IL Nuovo Papa e il Ramo D’oro

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Tutti dicono che questo è il papa degli umili, ma è ancora più ricco di me visto che riesce a prendere la metro.

papa in metro

Ieri notte ho visto il primo intervento del papa dalla veranda attrezzata di Piazza S.Pietro e mi è venuto male. Ho pensato che viviamo un’agghiacciante medioevo di teleobiettivi, tende rosse, rituali di morte e rinascita. Che la storia non è mai esistita, gli esseri umani sono incapaci di concepirla: che noi scriviamo solo mitologie. Questa incapacità di produrre storia mi ha annichilito, perché il passato è l’unica certezza che abbiamo di fronte a un futuro che si costruisce davanti ai nostri occhi e un presente che non dura mai più di un battito di mani. Sembra da pazzi, ma ho veramente paura che nonostante le telecamere, i registratori, le fotografie alta definizione con l’otturatore samsung, nulla potrà salvarci dalla tentazione di modificare tutto e trasformare ancora una volta la storia in mitologia. Infatti ci sono Photoshop, AfterEffect, le Gif animate, Final Cut, abbiamo tutti gli strumenti per fare storia ma abbiamo, allo stesso tempo, inventato anche quelli che ci servono per falsarla e farla sprofondare nell’impero del simbolo, di cui noi esseri umani siamo sovrani incontrastati.

Mi è venuto in mente l’ultimo paragrafo del Ramo D’oro, di James Frazer; ve lo faccio leggere, potete trarre le vostre conclusioni.
intanto vi chiedo: siamo ancora quelli del re del bosco?

Ben poco è cambiato questo luogo da quando Diana riceveva l’omaggio dei suoi fedeli nel bosco sacro. Il tempio della dea silvana è scomparso, è vero; il re del bosco non monta più la guardia al ramo d’oro, ma i boschi di Nemi sono ancora verdi e mentre il tramonto a ponente impallidisce sopra di essi ci giunge il suono dell’Angelus delle campane di Roma. Ave Maria! Dolci e solenni giungono i loro rintocchi dalla città lontana e vanno lentamente a morire sulle vaste paludi della campagna romana.
Le roi est mort, vive le roi! Ave Maria!”

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