WHIMPUS

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Elizabeth fece la prima mossa. Una calma colossale le era calata dentro e aveva cristallizzato ogni pensiero e sensazione in un piano ben elaborato.

Adesso non doveva fallire. Comprese con perfetta chiarezza che tutte le sue estreme speranze di felicità, la sua vita e quella dei suoi cari, dipendevano dall’immediato sforzo delle sue risorse fisiche e mentali. Quella fiera abissale la disgustava, il suo disprezzo era fisico e spirituale, ma non doveva vacillare nell’attuazione del suo piano. Accanto a lei, poggiato sulla sedia, era disposto un cesto di vimini. Lo raccolse e ne alzò il coperchio mentre faceva un passo avanti.

La whimpus, che fino a quel momento era stata congelata dal terrore, alzò le mani artigliate sulla testa; sembrava come se fosse in grado leggere le intenzioni dell’avversaria.

Sibilò leggermente. I suoi occhi di pesce erano coperti da una grigia patina di paura. Cercò di dimenarsi all’indietro mentre Elizabeth avanzava, finché i suoi artigli non toccarono il muro. Allora fece una pausa, e, digrignando i denti, scoperti gli artigli, decise di aspettare l’attacco.

Ma la ragazza, tuttavia, non esitò. Avanzò con coraggio e chinandosi tentò di intrappolare la creatura nella cesta da pranzo. La whimpus, sibilando, sgusciò di lato e fuggì.

Per la seconda volta Elizabeth provò di nuovo a metterla in gabbia; e questa volta i denti aguzzi della whimpus le si infilarono per un momento dentro al braccio.

A quel punto una furia cieca si impadronì Elizabeth. Appena il dolore cominciò a espandersi, la sua mano sinistra cercò la gola del nemico e la trovò. Cominciò a soffocarle il respiro nella trachea finché la lingua non prese a pendere sulle labbra della creatura come un festone rosso, finché gli occhi quasi non le schizzarono fuori dalla testa. Solo allora la sollevò da terra, tenendola a distanza di sicurezza. Le sue dita, come anelli d’acciaio, circondavano la gola affusolata.

Quando il pallido e squamoso viso della sirena divenne scarlatto e gli occhi iniettati di sangue si capovolsero all’indietro fino a mostrare un colore bianco inquinato da venature rosse e nient’altro, Elizabeth allentò la presa: non aveva intenzione di ucciderla.

Prima doveva servirsene.

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