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