Sono Da Orione

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piccolo teaser di un racconto che verrà presto pubblicato per la casa editrice più oscura della seconda decade del Duemila

da orione

Da Orione

Loro sono da Orione. Io ne sono sicuro, non ho bisogno di alcun riscontro scientifico a questa certezza. anche perché la scienza non spiega l’intuito e il mio intuito mi dice che loro sono da Orione.

Tutto è cominciato stamattina quando mi è passato davanti un furgone mentre attraversavo la strada e sopra la fiancata c’era la scritta Orione, allora nella mia testa è partito il flashback: una settimana fa avevo visto lo stesso furgone fermo in un parcheggio e sul fianco qualcuno aveva messo la serigrafia di una nebulosa, un accumulo rosso sangue di polvere spaziale, meteore rose in fumosi labirinti siderali e frattaglie frattali e io mi ero chiesto quale tenera e terribile creatura potrebbe trovare comodo abitare un tale mondo rosso sangue e demoniaco, a quale aberrante leggenda sotterranea potrebbe agitare il cuore un paesaggio del genere, chi diavolo è che chiama casa quella macchia di rovi fantascientifica. Avevo capito che qualcosa poteva essere, ma non lo davo per scontato, poteva essere, qualcuno o qualcosa. Tuttavia non ne ero sicuro.

Mai quanto adesso comunque, visto che adesso ne ho la certezza: loro sono da Orione.

E sono venuti per amore della scienza, per farci le pulci sulle nostra umanità deragliante e malinconica, ogni tanto sono spaventati ma continuano a osservare, a spizzicare, sfiorare, leccare, perché loro sono di Orione e hanno fatto un lungo viaggio per arrivare qui e non se ne andranno prima di aver scoperto il perché.
Sono sicuro di aver riconosciuto uno di loro, oggi, nella metro. Una vecchia con gli occhi molto vicini come una piccola scimmia antropomorfa, il naso lungo e arricciato, la bocca piccola e dei capelli bianchi, ma si vedeva che erano finti, una parrucca messa lì, per camuffare il cranio, era seduta davanti a me quando ho alzato la testa e l’ho sorpresa che mi stava osservando, e quando ha incrociato il mio sguardo ho visto dentro i suoi occhi il terrore, lei mi guardava con il terrore dell’incognita, io ero nuovo, io ero incognito e lei, forse, era il primo viaggio che faceva sulla Terra, e anche se aveva superato un periodo di training duro sui campi di addestramento del suo pianeta nulla di quelle 387 ore di addestramento poteva prepararla al primo incontro con un essere umano che alzava la testa e la guardava negli occhi, perché lei è di Orione e su Orione nessuno ha gli occhi e quindi è inutile guardare dentro qualcosa che non c’è.

Non era un grandissimo travestimento ma dovevo ammettere che l’idea di inviare esploratori sotto le mentite spoglie di vecchi è una ingegnosa idea, nessuno si mette a fare il curioso con una vecchia, che già i vecchi sono strani, quando sei vecchio la pelle diventa molle, le orecchie si sciolgono, le rughe brr, l’epidermide rigata, insomma, è più facile mimicare in laboratorio la pelle di un vecchio. Poi nessuno si mette a guardare troppo un vecchio, specialmente se è una vecchia, ah! furbastri di Orione, ci hanno studiato proprio bene. E nonostante tutto il fattore umano li prendeva in contropiede, (noi umani, non loro, ovviamente) perché la vecchia dopo il contatto con gli occhi aveva avuto un attacco di paura epilettico, poi si era girata e intorno c’erano altre persone, una ragazza nera con le trecce che guardava un tablet elettronico, (poco più di una tavoletta di argilla per la signora di  Orione) poi si era davvero spaventata quando un uomo in cravatta le si era seduto a fianco e aveva aperto un libro, perché a Orione non leggono, non sanno cosa vuol dire chinarsi e leggere e allora quando l’umanastro ha afferrato quella figura geometrica di foglietti pieni di caratteri minuscoli lei ha avuto un sussulto e si è anche un po’ alzata dalla sedia perché non voleva avere niente a che fare con quella roba e poi i caratteri sul foglio le sembravano formiche nere orrende che inaspettatamente avrebbero potuto muoversi in fila secondo un codice invisibile e inascoltabile e attaccarla, salirle dentro i vestiti, sopra la pelle e poi sotto la pelle che era solo un posticcio travestimento umano e arrivare fino alla vera creatura e quindi fino a Orione senza prendere nessuna astronave, senza piegare lo spazio e far rombare il tempo con un suono quadrato che poi è quello che fanno quelli di Orione quando vengono fino qui, fanno diventare il tempo quadrato e poi lo circoscrivono in un cerchio: è così che si fa in realtà ma c’è ancora chi dice che la geometria è inutile.

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